I don’t get it. Are these people really so clueless to think they can compete on data with Google or Facebook? Google knows what you search, who you email (thanks to GMail), which sites you browse (thanks to Chrome) and where you are at all times (thanks to Android). On top of this, they own Doubleclick, which serves a significant share of the world’s banner ads. Do Omnicom or Publicis own something similar to Doubleclick? Not that I know. So, can anybody tell me what kind of “Big Data” (first paragraph, page 2) they are talking about? They buy campaigns from Google and then what? And then they think they can “analyse” the data better? Online ads don’t work. That’s why you need all that data and all that number-crunching power. Omnicom and Publicis have neither. Weren’t they supposed to be strong on strategy and ideas and creativity? Have they given up on all that? So now they want to beat Google at its game? Sounds like the perfect suicide to me.
Ice Cream as a Service
In the summer of Y2K I went to California on vacation. The bubble had already burst, but there were still a few Flooz.com ads to be laughed at. I spent a couple of days around Silicon Valley. The only thing that struck me about this otherwise uninteresting place were the prices in ‘Italian’ restaurants. 16 to 18 bucks for a ‘risotto-ooo’ made me wonder if a dotcom were really the best path to riches.
Fast-forward 10+ years. No dotcoms anymore, and start-ups are all about software. As they should have been in the first place. Software as a service. Today, I paid 4-Euros-50, which is close to 6 bucks, for an ice-cream in Barcelona. Buy ice-cream-making machines (servers), learn how to do 8 great flavors (software), find a suitable location (SEO?) and then it’s all about traffic and scaling.
Having just read this post, Ice Cream as a Service (ICaaS) sounds like a better plan to me.
Venceremos!
Oggi ho incontrato Alessandro Di Battista del M5S a Barcelona. Sono molto fiero del mio voto, e sicuro che i tempi migliori debbano ancora arrivare. Prenderanno più voti ancora di quel 25% incredibile? Sì, prima o poi sì, senza dubbio. Simpatico, deciso ma alla mano, molto spigliato. Si scusa di non parlare catalano e spiega la sua storia e la storia del Movimento in ottimo castigliano. Non si nasconde quando gli fanno domande e risponde in modo diretto.
Una piccola nota e critica: quando dal pubblico uno dice che Grillo ha “così tanti soldi da poter cambiare il Paese”, bisogna essere più duri e decisi: no, non è vero. Uno, o due o quattro milioni di Euro all’anno sono l’ottimo stipendio di un artista. O di un attore, o di un calciatore. Non di un proprietario di tv e squadre di calcio. E’ lo stipendio di Balotelli, non di Berlusconi. Non è lo stipendio con cui si si compra un Paese e diversi partiti (Lega, PD).
Bravo, dicevo, Di Battista. Molto poco ideologizzato. Duro con SEL, durissimo col PD (“peggio di Berlusconi, che quello almeno sappiamo chi è”) e senza nessuna traccia di quella puzza sotto il naso così tipica del PD milanese (tranne Maran). Se ne hai l’opportunità, vai a conoscere i tuoi rappresentanti del M5S di persona. Non lasciare che siano i giornali a raccontarteli. Di Battista ha fatto una foto davanti alla statua del Che? Tu a Cuba non la faresti?
Stasera c’è David Fernández, uno dei tre rappresentanti della CUP al Parlamento della Catalunya. La CUP è un po’ erede di quei gruppi catalani indipendentisti e di sinistra che non accettarono il compromesso con Juan Carlos e la Costituzione del 1978 che parlava di “regioni” autonome e di “nazionalità” ma non di “nazioni”, quando si riferiva a Catalunya, Paesi Baschi, Galizia o Andalusia. Oggi, più che “molto di sinistra” o “molto indipendentisti”, sono molto assemblearisti.
Al Camp Nou
Stadio bellissimo. Vista dal terzo anello sulle montagne dietro Barcelona col sole che piano piano vi si nasconde dietro che da sola valeva il prezzo del biglietto. Servizio di sicurezza impeccabile degli steward del Barça. 90 mila spettatori, nessuno seduto sulle scale per l’afflusso e il deflusso. Divieto di fumo sulle gradinate, e non ho visto una singola sigaretta. Bagni tirati a specchio. Al Concert per la Llibertat, che il partito franchista (PP) ha bollato come “divisivo”, ieri sera e notte, dalle 20 fino alle 2 di notte (o “del matì”, come dicono qui) hanno cantato sia stranieri in catalano (un algerino, una sarda di Alghero), sia in inglese, spagnolo, basco, gallego, italiano e addirittura L’Estaca, la canzone di Lluís Llach simbolo della resistenza al franchismo, metà in arabo.
