Italia, Anno 2000. Quattro ragazzi giovani e in gamba vengono finanziati da due VC e creano a Roma Studenti.it, una bella realtà che si salva dal crac del 2001 e seguenti (siamo in Italia, io da quando ho l’età per ricordarmene ho sempre e solo sentito parlare di crisi economica, fatti salvi solo i meravigliosi primi 6 mesi di Tiscali in Borsa…), si posiziona come leader (per davvero) del proprio settore, crea una concessionaria, StudentiADV, che è davvero pronta, se non lo è già, a diventare il primissimo referente per tutte quelle aziende che vogliono colpire quel target difficile da raggiungere che sono i giovani post-MTV italiani. La società fa utili e, passata la tempesta, arrivano due nomi importanti del web italiano che vogliono comprarne un pezzo. Uno dei soci, ormai con un bimbo e un secondo in arrivo, decide che è il momento di lasciare la società e i suoi 35 mq di Roma e di tornare a Trieste. La morale? Comprate case. Ha guadagnato di più con l’aumento del valore della casa che ha acquistato a Roma nel 2003 che non vendendo il suo 4%.
update: 4 aprile 2006: il comunicato stampa: nuovo assetto azionario per StudentiMediaGroup.
ah, la casa è in vendita: quartiere San Lorenzo, isolato (di fronte al cimitero del Verano), balcone, coinquilini nel palazzo: trentenni simpatici, freak e nervosi col Sindaco Veltroni.
Niu economi
A un passo dalla meta
Leggo su Mediaforum che se Gran Bretagna, Francia e Germania restano i maggiori spender in adv online, l’Italia sta rapidamente recuperando il gap…. Vediamo come. In UK, Paese che da solo vale il 35,9% della spesa pubblicitaria su Internet in Europa, nel 2005 (gennaio-giugno) la spesa su Internet è aumentata del 62,3% rispetto al 2004. In Francia (27,3%) è aumentata del 74%. In Germania (22%) del 60%. In Spagna, Paese che ci ha superati (col 3,7% vs. 3,4% della spesa totale europea) per la prima volta nel 2005, è aumentata del 50% (gennaio-giugno). In Italia, del 18%. Quindi: crescendo meno di tutti gli altri, prima o poi chiuderemo il gap? ;-)
Segnalo Segnalo
Tv sul web
Pare che sarà la tv a passare dal web – e non il web dalla tv, à la Freedomland. Ma cosa vuol dire? ieri a IAB Forum, Paolo Durante di Nielsen Media Research ha parlato di Tivo come dalla fine della pubblicità, lasciando più o meno intendere – o almeno io ho capito così – che sarà anche per effetto di Tivo che i soldi della pubblicità passeranno al web. Subito dopo, Danny Meadows Klue, CEO di IAB Europe, ha parlato di TV-style ads on the Internet. Infine, Virgilio diventa Alice, il broadband è centrale e… forse finalmente potremo andare in bagno fra una pagina e l’altra anche su Internet. IAB di ieri ci parla di un web che finalmente – non ne vedevamo l’ora – avrà i suoi formati pubblicitari televisivi. La tv – quella che conta, cioè la pubblicità – finalmente anche sul web. Spot, altro che banner. Un canale da 20 milioni di telespettatori. Più rock di Celentano.
The Search di John Battelle ci parla di uno scenario opposto. Non sarà la pubblicità televisiva che irrompe su Internet, bensì i programmi tivù che ci arriveranno via IPTV e che cercheremo non più su Tv Sorrisi e Canzoni ma con la stessa interfaccia con cui facciamo le altre nostre ricerche. Non saranno gli spot a invadere il web, a casaccio, a seconda del target di ciascun canale, ma un motore web-based di adserving che deciderà quali pubblicità mostrare a chi. La G grande saprà tutto di noi, ma non dirà nulla a nessuno. Neppure al Governo Cinese, si spera. Ma prima di farci vedere il programma scelto, o durante il programma, ci farà vedere delle pubblicità a seconda di chi siamo e di cosa abbiamo cercato negli ultimi giorni. Interessante e inquietante, anche se in parte sembrano un po’ i discorsi tipo anno 2000, del tracciare gli utenti, sapere tutto di tutti etc.
