Cosa vuol dire Web duepuntozero

Sì, lo so, fuori tempo massimo. Sono ormai 3 o forse 4 anni che non va più di moda quella parola lì, duepuntozero. Ora si dice “Social Media”. Lo so. Ma è stata una fase utile. Ha permesso di far finta di non aver mai truffato le aziende vendendo loro inutili se non perfino dannosi rettangoli colorati, i cosiddetti banner, per poi passare a vendere alle stesse aziende altrettanto inutili e patetiche presenze sui Social Media dove, ovviamente, nessuno se le fila. Si veda la Slide 5, per dire. O la Slide 13. O la Slide 15, la 20 e la 48.

Democrazia Renziana

Viviamo in una fase di dittatura o pre-dittatura che in confronto il berlusconismo era quanto si auguravano i padri costituenti. Tutto quello che la cosiddetta “sinistra” non lasciava passare a Berlusconi, ora lo sta facendo il bimbominchia di Rignano sull’Arno.

Legge elettorale truffa; peggioramento del diritto del lavoro; stravolgimento della Costituzione; compravendita di parlamentari. E non è finta qui: occupazione della televisione pubblica peggio che ai tempi di Berlusconi; giornalisti che plaudono invece di fare domande; abuso delle dichiarazioni a cui quasi mai seguono i fatti, ben peggio del “Fatto!” del primo Berlusconi che venne tanto preso in giro; un giorno dice una cosa, tipo “siamo d’accordo con Tsipras”, e il giorno dopo dice la cosa opposta, e nessuno dice niente.

Twitter usato come se fosse l’Istituto Luce; veline o supposte tali al governo, ma meno belle e altrettanto sciape di quelle di Berlusconi; abuso del decreto-legge. Politica intesa come potere e nient’altro, promozioni e incarichi a chi appoggia la linea di Renzi, o promozioni per levarsi di torno critici scomodi, come nel caso di Tito Boeri. Politica come puro scambio, con favori o dispetti alle aziende del Condannato in cambio dell’appoggio ai diktat politici del Bimbominchia. E tutti zitti. Nessun girotondo, nessun giornale di sinistra che lo attachi, niente scioperi, niente sindacati di traverso. Nulla. Anzi, tutti in piedi ad applaudire quanto è spregiudicato e quanto ha fatto fesso l’uno o l’altro. I pochissimi che si oppongono, è noto, sono o dei professoroni, o dei rosiconi, o dei gufi.

Wanamaker was more than right

Turns out good ol’ John Wanamaker was more than right:

Half the money I spend on advertising is wasted; the trouble is I don’t know which half.

– John Wanamaker

Google admitted that 56.1% of all the impressions served on Google’s Display Network — that is, served by a serious company, not by an un-named organisation running a dubious ad network from the middle of nowhere — could never have been seen.

But that’s only half of the story. Or 56% of it, if you wish. The more interesting part, and the one nobody talks about, is: what do you track? Tracking systems will tell you that a user “has seen” a certain banner ad and will speculate that even though he did not bother to click on it, he was in fact influenced by it when, on a later date, he encountered another ad or did a search on Google, clicked and then converted.

But can we trust this to be true, especially when Google is selling not merely Adwords on the search results, but a large part of the banner ads as well via Doubleclick? Another good question could be: is this guess done on ads that the users have seen, or on those served to them? A further one: why do we “attribute” part of the merit to banner ads nobody clicked on, but fail to do the same with print, radio or tv ads?

Altro che disintermediazione

Mi pare ormai evidente che i “new media”, i “social media” in particolare e Twitter più di tutti, servano quasi solo per lanciare i messaggi sui “vecchi”, di media, che una volta che arriva su uno, poi gli altri lo rilanceranno a loro volta. E che il processo sia fin troppo facile, considerando che i vecchi media sono in mano al regime.

Mi pare anche evidente che il tutto è degno di un “futurismo” di tipo mediatico che abbiamo già visto all’opera in altri due poco brillanti ventenni. O McLuhanismo, se preferisci. Basta che una cosa venga detta su un media “nuovo”, anche se fallimentare sotto quasi tutti i punti di vista, e viene ripresa come se fosse giusta.