Park sharing a Milano

Stasera ho usato per la prima volta il car sharing. La cosa che mi è piaciuta di più è che vedi quanto costa. E non è poco. E già che ci siamo, una comunicazione di servizio: come cazzo si inserisce la retro su quelle simpatiche macchinette biancoazzurre? Poi ho pensato: e se trovassimo il modo di far pagare in automatico a tutte le auto dei privati non 25 centesimi al minuto per l’uso, che ognuno si paga la sua, ma anche solo 25 centesimi all’ora per il parcheggio sul suolo pubblico? Su TUTTO il suolo pubblico.

Se c’è un motivo per cui ho odiato l’Amministratore di condominio, è stato che ha voluto regalare i parcheggi ai residenti, come se uno si fosse comprato o avesse preso in affitto (gratuito) non solo x metri quadri di appartamento, ma anche un pezzo di strada. Poi mi sono detto: e perché mai fermarci al parcheggio legale? Albertini è andato oltre: ha legalizzato anche l’illegale parcheggio sui marciapiedi. E l’ha fatto, va fatto notare, negli stessi anni in cui Enrique Peñalosa lo combatteva e debellava a Bogotà.

Quindi: un sensore sulla tua auto e dei sensori per strada. Ogni volta che parcheggi dove non dovresti, tipo sui marciapiedi o in mezzo agli alberi, sono non 25 centesimi all’ora, ma 2,50 Euro all’ora. 60 Euro al giorno. In automatico, non ci sono santi. La lasci sempre sul marciapiede? Sono 1800 Euro al mese, thank you very much. Ah, ogni tanto la usi, o la parcheggi in un garage, o sei fuori Milano, o ogni tanto la parcheggi addirittura in modo regolare? Bene. Calcoliamo tutto. Non ci vuole poi molto.

Perché in effetti non posso importi un contatore come quello dei car sharing per farti pagare per l’uso della tua auto al minuto, o anche solo per farti vedere quanto ti costa ogni volta che la usi, per quanto indubbiamente mi piacerebbe poterlo fare. Ma lo spazio pubblico, quello non vedo proprio perché mai te lo dovremmo regalare. E le multe, quelle funzionano solo in città civili, dove le irregolarità sono poche e punibili. Qui ci vuole un sistema in automatico che scali soldi dalla tua carta di credito.

Moratti bis

Moratti bis? No, Presidente, non ce l’ho con lei. Lei ha già dato più di quello che poteva dare. Per vincere una Champions, ha ridotto quasi sul lastrico l’azienda che fondò suo padre. Apprezzo lo sforzo, ma ora lasci fare all’indonesiano.

No, sto parlando della Giunta Pisapia che, dopo 4 anni di lavoro, mi sembra una buona continuazione della criticatissima giunta di Letizia Moratti. Ma come? Ma come “ma come?” Guardiamo ai progetti: cosa ha apportato di nuovo Pisapia?

Ok: la raccolta differenziata e il car sharing.

Ma la pista ciclabile intorno al Parco Sempione non assomiglia molto a quella intorno ai Giardini di Porta Venezia della Moratti? E anche il resto, sono tutte idee della Moratti, e spesso sbagliate: Expo. M5. M4. BikeMi. Ecopass/AreaC.

Persino la Darsena. Ricordiamo agli smemorati che è stata la Moratti a salvarla dal criminale progetto di farne un parcheggio sotterraneo come avrebbe voluto il peggior sindaco della storia di Milano, l’Amministratore di Condominio.

Non solo: lo stesso progetto della nuova Darsena, che ti piaccia oppure no cambia poco, è della Moratti. Basta guardare le rastrelliere per le bici: Maran non avrebbe mai comprato sta merda. Mi chiedo: quando vedremo i progetti di Pisapia?

Le automobili

Le automobili sono un mistero. La cosa che mi colpisce di più, più persino dei loro costi esorbitanti, della lista infinita di accessori, con impianti stereo che il 90% delle persone non ha in casa, delle leve del cambio fatte a forma di cazzo, per due mercati su tre, della loro ridicola inutilità in città, di quanto un sacco di gente ci sia patologicamente attaccata, delle pubblicità ridicole, o da uomo che non deve chiedere mai, o da cafone di città, o da donna indipendente, esattamente come le pubblicità delle sigarette tanti anni fa, o fra paesaggi bucolici in campagna, e della ancora più ridicola pretesa di essere “ecologiche” è la loro bruttezza: tranne Alfa Romeo, BMW e la Fiat 500, le altre fanno parecchio cagare.

A chi servono le statistiche

Non è una domanda: ho proprio deciso di spiegarti a chi servono le statistiche.

In breve: a chi ha qualcosa di cui si deve giustificare. Quindi, tira fuori dei numeri. Qualsiasi tipo di numeri. Idealmente, con dei bei grafici colorati. Facciamo due esempi semplici semplici: il Social Media Marketing e il Comune di Milano.

Hai deciso di “investire” dei soldi su Twitter, Vine, Vimeo, Tumblr, Instagram e sa il cielo quale altro sosciàl ancora? E’ il futuro, lo dicono tutti. Se le vendite si fossero impennate, non avresti avuto bisogno di giustificarti di nulla, giusto? Se qualcosa di strano o simpatico che hai fatto con uno di questi strumenti ti avesse portato al Tg1 delle 20, uguale.

Se invece non è chiaro cosa fai tutto il giorno e soprattutto se serve a qualcosa oppure no, devi tirar fuori delle info-balle (info-grafiche) per far capire a tutti che il tuo contributo è essenziale per il futuro dell’azienda.

Prendiamo il Comune di Milano. Lasciamo da parte le simpatie, che Maran è l’unico simpatico e alla mano che io abbia mai conosciuto del PD di Milano. Ormai sono quasi 4 anni che sono al governo. A me sembra la stessa città di prima.

Meglio: lo stesso parcheggio a cielo aperto di automobili di prima.

Sì, certo, di cose ne hanno fatte di sicuro. Una che a me piace ricordare è che hanno messo a posto le scale mobili rotte della metropolitana, cioè un lavoro oscuro per il quale non si finisce osannati sui giornali. Ma la città è cambiata? No.

Sono pronto a scommettere che fra un anno, alle prossime elezioni, ci racconteranno quanti km di piste ciclabili hanno fatto. Se le cose fossero cambiate e funzionassero davvero, lo si vedrebbe a occhio nudo.