Dizionario di Milanese

Life in Milan can be hard if you don’t know the pidgin that passes for English in the web, media and advertising worlds in the city of the half-woollen boar


Dizionario di Milanese

aperitivo (“ape”): come disse un amico, a Trieste xe na roba che se beve, qui xe na roba che se mangia! Vedi anche sotto, Happy Hour, che, in effetti, aperitivo no xe inglese abbastanza, ciò…

assessment: il sesso non c’entra, che il sesso, a Milano, è una roba di cui si parla, non una roba che si fa. Un po’ come l’aperitivo, insomma. E ogni valutazione che non sai bene come fare, la chiami assessment, così è chiaro fin dal principio che non era una cosa tanto facile da fare…

automotive: nel linguaggio da aziendalista, il settore automobilistico. Bello, vero?

beauty: o, più spesso, “il beauty” (lombardismo): quello che in inglese vero si chiama: beauty case.

bookare: che prenotare fa schifo, non è abbastanza cool

brief: nel mondo anglosassone, brief sono anche quelle che una volta a Milano si chiamavano i mudand, le mutande. Ora, i maschi hanno tutti i boxer, e le donne il tanga. Nero, in modo che si veda sui pantaloni bianchi. E i brief, quei documenti che dovrebbero essere elaborati dai clienti per affidare un lavoro a un’agenzia, molto spesso, non sono nè corti nè concisi…

brunch: crasi di breakfast e lunch, negli USA inizia, la domenica, verso le 11 del mattino e continua fino a quando l’ultimo commensale non ha assunto la sua overdose mensile di zuccheri e grassi. A Milano, invece, inizia alle 13, e più che altro serve alle giovani coppie con figli che non hanno voglia di cucinare, tipicamente lei donna manager e lui figlio di papà fighetto con le Bikke a 40 anni…

call: come in: rump minga i ball che ho una (conference) call.

chart: guardiamo le chart, che i grafici fanno veramente schifo e non servono a nulla.

check-up: i controlli, dal medico o dal dentista, a Milano non li fa più nessuno.

coffee-break: che le pause caffé, chiaramente, sono robe proletarie…

company: ormai orribilmente usato al posto di azienda. Tipo: nella nostra company

competitors: i competitors, con la “s” che non ci va, ovviamente, sono i tuoi concorrenti, se sei un’azienda, oppure i tuoi rivali (in amore).

confidente: queste parole sono le peggiori. In italiano, un confidente è una persona di cui ti fidi e a cui ti senti di fare delle confessioni di tipo intimo e personale. In inglese, confident vuol dire tutt’altro, ovvero fiducioso. Ma è pieno di pirla che non sanno l’inglese ma che sono un po’ come la mia insegnante di inglese delle scuole medie, che parlava inglese con accento veneto, e italiano con accento inglese, per darsi un tono, e che dicono: sono confidente che ce la faremo

curricula: tipicamente, usata dalle shampiste che vogliono far vedere che hanno studiato un po’ di latinorum. Ma non molto italiano, visto che in italiano le parole straniere vanno usate nella loro forma al singolare. Eccezione: solo quelle che non ne hanno una, tipo: jeans, oppure mass media.

customer care: non so neanche più come si dice in italiano. Assistenza clienti? Ma vuoi mettere, quanto fa figo, o meno sfigato, poter dire che lavori nel cutomer care di un’azienda automotive?

deadline: se non devi rispettare una deadline, non sei nessuno…

educazione: un’altra pazzesca. Educazione è ormai uguale a istruzione – da education!!

fashion: in milanese, è un aggettivo, come in: quella lochesciòn è molto fasciòn. In inglese, al limite, si direbbe fashionable, che fashion è la moda – un nome, non un aggettivo.

filling: pure in cucina devono rompere i coglioni con l’inglese. Il filling sarebbe il ripieno.

finance: come automotive: il settore fainens, il settore finanziario/bancario/assicurativo.

happening: in italiano, evento. Ma un evento non eviene, un happening happens!

happy hour: vedi aperitivo.

HR: il reparto delle cosiddette human resources, una volta volgarmente detto del personale

ingaggiare: da to engage!! Questa è al di là di ogni possibile presa per il culo.

life coach: se non sai cosa cazzo fare della tua vita, hai bisogno di un life coach.

location: ovviamente pronunciato: lochesciòn. In inglese: a position or site occupied or available for occupancy or marked by some distinguishing feature. In milanese: un posto fighetto abbastanza per farci un qualche tipo di happening che possa sperare di dirsi esclusivo.

lunch: il pranzo lo fate voi Arroma che nun c’avete da lavorà (e, soprattutto, sapete godervi la vita). Qui a Milano si fa un [lanch]. Venti minuti d’orologio, due cagatine striminzite, 15 Euro, grazie. Ma vuoi mettere, la soddisfazione di sapere di essere al centro dell’Italia che produce? ;-)

magazine: le riviste non le sfoglia più nessuno. Sempre meno anche i [magasìn], peraltro.

maNAgement: con la pronuncia dove non va, che così sembra quasi francese. Very uncool.

meeting: uè, c’ho un meeting. Io, che sono retro-chic, uso solo rdv, e non hai idea di quanti non sappiano neppure di cosa parlo…

party: nessuno va più alle feste, ma i party tirano parecchio…

PERformance: come maNAgement. Anche qui, l’accento è tutto sbagliato!

personal trainer: anni fa, ho incontrato una ragazza – non italiana, ovviamente – che mi ha detto che aveva una sessione di un’ora in palestra con il maestro. Le avrei dovuto dire subito: Ti amo! Sic.

prospect: un cliente potenziale. Anche se sta a Cernusco sul Naviglio.

reading: vado a un reading di poesie. Minchia quanto sei colto.

recepcion: sarebbe reception, ma qui da noi la si pronuncia di solito alla spagnola

recruiting: che nessuno che si rispetti ormai fa ricerca del personale, ci mancherebbe.

retail: come automotive e finance. Il settore retail, ovvero la distribuzione.

roadmap: anche se un piano non ha minori probabilità di successo…

sandwich: questo non lo usa più nessuno. Questo era inglese dei tempi dei miei nonni: el sanguiss.

schedulare: dal verbo inglese to schedule

skillato: ma è uno skillato? Una volta uno avrebbe chiesto: l’é bon de fà quaicoss?

spa: addirittura per le terme, siamo arrivati a copiare gli americani. Americani che, e qui so di deludere di sicuro qualcuno, a loro volta hanno copiato l’antica Roma. SPA é Salus Per Aquam.

speaker: e anche speech, che non ci sono più i discorsi di una volta…

steig: la parola stage, francese, diventa, nel meneghino di coloro che vogliono dartela a intendere sul fatto che parlano inglese, steig. In inglese, peraltro, stage è il palcoscenico, e i periodi di lavoro non pagati, oltre a essere molto più brevi, più rari e solo per sbarbati, si chiamano internship. Che, però, sfiga vuole che sia purtroppo davvero troppo difficile da pronunciare.

suggestioni: se avete delle suggestioni. Dall’inglese suggestion. No comment.

taLk show: ma ci vuole proprio tanto, a NON pronunciare quella cazzo di L? Pronuncia: [tok].

team: che équipe non é più chic, e squadra non si usa più da quei tempi (che paiono ritornare).

ticket: i biglietti sono esauriti. Prego, si accomodi, prenda un ticket.

trendy: trendy non è più trendy, e anche tendenza, vivaddio, non si dice più. Oggi si dice fashion.

waLking: quella cazzo di L non – ripeto: NON – la devi pronunciare! [woking]