Progetto irrinunciabile per Milano

Il Comune: Milano non può fare a meno di un Apple Store – e io che pensavo il contrario.
Ma ci rendiamo conto del livello a cui siamo arrivati, in questo paesotto di provincia?

Milano è la città, dopo New York, a cui Steva Jobs tiene di più per la progettualità architettonica, quindi non possiamo deluderlo

– Letizia Moratti

Te lo vedi, vero, il sindaco di Londra o di Barcelona a dire una roba ridicola del genere?

Masseroli: faremo come a Berlino

Ci ha messo 4 anni e mezzo, ma alla fine l’assessore allo Sviluppo del Territorio della giunta guidata, per così dire, da Letizia Moratti, ovvero Carlo Maria Giorgio Masseroli, ce l’ha fatta: ha, finalmente, una sua non-proposta per non fare nulla per quanto riguarda il traffico a Milano. Ha anche trovato uno slogan, che i giornalisti hanno subito pedissequamente ripetuto: faremo come a Berlino.

Ovvero: nessuno tocchi le automobili, che sono loro a tenere in piedi questa città — loro e gli speculatori edilizi. E vediamo di spartire i marciapiedi fra pedoni e ciclisti. Geniale.

Come a Berlino? Ma dove vive Masseroli, su Marte? A Berlino ci sono 1000 (mille) km di piste per le bici. Berlino è una città molto estesa, piena di spazi vuoti e di verde, con strade larghe, con un ottimo sistema di trasporti pubblici, con sì e no metà delle auto per abitante di Milano e sicuramente meno di un quarto delle auto di Milano per metro quadro di superficie della città. Milano come Berlino?

E’ mai stato a Berlino, Masseroli? Ha mai visto un’auto parcheggiata su un marciapiede a Berlino? Lo sa che un’auto su quattro a Milano è parcheggiata illegalmente? Dove pensa di far passare le bici, sui piccoli e dissestati marciapiedi di Milano, pieni di panettoni di cemento e di altri “dissuasori” pericolosi e degni solo di una città del Far West dove si parcheggia ovunque si riesca a farlo fisicamente?

E i giornalisti, quelli scrivono e basta, e nessuno che faccia notare a costui che dice stronzate…

Giuliano Pisapia e Stefano Boeri

Ieri sono stato all’aperitivo per l’inaugurazione della nuova sede del comitato per Giuliano Pisapia (Sinistra e Libertà), in zona parco Solari. Una piccola sede in un negozio a una sola luce, persone anche interessanti, parecchi commenti anti-PD, un piccolo pupazzetto di Obama, Springsteen con Born in the USA (non ci sono più i comunisti di una volta), tanti Blackberry, nessun iPhone. Ho parlato con una persona del suo staff, indubbiamente in gamba. Mi dice però che il programma sarà più chiaro solo dopo aver vinto le Primarie (quindi ora non è chiaro?). Per quanto riguarda le auto e il traffico, che è la cosa che a me preme di più e su cui costruirei letteralmente una campagna, mi dice che è uno dei punti importanti, ma non ho visto il fuoco negli occhi che avrei voluto. Mi dice anche che l’Ecopass è giusto, e va esteso, ma che non vanno penalizzati solo coloro che non possono comprarsi un’auto nuova. Insomma, se non andare in paradiso almeno andare in auto deve essere un diritto anche del proletariato. Io, modestamente, dissento. Io vorrei un candidato che mi tassa 200 Euro al mese per l’auto. Ovviamente, la venderei.

Poi sono stato all’Arci Bitte di via Watt a un incontro organizzato da 11metri.com con Stefano Boeri (Giuliano Pisapia è già passato di lì; lunedì 18 ottobre ci sarà invece Valerio Onida). La politica della casa, le scuole civiche e le scuole pubbliche, gli stranieri come risorsa per Milano, ecopass e lotta alla doppia fila e piste ciclabili (a dire il vero, questa parte sulla mobilità è stata la meno convincente, e che un urbanista non riconosca il dramma di una città ormai ridotta a parcheggio di automobili a cielo aperto mi sorprende e non poco), e poi ancora il problema cocaina a Milano, e ovviamente l’Expo. Bravo, Boeri. Mi è piaciuto. Mi è sembrato uno concreto e che vuole risolvere i problemi, e che odia chi, come la giunta in carica, diversi di questi problemi ha contribuito a creare. Da notare anche che fa di tutto per smarcarsi dal PD. Ha una sua lista, delle sue persone di fiducia, e non mi sembra il tipo che lascerà che si operi troppo per commissione, scambi di favori e alzate di mano. Il PD lo appoggia ed è felice della cosa, dice, ma non è un candidato del PD.

