Afroamericano

Sfatiamo un mito: Obama non è afroamericano. Americano sì: chi ha rotto le balle per anni dicendo che non lo era è un cretino, oltre che, probabilmente, un razzista. Obama è nato a Honolulu, nelle Hawaii, figlio di una americana e di uno studente keniota. Esattamente per questo non è afroamericano.

Il solo fatto di essere nero — anche se ai tempi della sua elezione in molti angoli del mondo, fra cui l’America Latina e il sud-est asiatico, molte persone dissero che era brown, marrone, non black, nero, e in un altro Paese, non senza molte polemiche, che era abbronzato — non fa di Obama un afroamericano.

E’ scorretto dire che per afroamericano si debba intendere chiunque sia di colore nero (o marrone) e viva negli Stati Uniti. O è afroamericano anche chi, marrone o nero, arriva negli Stati Uniti dai Caraibi o dall’America Latina? Se così fosse, sarebbe solo un modo formale (e di fatto razzista) di dire non-bianco.

Gli afroamericani sono i discendenti di coloro che furono portati negli Stati Uniti come schiavi e contro la loro volontà; l’unico gruppo nella storia degli Stati Uniti che arrivò là contro la propria volontà. Come disse in modo molto eloquente Malcolm X: We didn’t land on Plymouth Rock, Plymouth Rock landed on us.

Obama

La storia di Obama è totalmente diversa: tanto per cominciare, suo padre, keniota, del gruppo etnico Luo, scelse di andare a studiare negli Stati Uniti. Non solo: era cresciuto in Kenia, un Paese dove tutti erano neri, e non, come milioni di afroamericani, in un Paese dove vigeva di fatto l’apartheid fino a metà anni ’60.

Sua madre Ann, bianca (bianchissima, viene anzi definita dallo stesso Obama) e discendente di inglesi, divorzia dal padre e sposa un indonesiano che stava studiando negli Stati Uniti. Dai 6 ai 10 anni, Barack vive in Indonesia, un posto dove il confine fra bianchi e neri (e di altri colori) è meno marcato che negli USA.

A 10 anni torna alle Hawaii, un altro posto multicolore, pieno di gente originaria delle isole e di asiatici, soprattutto giapponesi, e dove la divisione fra bianchi e neri non è certo quella del Profondo Sud o di Philadelphia, New York, Chicago o Detroit. Fino a quando andrà all’università, Obama vivrà coi nonni, bianchi.

Suo padre prese un Master in Economics a Harvard. Sua madre completò un Dottorato di ricerca in Antropologia. Nessuno dei due, la madre perché bianca e il padre perché non americano, ebbe molto a che fare con la subcultura degli afroamericani, con l’idea che studiare sia una cosa “da bianchi” o simili cazzate.

Bello e abbronzato

Ultima cosa, Obama è chiaro di carnagione. E bello. Le due cose aiutano, come ha spiegato ad esempio da Malcolm Gladwell, giamaicano con la pelle chiara.

Otto anni fa, gli Stati Uniti vollero illudersi di essersi messi tre secoli di schiavitù e apartheid alle spalle. Comprensibile, ma, ammesso e non concesso che basti un presidente nero per dire che quel passato è alle spalle, quel giorno arriverà solo se e quando sarà davvero un afroamericano a diventare Presidente.

E se pensi che uno con tratti somatici — per non parlare delle idee, che negli anni ’50 o ’60 Obama sarebbe stato un Repubblicano (se fosse stato bianco) — come Martin Luther King avrebbe potuto diventare Presidente nel 2008, mi spiace ma secondo me non hai capito neanche la metà di un cazzo degli Stati Uniti.

Continuate a farvi del male

Ma cosa diciamo delle proteste di piazza contro l’arancione?

io capisco a Madrid contro Rajoy. Il PSOE ha preso i voti dicendo che non avrebbero mai aiutato il PP ad andare al governo, e poi è stato fatto fuori Sanchez e l’hanno fatto.

Ma qui?

Ha vinto. Non ci sono neppure stati brogli tipo in Florida nel 2000.

(in compenso, non hanno ancora capito chi ha vinto in Michigan e New Hampshire…)

Non vi piace? Ho capito, neanche a me.

(Né mi piace la Clinton, peraltro, ma proprio per nulla)

Aspettate almeno che diventi Presidente.

Non sceglie neanche una donna ad alti livelli? Protestate.

Sceglie uno con legami col KKK? Fate un casino della Madonna.

Possibile che non ne abbiate avuto abbastanza di tutti questi mesi di pippe a dire ma quanto è cattivo quello là? Possibile che non abbiate capito che non è servito a un cazzo?

E la cosa più tragicomica di tutte è questa: non solo avete fatto un autogol clamoroso a “scegliere” (imporre) la Clinton (perché “toccava a lei”), ma pare che il team di Hillary abbia fatto di tutto per aiutare Trump a vincere le Primarie dei Repubblicani.

E certo. Se di là c’è un candidato “più di destra”, io sembrerò quasi di sinistra.

Vamos.

Perché ha vinto Trump

I giornali devono riempire le pagine o i profili Facebook. Di cazzate.

Gli “esperti” che fino a ieri incensavano l’impresentabile Hillary Clinton ora dovranno provare a giustificare i propri stipendi sparando altre cazzate.

In verità, bastano due link: 4 minuti di Michael Moore e 6 minuti di Jonathan Pie.

Silvio non ha capito nulla

Viviamo in un Paese in cui il Presidente del Consiglio regala la maglia della Fiorentina alla Merkel. Distribuisce 80 Euro pochi giorni prima delle elezioni.

Cambia la Costituzione con degli indagati (e tra l’altro senza che modificare la Costituzione fosse previsto in nessun programma elettorale).

E vuole cambiare la dicitura sul referendum e scrivere: Vuoi risparmiare “un sacco di milioni” e partecipare all’estrazione di un set di pentole anti-aderenti?

Sì — No

(e non è da escludere che la scheda venga fornita pre-barrata sul “Sì”)

E da “sinistra” dicono che è tutto ok perché è uno del loro partito.

Berlusconi non ha capito nulla dell’Italia. Avrebbe dovuto fare come suo figlio Matteo e “scalare” il PD invece di affannarsi per crearsi un partito tutto suo.