In via Amadeo 2 è stata installato un osceno pannello pubblicitario. Le bici del BikeMi più vicine sono a due km circa di distanza. In compenso, abbiamo bellissime pubblicità di auto giapponesi e coreane. Purtroppo è normale, quando lanci un servizio – BikeMi, intendo – con l’intento di farti pubblicità e basta, o per fare scandalo con un’opera d’arte di avanguardia. E’ normale, quando è solo un qualcosa in più (e che finirà a fare pubblicità alle auto), e non un servizio il cui scopo è fare qualcosa in meno, per uscire da questa logica malata del PIL che deve crescere sempre, per diminuire il numero di auto in questa città che più che una città è un parcheggio a cielo aperto di automobili.
Milano
Lettera Aperta a Pierfrancesco Maran
Ciao Pier,
sono appena tornato da qualche giorno di vacanza e non solo a Valencia. Dove…
1) la città vecchia, grande almeno quanto la circonvallazione della 94 a Milano, è quasi tutta pedonale, tutta allo stesso livello, senza marciapiedi e coi pavimenti in marmo. Nelle poche strade dove passano le auto, vige e viene rispettato un limite di 30 km/h.
2) il servizio ValenBisi (BikeMi) funziona ovviamente 24 ore al giorno, e se non proprio ovunque in città, di sicuro vicino alle Università sì. Da noi a Milano, cosa aspettiamo a mettere le bici e togliere le auto parcheggiate sui marciapiedi in Città Studi? La Befana?
3) restringono non i passaggi pedonali, come ho letto con raccapriccio che vuoi fare a Milano, eletto anche con il mio voto, bensì, come ovvio e giusto che sia, la carreggiata per le auto in prossimità delle strisce pedonali, per far rallentare le auto.
4) i controviali della città, fra una corsia e l’altra, non sono luoghi dove abbandonare le automobili come a Milano, che è ormai più una discarica a cielo aperto di automobili che una città, bensì luoghi dove ci sono statue, panchine, parchi giochi per bambini o piste ciclabili.
La domanda, semplice quanto scontata: a Milano invece cosa abbiamo intenzione di fare?
Fallimento 2015
Giri per Milano, quella città disastrata – in mano al Far West delle auto, oltre la soglia massima di inquinamento per un terzo dei giorni dell’anno e con un arredo urbano che fa pena, con pavimentazioni senza un disegno e senza senso, rotaie abbandonate dei tram, pali di ogni tipo, cartelli ovunque, pubblicità esterna invasiva – che l’Assessore al Traffico, l’Assessore alla Cultura e il Sindaco, beati loro, vedono come bellissima, e non capisci: ma in che anni siamo? Zone intere della città, dalla zona uffici di via Pompeo Leoni alla zona Garibaldi con il nuovo tunnel solo per le auto, a via Imbonati, tanto per citare le prime zone che mi vengono in mente, pensate e costruite come se fossimo a Los Angeles, con tutto basato sull’automobile. Ti guardi in giro, e vedi cantieri ovunque. E no, non sono i lavori per Expo 2015, perchè Expo 2015 non si farà. Non ci sono i soldi. Londra 2012 è costata quasi 10 volte quanto avevano preventivato. Per Expo 2015 si parlava di 11 miliardi di Euro. Ora si parla di 2 miliardi. Non prendiamoci in giro. I cantieri sono per appartamenti e uffici, quando Milano è già piena di appartamenti e uffici sfitti. La scena sembra quella di una città e di un Paese usciti non 20 anni fa da Tangentopoli, ma da 40 anni di comunismo o di franchismo, e in pieno miracolo economico. Quello che potevano essere 5 o 10 anni fa Berlino o Varsavia, dove costruivano con i soldi della Germania dell’Ovest, o Barcellona e Madrid, dove costruivano con soldi che non avevano. Come si dice sub-prime – notare la neolingua – in spagnolo? Qui da dove arrivano i soldi? E a chi venderanno, in un Paese con una economia che sta morendo e banche che concedono mutui solo se offri come garanzia un’altra casa di proprietà? Ho sempre pensato a quella bruttura che sarebbe stato Expo 2015 come a Windows Vista. Quando arriva, anzi prima che arrivi, bisogna cambiare sistema operativo. Prima Ubuntu, poi il Mac. E qui, fare le valigie e andarsene.
La Milano “europea”
Non ti fa incazzare questa stronzata, tanto cara negli anni ’80 ai Socialisti e oggi al PD, di una “Milano europea”, di “standard da città europea” etc? E perché, Catania non è una città europea? E Tirana? Cosa vuol dire, esattamente, “europea”? Vuol dire “non provinciale”? Secondo me è proprio il contrario. Vai a dire a uno di Parigi, di Londra, di Barcellona o di Stoccolma che la sua città deve diventare “più europea”, e vedrai che pernacchie ti becchi.
Quindi? Vuol dire città “non italiana”, o “non terrona”? Ammesso e non concesso che sia così, e che abbia senso vantarsi della cosa, si abbia almeno il coraggio di dirlo.