Dizionario di milanese

E no, prima che tu dica: ecco un altro post “leghista”! Au contraire, mon ami: questo è un post pro-integrazione, per aiutare chi arriva a Milano da lontano a cercare un lavoro nella piccola grande mela italiana, specialmente un lavoro in campo web, pubblicità, moda, design e tutte quelle altre fighetterie assortite che sono il punto forte di questa città. Ma è utile anche se arrivi da Como, che saranno solo 50km, anche se un’ora di treno con le RF, Regie Ferrovie, ma uno che arriva da Como dopo una settimana potrebbe ben dire: ma dove cazzo sono finito? A Milano, amico mio.

Ma che lingua parlate, voi a Milano? E’ una bella domanda. Lunedì ho ritrovato una bozza di dizionario di milanese che ho scritto più di un anno fa. Vorrei provare a condividerne con voi l’abc, sperando che dalla lettera d in avanti mi vogliate dare una mano voi, come ai bei tempi…

Dizionario di milanese — versione completa: dizionario di milanese

aperitivo: come disse un amico, a Trieste xe na roba che se beve, qui xe na roba che se mangia! Vedi anche sotto, Happy Hour, che, in effetti, aperitivo no xe inglese abbastanza, ciò…

assessment: il sesso non c’entra, che il sesso, a Milano, è una roba di cui si parla, non una roba che si fa. Un po’ come l’aperitivo, insomma. E ogni valutazione che non sai bene come fare, la chiami assessment, così è chiaro fin dal principio che non era una cosa tanto facile da fare…

automotive: nel linguaggio da aziendalista, il settore automobilistico. Bello, vero?

beauty, più spesso: “il beauty” (lombardismo): quello che in inglese vero si chiama: beauty case.

bookare: che prenotare fa schifo, non è abbastanza cool

brief: nel mondo anglosassone, brief sono anche quelle che una volta a Milano si chiamavano i mudand, le mutande. Ora, i maschi hanno tutti i boxer, e le donne il tanga. Nero, in modo che si veda sui pantaloni bianchi. E i brief, quei documenti che dovrebbero essere elaborati dai clienti per affidare un lavoro a un’agenzia, molto spesso, non sono nè corti nè concisi…

brunch: crasi di breakfast e lunch, negli USA inizia, la domenica, verso le 11 del mattino e continua fino a quando l’ultimo commensale non ha assunto la sua overdose mensile di zuccheri e grassi. A Milano, invece, inizia alle 13, e più che altro serve alle giovani coppie con figli che non hanno voglia di cucinare, tipicamente lei donna manager e lui figlio di papà fighetto con “le Bikke” a 40 anni…

chart: guardiamo le chart, che i grafici fanno veramente schifo e non servono a nulla.

check-up: i controlli, dal medico o dal dentista, a Milano non li fa più nessuno.

coffee-break: che le pause caffé, chiaramente, sono robe proletarie…

company: ormai orribilmente usato al posto di azienda. Tipo: nella nostra company

competitors: i competitors, con la “s” che non ci va, ovviamente, sono i tuoi concorrenti, se sei un’azienda, oppure i tuoi rivali (in amore).

confidente: queste parole sono le peggiori. In italiano, un “confidente” è una persona di cui ti fidi e a cui ti senti di fare delle confessioni di tipo intimo e personale. In inglese, confident vuol dire tutt’altro, ovvero fiducioso. Ma è pieno di pirla che non sanno l’inglese ma che sono un po’ come la mia insegnante di inglese delle scuole medie, che parlava inglese con accento veneto, e italiano con accento inglese, per darsi un tono, e che dicono: sono confidente che ce la faremo

curricula: tipicamente, usata dalle shampiste che vogliono far vedere che hanno studiato un po’ di latinorum. Ma non molto italiano, visto che in italiano le parole straniere vanno usate sempre e solo nella loro forma al singolare. Eccezione: solo quelle che non ne hanno una, tipo: “jeans”, oppure “mass media”. Già, anche dire che “la radio è un medium di massa” è un errore. E un orrore.

customer care: non so neanche più come si dice in italiano. Assistenza clienti? Ma vuoi mettere, quanto fa figo, o meno sfigato, poter dire che lavori nel cutomer care di un’azienda automotive?

Ora scusami: ho una deadline da rispettare, ma aspetto con ansia le vostre suggestioni