Rules for Revolutionaries

Sono a corto di fantasia. Fast Company l’ha definito: “a must-read for change-minded businesspeople”. Difficile non essere d’accordo.
Libro con tanti esempi, idee e “pezzi di idee” per aiutarci a tirar fuori il genio, lo spirito libero e l’imprenditore rivoluzionario in noi:
“Here’s to the crazy ones, the misfits, the rebels, the troublemakers, the round pegs in a square hole, the ones who see things differently. They’re not fond of rules, and they have no respect for the status quo. You can quote them, disagree with them, glorify or vilify them. About the only thing you can’t do is ignore them, because they change things. They push the human race forward, and while some may see them as the crazy ones, we see genius, because the people who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who’ll do it.”
– Apple Computer Advertising, 1997
Dedicato ai miei soci di JEM.comsulting Julien ed Emmanuel, compagni di tante battaglie perse in partenza contro Monaco.

Branding Schizophrenia

Ditemi voi se non sono schizofrenici questi…
portale: IOL
ISP: Libero
mail: Freemail
motore: Arianna
spazioweb: Digilander

Ora, tutto ciò era di proprietà di un’azienda con un altro nome ancora, Infostrada. Che è stata comprata da Wind — il cui portale, naturalmente, si chiama… Inwind. Dunque, ieri digito IOL.it, e mi aspetto di arrivare alla solita pagina verde di ItaliaOnLine. Sorpresa: arrivo invece ad una pagina blu ed arancione. Ma non è Inwind, che non è neanche blu ed arancio. E’… Libero. Ma… Libero non era verde?

Beh, ora è arancione, e ha anche una “W”, quella di Wind, of course.

Vaffanbranding

Il “branding” è, essenzialmente, una truffa. Storicamente, nasce quando P&G scopre di poter vendere lo stesso sapone con nomi diversi, attrarre pubblici diversi e spuntare prezzi più elevati per prodotti che sembrano meno generalisti attraverso la sponsorizzazione di programmi alla radio, da qui in avanti “soap operas”.

Detto questo, il branding può anche essere molto divertente.

Vi ricordate ad esempio il passaggio da “Infinito”, il portale triste di British Telecom a… Genie, il portale cool di BT?
Vi ricordate la pubblicità, su Corriere, Repubblica, ovunque in radio… davvero molto berlusconiana, con il “giocatore” nuovo Genie che “entra in campo” e prende il posto di Infinito?

Favolosa. Nuovo nome… et voilà: l’azienda fa profitti. Certo, come no… Quanti miliardi hanno buttato via? 10? 20? E sulla home c’è ancora anche il marchio di Infinito.

E… la cosa più ridicola di tutte è che il marchio Infinito non è presente solo se arrivi su genie.it dopo aver richiesto infinito.it. No, no… te lo trovi davanti sempre e comunque.
Pensiamoci: digito genie.it, ed arrivo ad una pagina con 2 marchi, Genie sulla sinistra ed Infinito sulla destra. Così, tanto per confondermi un po’…

Ora, sbaglio io… o gli investimenti in “branding” teoricamente vengono fatti proprio per *evitare* che ci sia “confusione” nella testolina stupida e vuota (secondo loro) del “consumatore”? Pazzesco. A meno che… a meno che questi signori non abbiano un ego così grande da pensare che *tutti* debbano sapere del loro cambiamento di nome (con tutti i soldi che abbiamo speso! ;-)

Ha più “brand”…

The race is on, ladies and gentlemen.Sondaggio —> vota anche tu!

Dopo che DADA ha comprato GNUeconomy per (pare) 5 milioni di euro,
il mondo dei blog è in subbuglio. Io sto mettendo a posto dot-coma, che
voglio vendere per non meno di 1M. Bax ha fiutato l’affare, e mi sta dando
una mano in cambio di stochopscions. Mantellini non sta certo a guardare,
e ha lanciato una nuova versione di manteblog che certo sarà più sticky ;-)

Ma… io so di avere voi dalla mia parte, il mio meraviglioso pubblico.
Datemi una mano e vedrete che diventiamo tutti ricchi, come ai bei tempi!

Addenda: Lunedì 11 agosto. Questa mattina ho avuto il piacere di parlare
(per altri motivi) un po’ con l’AD di DADA Paolo Barberis. Paolo mi dice che
GNUeconomy non è mai stato venduto da Gianluca Neri e mai comprato da
DADA in quanto Gianluca aveva con DADA un contratto full time e ogni sua
iniziativa di tipo editoriale era comunque a tutti gli effetti parte del suo
contratto di lavoro con DADA. Questa quindi la posizione ufficiale di DADA,
in attesa magari di sentire anche la voce di Gianluca su GNUeconomy al
ritorno dalle vacanze. Ah, ovviamente anche i 5 milioni di euro sono una balla.

Scusa ma, Paolo… perché vi siete portati via anche we-blog, ovvero il dominio
su cui sono ospitati diversi blog italiani fra cui dot-coma, skipintro, l’indignato
etc ? Ci avete comprato e non ci dite nulla ? Soprattutto… siamo ricchi ? ;-)