Non è una città per pedoni

E tanto meno per ciclisti, anziani o bambini. Per non parlare, poi, di chi purtroppo è costretto su una sedia a rotelle. Andare in giro a piedi per Milano è deprimente. Spesso non c’è letteralmente spazio sui marciapiedi. Quando vuoi attraversare la strada, guardi non dove ci sono le strisce pedonali, ma dove c’è un buco fra le auto.

No, non dico che è peggio che durante l’amministrazione Moratti. E’ uguale identico.

Milano: cosa facciamo?

Quando hai 100 mila auto parcheggiate sui marciapiedi – o in curva, sulle strisce pedonali, sulle aiuole etc – hai due possibilità e due sole: o aumenti il numero di parcheggi, o diminuisci il numero di auto. Se hai una soluzione “alternativa”, sarà bene che tu venga armato di numeri per convincermi. Se la tua soluzione alternativa è quella del car sharing, mi scuserai ma mi incazzo. E’ vero, si dice che ogni auto del car sharing POTREBBE far sparire fino a 10 auto di cittadini che la usano poco. Ma anche ammesso e non concesso che sia così, servirebbero 10 mila auto del car sharing, non 450.

“La capitale dello sharing”

In campagna elettorale: Milano sarà bellissima, Milano ciclabile, Milano a misura d’uomo! Estenderemo Area C, limiteremo il traffico, riapriremo i Navigli. Uno dei candidati, noto a molti per la furbata all’italiana dei “giardini verticali”, diceva addirittura: Cambiare città, rimanendo a Milano.

2 anni e mezzo dopo: facciamo Expo, che quello sì che è importante. Non vi diciamo però quanti visitatori ci aspettiamo, che lo sanno tutti che sarà un mega flop. Area C funzionicchia ma non la estendiamo, fregandocene dei referendum. In compenso, Smart e Trabant per “entrare in centro”.

Evvai!

Se il Car2go fosse un servizio…

Se il Car2go fosse un servizio della città e alla città, uno dovrebbe poter usare TUTTI i servizi di car-sharing, presenti e futuri, con una sola tessera. Tessera che poi potrebbe benissimo essere azzurra, rossa, verde, gialla o grigia, con i rispettivi loghi etc. Ma tessera su cui secondo me avrebbe dovuto esserci anche il simbolo del Comune di Milano. Così, abbiamo semplicemente dato a dei privati una licenza per provare a fare un nuovo business. Nuovo business che avrà successo per i privati – almeno per i primi a muoversi, che sono già ben oltre le più rosee aspettative di iscrizioni. Perché abbia successo per Milano, invece, abbiamo bisogno secondo me di almeno 5 volte il numero di iscritti attuali, oltre che di politiche di bastone, che con la sola carota non la si cambia, questa città. Quindi, probabilmente sarà un altro esempio di successo privato e fallimento pubblico. Ah, che meraviglia queste giunte di “sinistra”! Però, sì, certo, adesso che c’è il “festival del cinema gay rom”, adesso sì che siamo “una città europea”™ ! (#PSI, Milano da bere, Anni ’80 e Drive-in a go-go).