Rich and poor countries

A developed country is not a place where the poor have cars.
It’s where the rich use public transportation.”

— Enrique Peñalosa, Ex-Mayor of Bogotá

Rich and poor countries. A quick check: which large European cities have seen more downloads of their official public transport app on the iPhone than on Android? Only Berlin, Amsterdam and Vienna. Whatever the reason – it is possible, of course, that the iPhone app was launched much later than the Android app – many other cities don’t fare too well: in Milan we have almost twice as many downloads on Android; in Barcelona, twice as many; in Paris and Rome almost 7 times as many; in Dublin, 25 times as many.

Expo ed Epcot Center

Avevo 9 o 10 anni, e avevamo un giorno da passare a DisneyWorld in Florida.
Ho rotto le balle perché invece che sulle giostre andassimo a Epcot Center.
Penso che mio fratello mi odi ancora oggi per questo (se se lo ricorda).

Epcot Center era una noiosissima installazione pseudoscientifica che faceva
vedere come la NASA coltivava l’insalata in assenza di gravità e cose simili.

E’ da quanto sento parlare di Expo che penso – oltre all’ovvio, e cioè che sarà
un magna-magna all’italiana – a questa specie di Epcot Center milanese.

Oggi cercando “expo” sui siti web di diversi giornali europei ho scoperto
questo articolo di El País, e mi è subito tornato in mente Epcot Center:
guarda la bionda che non ha mai visto un orto come guarda l’insalata!

E quanto sarà diversa l’insalata del padiglione spagnolo da quella
del padiglione della Romania? E davvero milioni di persone verranno
a Milano – anzi, a Rho – per vedere come si coltiva l’insalata?

E che programma scientifico e culturale ci sarebbe dietro Expo 2015?

Non lo sa nessuno. Si parla di “Nutrire il Pianeta” – o, più che altro,
gli appetiti degli amici degli amici e di coop e “imprenditori”
attaccati alla sottana dello Stato – e sempre più spesso sento
parlare di “promozione dell’eccellenza eno-gastronomica italiana”.
A volte qualcuno tira in ballo addirittura la Moda. Cosa c’entra?

Seriamente: qualcuno pensa che un organismo internazionale come
la BIE – o gli altri Paesi espositori – possa essere d’accordo con
la promozione dei nostri prodotti alimentari rispetto a quelli
di altri Paesi del mondo? Qualcuno pensa che si possa combattere
la fame nel mondo a suon di bottarga o mozzarella di bufala?

Diciamoci la verità: dietro a Expo non c’è NULLA. Solo interessi.

Ancora su viale Tunisia

Quindi: è vero: stanno distruggendo il marciapiede e questo costo extra ce lo sobbarchiamo, immagino, per togliere un po’ di spazio ai pedoni per darlo alle bici – quando si dice una lotta fra poveri! – e lasciare due corsie per le automobili.

Il che è SBAGLIATO.

Se vuoi rendere la città ciclabile, devi renderla più difficile per le auto. Non “fare scorrere il traffico”, bensì rendere andare in giro in automobile una cosa scomoda, costosa e stupida. Più scomoda, costosa e stupida di quanto già non lo sia.

Rendere il traffico scorrevole è come costruire parcheggi: chi semina parcheggi raccoglie traffico. Più andare in auto è comodo e veloce, e più persone vorranno farlo, fino a quando saranno di nuovo tutti in fila – ma in numeri molto maggiori.

E’ una storia che si ripete nell’Occidente ricco dagli anni ’50: autostrade in città, sopraelevate, tunnel, parcheggi. Le città consegnate all’automobile privata che dovrebbe essere l’eccezione – anche utile ma un’eccezione, e non la regola.

L’unico buon motivo per fare una “pista ciclabile” in viale Tunisia era di togliere una corsia alle auto, scoraggiando l’uso dell’auto e rendendo impossibile la doppia fila. Ma niente, qui sembra che non ne indoviniamo una neanche per sbaglio…

I tram

New York era piena di tram. Furono fatti fuori da quel sindaco italo-americano a cui la città decise poi di dedicare un aeroporto, Fiorello La Guardia. Gli autobus, ai tempi, sembravano più comodi, più moderni. Ed avevano fior di sponsor nelle industrie del petrolio, dei motori e dei pneumatici. San Francisco era piena di tram, ben più di quei pezzettini per turisti che rimangono oggi. “A Streetcar Called Desire” (Un Tram Chiamato Desiderio) era ambientato a San Francisco. Rio de Janeiro aveva parecchi tram. E’ rimasto solo il “bondinho” che va a Santa Teresa. Barcellona aveva un network di tram. Tutti spazzati via tranne la tramvia blau (blu) che porta al Tibidabo (poi nello scorso decennio hanno rimesso in piedi un nuovo network). Negli anni ’50, la città con il network più esteso al mondo era Sidney. Oggi non rimane nulla. Melbourne, che seguiva Sidney a ruota ma che invece difese i propri tram, è oggi la città con il network più esteso di tutto il mondo. I tram sono rimasti un importante mezzo di trasporto nelle città della Mittel Europa, di qua e di là del muro: Vienna, Praga, Brno etc. E, ovviamente, nelle città dell’Unione Sovietica: Mosca, San Pietroburgo, Riga. A Riga producevano i tram per tutta l’URSS. Oggi, li comprano da Skoda, nella Repubblica Ceca. Tante città hanno fatto fuori i tram. Milano, che li ha in parte mantenuti, deve essere però l’unica città al mondo che ha decine o forse centinaia di km di rotaie del tram abbandonate. Una vergogna senza fine. #Expo2015