Blue screen

Venti anni fa era di moda vantarsi di aver letto uno dei libri più ideologici di tutti i tempi, The Cluetrain Manifesto. Chris Locke, in particolare, parlava di come una certa avanguardia della Rete non passasse più le serate solo in ricezione, abbagliati dalla luce blu del televisore, bensì in Rete, a parlare gli uni con gli altri, a costruire un nuovo mondo.

Magari vi era anche del vero, solo che poi le cose sono cambiate e in modo molto veloce.

La Rete è diventata di massa, le “conversazioni” sono diventate un becero berciare su Facebook, e ci siamo ritrovati con un presidente ex tronista televisivo.

Stasera ho visto addirittura uno col telefono in mano in sauna, intento a seguire gli importantissimi post dei suoi amici su Facebook. E la luce blu che veniva riflessa sul suo viso mi ha ricordato di quanto eravamo stati ridicolmente ottimisti.

Televisione

Qualche anno fa, gli anni ’90 sembravano la stagione d’oro della televisione.

La CNN, la BBC, il lancio di Al Jazeera.

Poi arriva il web e…

Poi arriva il web e produce user-generated bullshit (UGB). Ma anche Netflix, HBO, Hulu, Amazon, FX, Showtime e presto le televisioni di Apple e Disney.

I migliori anni della televisione sono davanti a noi.

Per chi non può permetterselo, c’è la tv generalista o quella monnezza d Facebook.

Proletariato

Poche cose gridano più “proletariato”! (e anche: sfruttamento del capitale!) che dei pendolari stranieri che prendono il treno (ho chiacchierato un po’ lo scorso mese con due pakistani che da Lodi si stavano portando su Milano per il turno serale) per venire a Milano a portare in giro in bicicletta piatti caldi per milanesi (relativamente) benestanti che hanno, collettivamente, per così dire, centinaia di migliaia di auto parcheggiate sui marciapiedi e in altri posti dove sarebbe vietato.

E tutto questo mentre la “sinistra con l’iPhone”, quella che una volta in Francia chiamavano “gauche caviar”, il PD, insomma, plaude, probabilmente, a questa “integrazione grazie all’uso della tecnologia”. E chi se ne frega se questi alfieri, senza saperlo e senza volerlo, della “società multiculturale” sono solo dei lavoratori non protetti e soggetti a un caporalato digitale che le tasse le “paga” in qualche paradiso fiscale.

E poi magari si chiedono anche come mai non li vota nessuno.

Duracell

Siamo nel 2018 e i telecomandi delle televisioni funzionano ancora con le spirali di ferro e le pile usa e getta con cui trenta anni fa facevamo andare il Walkman.

E voi mi volete far credere che fra 2 anni avremo un’auto elettrica “che si guida da sola”? E che addirittura risolveranno i problemi delle città – anzi, delle smart city?

Avete visto troppa televisione. E siete dei tecno-paninari senza speranza.