Chiacchierando con Stefano Vitta riguardo all’affaire Grillo – e poi smetto di rompere i coglioni, promesso – abbiamo finito per trovarci più o meno d’accordo che fino a quando…
1. nessuno tranne Grillo può postare (o firmare a proprio nome) nulla su quel blog…
2. Grillo parla di Skype e di MeetUp, ma non di Blogger e di Splinder e di Bloggers…
3. Grillo non linka a nessun altro blog (molto meglio se di sfigati sconosciuti)…
le casalinghe di Voghera, altro che movimento, penseranno che farsi un blog deve essere una roba complicata come farsi una televisione, e lo può fare solo Grillo. Non va bene.
Blog
Ridimensionare sé stessi e accettare gli altri in un mondo che cambia
I blogger sono pericolosi: aggressivi, insolenti, sarcastici, come dice Stefano Bartezzaghi. Dei devianti, chiaramente. Degli hacker, potremmo dire, perchè oggi chi si pone fuori dal mondo top-down della produzione e distribuzione della conoscenza è un hacker.
Ma non c’è limite al peggio. Doc ha scovato una foto di una blogger che dà da bere della birra al suo bimbo in fasce – invece di aspettare che abbia 16 anni e la patente e combini un disastro a causa (anche) del semi-proibizionismo alcolico vigente negli USA. RageBoy si chiede:
Where did these people come from? What’s their agenda? Is it true, as some have whispered, that they’re part of a plot to weaken the moral fabric of America?
Pezzulli come quello del Bartezzaghi sono, come dice Mantellini, sia il dileggio dell’amatoriale, sia la manifesta incapacità di Ridimensionare sè stessi e accettare gli altri in un mondo che cambia – quale miglior titolo per il prossimo convegno su Blogger e Giornalisti?
Lo ripetiamo: questi blogger sono pericolosi. Non mettono solo a repentaglio la carriera di qualche pennaiolo. Per dirla di nuovo con RageBoy, minano alla base le fondamenta della nostra società:
What these self-styled “public journalists” don’t seem to understand is the crucial function of corporate guidance in a great republic such as ours. Without the leavening influence of commercial advertising, people might say anything they felt like, might write anything that came into their heads. And the result? A cacophony of opinion, random, unverified ideas, and an overall disrespect for the lubricating beneficence of the only value that really counts for anything in America today:
money.
Nessuno si dovrebbe stupire allora nè di questi attacchi, nè di tutti i tentativi di farci usare le nostre Adsl per vedere il calcio a 2 a partita. La schiavitù non ha prezzo.
IPO
Ragazzi, è arrivato il momento. il Nasdaq va a mille, Google salirà ancora e nessuno ha ancora preso il ticker symbol DTCM. Mi sa che mi toccherà comprarmi il .com e poi andare in Borsa.
La scorsa settimana mi hanno passato un Daily net. E’ uscito un flash in cui si diceva che il sito Internet di Cosmopolitan ha ben 100 mila visitatori al mese. Questo blog ne ha oltre 70 mila.
Nello stesso numero, vedo della pubblicità del network di John Efrem. Un network da ben 300 milioni di impression al mese, pare – e che non segue il gregge. Il portale principale – anche se io lo definirei piuttosto un sito amatoriale carino – del network è JohnEfrem.com – disponibile anche sulle seguenti estensioni .biz, .org, .net, .ws, .info, .us, tengono a precisare. Su Alexa sono il 741,465 esimo sito. Dot-coma il 214,967 esimo. Balle ne raccontiamo un po’ di meno – le nostre pagine saranno 120 mila – e il .org l’abbiamo anche noi con il nostro sito gemellato [dot]coma. Allora, pronti per l’IPO? Obiettivo: uno solo: una exit strategy la più veloce e indolore possibile.
Quintostato
Come si dice? Chi di scrematura ferisce, di scrematura perisce. QuintoStato chiude.
E’ stato bello (prenderli per il culo) finchè è durato.
