Giri per Milano, quella città disastrata – in mano al Far West delle auto, oltre la soglia massima di inquinamento per un terzo dei giorni dell’anno e con un arredo urbano che fa pena, con pavimentazioni senza un disegno e senza senso, rotaie abbandonate dei tram, pali di ogni tipo, cartelli ovunque, pubblicità esterna invasiva – che l’Assessore al Traffico, l’Assessore alla Cultura e il Sindaco, beati loro, vedono come bellissima, e non capisci: ma in che anni siamo? Zone intere della città, dalla zona uffici di via Pompeo Leoni alla zona Garibaldi con il nuovo tunnel solo per le auto, a via Imbonati, tanto per citare le prime zone che mi vengono in mente, pensate e costruite come se fossimo a Los Angeles, con tutto basato sull’automobile. Ti guardi in giro, e vedi cantieri ovunque. E no, non sono i lavori per Expo 2015, perchè Expo 2015 non si farà. Non ci sono i soldi. Londra 2012 è costata quasi 10 volte quanto avevano preventivato. Per Expo 2015 si parlava di 11 miliardi di Euro. Ora si parla di 2 miliardi. Non prendiamoci in giro. I cantieri sono per appartamenti e uffici, quando Milano è già piena di appartamenti e uffici sfitti. La scena sembra quella di una città e di un Paese usciti non 20 anni fa da Tangentopoli, ma da 40 anni di comunismo o di franchismo, e in pieno miracolo economico. Quello che potevano essere 5 o 10 anni fa Berlino o Varsavia, dove costruivano con i soldi della Germania dell’Ovest, o Barcellona e Madrid, dove costruivano con soldi che non avevano. Come si dice sub-prime – notare la neolingua – in spagnolo? Qui da dove arrivano i soldi? E a chi venderanno, in un Paese con una economia che sta morendo e banche che concedono mutui solo se offri come garanzia un’altra casa di proprietà? Ho sempre pensato a quella bruttura che sarebbe stato Expo 2015 come a Windows Vista. Quando arriva, anzi prima che arrivi, bisogna cambiare sistema operativo. Prima Ubuntu, poi il Mac. E qui, fare le valigie e andarsene.
