Le balle che ci hanno raccontato

La più incredibile, fra le balle che ci hanno raccontato, è che la nuova “pubblicità” targettizzata, quella di cui hanno iniziato a parlare in The One-to-one Future, fosse un ritorno al rapporto di fiducia col commerciante di una volta, il macellaio che sa che il martedì compri la bistecca e il venerdì la bresaola, o il panettiere che sa che ti può interessare un nuovo tipo di pane con farina di grano duro integrale coltivato in Sicilia.

Ma non è così. Persino l’algoritmo di Amazon che mi propone nuovi libri è tutto tranne che perfetto. E quando sei su Amazon, o su Netflix, sanno almeno che stai cercando un libro o un film. Il web può sì essere un canale per farsi conoscere da parte dei piccoli e di chi lavora bene, chi il pane lo fa come una volta, o chi crea nuovi prodotti in modo semi artigianale, tipo su Kickstarter. Ma le multinazionali cosa c’entrano, in questo discorso?

Quasi nessuna multinazionale ha prodotti che hanno una storia vera, un vero valore o qualcosa da dire. Questi hanno solo budget da spendere, e una lunga fila di venditori di fumo pronti a buttarsi sul loro budget. Il tipo di “pubblicità” basato sul number-crunching per cui sbavano tanto i direttori marketing quanto le agenzie non è pubblicità (non è erga omnes) ma piuttosto direct marketing sempre più spinto, ed è quel tipo di “conversazione” in cui parlano sempre e solo loro. Manipolazione e distopia, altro che.

Se il mondo va verso Minority Report, c’è poco da rallegrarsene, e molto da cambiare.

Managers

From Hegarty on Advertising:

Sadly, most businesses are just trying to manage what they’ve got. The entrepreneurial spirit, the zeal to do better, to experiment and to try new things has been long lost. In many ways we shouldn’t be surprised – after all we title many senior people in companies as ‘managers’.

If you were to see a long-lost friend and ask them how they were getting on and they replied, ‘Oh, I’m managing’, you’d be really sorry for them, be concerned for their well-being and try to seek ways to help them.

But in business, we’ve elevated the ‘managers’ to run things. Bizarre, isn’t it? We use words without realizing sometimes how profound they are. Go to the dictionary, look up ‘manage’ and it describes quite succintly why most companies are at best ordinary.

Il browser di Facebook

Ora che Apple e anche Samsung hanno deciso di supportare tool di ad-blocking sui loro telefoni, è arrivata l’ora per Zuck di lanciare il browser di Facebook!

Quanti anni sono che ci raccontano tutte queste balle sui “consumatori” che vogliono “avere una relazione” (extra-matrimoniale?) con le loro marche preferite di burro, yogurt, dentifricio e pneumatici? Io voglio un browser che mi permetta di “essere in contatto” tutti i giorni, oltre che tutte le notti, con l’azienda che produce il mio materasso. Voglio entrare in contatto con lo storytelling di chi produce la Panda. Voglio sentirmi vicino al tonno e ai sottaceti. Sfruttando la geolocalizzazione, voglio essere avvisato di quando passo davanti a un supermercato e i miei biscotti preferiti sono in sconto del 15%. Voglio una relazione con la mia assicurazione, oltre che con la mia assicuratrice. Non voglio perdermi neanche un post del mio operatore telefonico, del mio fornitore del gas e della mia banca.

Facebook ormai vende pubblicità

La cosa più bella, poi, è che Facebook ha smesso da un pezzo di raccontare queste stronzate. Facebook è il nuovo bar e il nuovo giornale e la nuova tv. Gratis.

Il che — mi pare evidente — è come dire: come Metro e Rete4, non come Il Fatto e Sky.

Anzi, vende proprio interruptive advertising. Quelli che vendono “conversazioni” e simili balle spaziali sono le agenzie e i consulenti. Gli ultimi soldati giapponesi nella giungla, elmetto in testa, convinti ancora che l’Imperatore non accetterà mai la sconfitta.

Considerazioni sulla pubblicità

Considerazioni sulla pubblicità. Tema libero, davvero.

1- i banner: del tutto inutili a creare interesse per un prodotto
(utili forse solo per chiudere una vendita, e anche lì… boh)

2- il 95% di ciò che viene fatto sui social media: una farsa.

3- il 5% restante: boh, da capire. In ogni caso, anche le non
molte cose intelligenti fatte sui social, io le vedo come “giochini”.
Per me non è quello che un’azienda dovrebbe fare sul web.

4- la TV è tutto tranne che morta e rimane e rimarrà a lungo
(almeno fino a quando lavorerò io) il principale mezzo per
far conoscere un prodotto nuovo, di massa e non troppo sexy
(un detersivo, bibite, biscotti, dentifrici, pneumatici etc).
Io, però, non guardo la TV, non ho mai amato la pubblicità in TV
e non ho addirittura nessun interesse per i film. Non fa per me.

5- giornali e riviste, ovvero gli unici supporti sui quali mi piace
la pubblicità: questi sì che rischiano di essere fatti fuori dal web.
Mentre la TV ne uscirà secondo me addirittura rafforzata.

6- in più, sono anti-consumista. Sono contrario a quasi tutte
quelle “meraviglie” che ci ha portato il benessere dagli anni ’60
in poi: auto, margarina, succhi di frutta, prodotti dietetici…

7- non è più come una volta: oggi la maggior parte delle agenzie,
e ancora di più quelle che fanno “roba web”, sono ormai poco più
che degli “studi di produzione” di quello che vuole il cliente.

8- orari di lavoro, stress, carriera e soldi, margini, persone con
cui hai a che fare, tipo le aziende clienti e, non ultimo, senso
di fare qualcosa di bello o utile nella vita: c’è di meglio.