Di tutta sta storia del ddl Cirinnà non mi piacciono le seguenti cose:
1) che la senatrice del PD viva in un appartamento in pieno centro a 360 Euro al mese. Sì, lo so, succede anche in altri regimi di socialismo reale, tipo a Cuba e in Corea del Nord.
2) l’abuso della lingua inglese. E’ possibile che si debba scrivere “stepchild adoption” in una legge italiana, col 90% della popolazione che non ha idea di cosa sia uno stepchild?
3) il fatto che una legge di portata così modesta riesca a trovare così tanti oppositori e riesca addirittura a far passare per di sinistra il governo di centro-destra di Renzi.
4) il fatto che serva una legge del tutto per disciplinare la “stepchild adoption”. Quanti bambini figli di una coppia etero ci sono che perdono la mamma e vanno a vivere col papà che decide di vivere con un altro uomo, e che poi purtroppo perdono anche il papà? Due in un anno? In un Paese di Common Law, o anche solo in un Paese dotato di buonsenso, a me pare ovvio che un giudice affidi il bambino al compagno del padre, invece di metterlo in un orfanotrofio. Ma il buonsenso, è noto, in Italia è ancora meno diffuso dell’onestà.
