Pisapia a un terzo del cammin…

20 mesi di Giuliano Pisapia come Sindaco di Milano. Un terzo del mandato. Sei soddisfatto? Io no. C’è un piano per migliorare l’efficienza delle caldaie per il riscaldamento delle case? Con che obiettivi? Entro quando? C’è un piano per dimezzare il numero di auto che entrano in città tutti i giorni? C’è un piano per dimezzare il numero di auto dei milanesi o, in alternativa, trovare un posto dove metterle? Perché sui marciapiedi non si parcheggia in nessun Paese civile del mondo. C’è un piano per togliere le rotaie del tram abbandonate, per dimezzare il numero di cartelli, “panettoni” e altre schifezze abbandonate in giro per la città? C’è un piano per rendere la città sicura e fruibile per pedoni, ciclisti, bambini, anziani o persone con handicap? C’è un piano per riaprire i Navigli e provare a lanciare in modo serio Milano come la Città di Leonardo (Cenacolo, Castello, Navigli) invece di vendere orrende t-shirt con scritto “Milano” in Piazza San Babila? Pare di no.

In compenso, c’è un piano – peraltro tenuto il più possibile nascosto ai cittadini – per vendere SEA per fare Expo 2015 il cui obiettivo è regalare altre zone da edificare ai soliti.

Sarebbe meglio se…

Lo spot del PD con i ragazzi in riva al mare in una giornata di pioggia che pensano al mutuo prima ancora del primo bacio oltre a essere uno spot perfetto per un partito cattolico anni ’50 è notevole anche perché è totalmente privo di una qualsivoglia promessa. Dire: “Il nostro sarebbe un Paese più bello se fosse più giusto” non è un po’ come dire: “Sarebbe meglio se ci fosse il sole”?

Slogan e controslogan

E’ un mese che Maroni parla di un mitico “75% delle tasse pagate che deve rimanere in Lombardia”. Che io sappia, nessun giornalista gli ha chiesto dati certi – e verificabili! – su quale percentuale rimane in Lombardia adesso, o in Veneto, in Emilia-Romagna o nelle altre regioni, o nelle regioni a statuto autonomo. Nessuno che si sia chiesto se il 75% è troppo, giusto o troppo poco.

Nessuno che abbia provato a fare un confronto con le regioni più ricche di altri Paesi europei, tipo Catalunya – che ieri, a meno di due mesi dalle ultime elezioni, ha iniziato a dichiararsi “subjecte polític i jurídic sobirà”, Île-de-France o Baviera. Nessuno, addirittura, che abbia provato a chiedere a Maroni se è davvero una cosa che potrà decidere il governatore della Lombardia.

Nessuno, ovviamente, che gli abbia fatto notare che sono 20 anni che cambiano obiettivo ogni 24 mesi, federalismo, secessione, devolution, federalismo fiscale, padania, modello scozzese, Dio Po e diobò. L’unica costante, in questi lunghi 20 anni, è che non sono riusciti a combinare nulla per il Nord. E la colpa è sempre degli altri: di Roma, del Sud, degli immigrati, dei musulmani…

Poi finalmente è arrivato il PD. Hanno tirato insieme dei numeri altrettanto discutibili e non verificabili (Luca Ricolfi ha scritto un libro intero su questo tema spiegando ogni singolo numero; qui non si spiega nulla) e hanno detto che in Lombardia ritorna già il 78% delle tasse, e che quindi il 75% di Maroni sarebbe addirittura un peggioramento rispetto alla situazione attuale.

Come andrà a finire? Mi sbaglierò, ma è già finita. Slogan, controslogan, fine. I tifosi di Maroni sono contenti dello slogan di Maroni, anche se è il decimo in 20 anni. E anche se non sanno che percentuale delle tasse viene trattenuta ora, o come sono stati fatti i calcoli. I tifosi del PD sono in estasi per la brillantezza con cui il loro partito avrebbe “smontato” le tesi di Maroni. Fine.

In tutto ciò, la cosa più triste deve ancora arrivare. Per cosa vorrebbe utilizzare questi soldi in più Maroni? Per insegnare inglese e un’altra lingua straniera fin dalle elementari? Per borse di studio? Per scuole professionali? Per aiuti alle imprese che investono in ricerca? Per cure mediche totalmente gratuite per gli anziani? Per microcredito o sgravi fiscali alle nuove imprese?

No, per fare arrivare in orario i treni. E il PD su questo non ha nulla da dire.