Là dove c’erano i portali

Là dove c’erano i portali oggi sono tutti Social Network.

Ti ricordi gli anni ruggenti della Niu Economi? Ognuno doveva avere un “portale”. Mica solo le telco. Anche la fabbrichetta di mobili o complementi da giardino di Vercurago con Minoprio o simile ridente paesello della Brianza o del Varesotto doveva avere un “portale”.

E poi i “portali” dei Comuni, dell’Amministrazione Pubblica etc. Si sono salvati forse solo i giornali. O qualcuno parlava pure di “portale del Corriere della Sera”?

Oggi là dove c’erano i portali ci sono i Social Network. Mi hanno appena segnalato “Il Social Network dei lavoretti” (Tabbid dot com). Una volta avrebbero detto “il portale”.

Ma la fuffa a livello di siti inutili e complicatissimi con contenuti che nessuno avrebbe mai letto che venivano venduti alle aziende è molto simile al livello di simil-pubblicità “sosciàl” inutile e da bimbominkia che non vende, che non ha reach e che non fa brand che viene venduta alle aziende oggi. Hanno solo cambiato il nome alla Niu Economi.

Internet nel 1932

A radiodifusão há de ser transformada de aparelho de distribução em aparelho de comunicação. A radiodifusão poderia ser o mais fantástico meio de comunicação imaginável na vida pública, um imenso sistema da canalização. Quer diser: isto se não somente fosse capaz de emitir, como também de receber; em outras palavras, se conseguisse que o ouvinte não se limitasse a escutar, mas também falasse, não ficasse isolado, mas relacionado (…) irrealizáveis na presente ordem social, porém realizáveis em outras, essas propostas, que são simplesmente a consequência natural do desenvolvimento técnico, constituem um instrumento para a propagacão e formacão dessa outra ordem social”

– Radiotheorie, Bertolt Brecht, 1932, VIII, p. 129-130, 134

As found in Hermani Dimantas, Marketing Hacker: a Revolução dos Mercados, p. 53.

Funziona il Social Media Marketing?

Proviamo a chiederci in modo semplice: Funziona il Social Media Marketing?

Ovvero: raggiungi tante persone? Tante quante? Dipende: vendi Pringles o vendi Jaguar? Se vendi Jaguar, forse devi chiederti se non sei nel posto sbagliato. Quanti dei tuoi fan o follower riesci a raggiungere, vuoi per colpa di un algoritmo che limita l’esposizione dei tuoi messaggi, vuoi perché, dove un simile algoritmo (ancora?) non c’è, i tuoi messaggi vengono comunque dispersi nel mare magnum dei messaggi di altre persone e aziende?

Oppure: hai contenuti così interessanti che, anche se visti da pochi, vengono però condivisi dai tuoi clienti ai loro amici? Non mi pare. Anche perché spesso non sono di qualità, forse anche perché sono stati esternalizzati – e spesso prodotti da stagisti – proprio quando sembrava che la via maestra per avere successo fosse di produrre tanti contenuti, in modo industriale. Infine, che contenuti interessanti puoi avere, se vendi patatine fritte?

Power Out? No problem

Proviamo con un (supposto) caso di successo. Questo tweet dei biscotti Oreo (i biscotti Ringo Boys originali americani) durante il SuperBowl del 2013, scritto quando saltò l’illuminazione allo stadio, è passato alla storia come uno dei tweet commerciali più di successo di sempre. Non lo dico io; lo dice Wired. E tutti i premi che hanno vinto.

Secondo il Professor Mark Ritson, autore di questo meraviglioso video dal titolo Social Media is a waste of time for Marketers, meno dello 0,2% degli americani che comprano i biscotti Oreo ogni anno hanno visto quel tweet. Ora, benissimo tutti i premi del cazzo vinti. Ma che sia il caso di chiedersi che impatto potrà mai aver avuto sulle vendite?

Quindi, per tornare a noi: è davvero così assurdo o così da restauratori da Congresso di Vienna dire, come dice Gianluca, che ha molto più senso produrre meno contenuti che tanto non si fila nessuno e cercare di far sì che siano migliori di quelli attuali e meritevoli di essere poi promossi sui Social Media a pagamento? A me sembra solo buonsenso.

Non esistono i Social Media

Lo dico da anni: Non esistono i Social Media. Esiste Facebook. Gli altri, chi se li incula? L’idea dell’esistenza dei “social media” serve solo a chi vende “consulenza per i social media”. Come se il web, prima dei “social media”, fosse stato “asociale”. O come se il web fosse stato un posto adatto alle aziende, o adatto alla pubblicità.

Il che, chiaramente, non è vero. E Facebook non è “un social network”. Facebook, che ci piaccia oppure no cambia poco, è quella roba che sta sostituendo il web.