Vox populi, vox dei

Le elezioni politiche sono l’unico tipo di crowdsourcing che funziona.

Non benissimo, magari, ma prova ad accettare i contributi di decine di milioni di persone per la costruzione di un ponte, un’operazione chirurgica a cuore aperto o anche solo una campagna pubblicitaria o la costruzione di un sito web e poi ne riparliamo.

Funziona e ci dà il peggior tipo di governo possibile, tranne tutti gli altri.

Funziona anche se c’è chi vorrebbe dire al prossimo come deve votare.

Funziona anche se le leggi elettorali sono spesso fatte senza cognizione di causa; o perché veniva comodo con i vecchi collegi elettorali, come il Mattarellum; o perché aiutava una parte politica, come il Porcellum; o perché ci si voleva orientare verso una soluzione cesarista, come nel tentativo renziano del cosiddetto sindaco d’Italia (sic).

Funziona forse anche perché spesso siamo messi di fronte a scelte che sono chiare solo sulla carta e che per un motivo o per l’altro verranno messe in pratica solo parzialmente. Funziona anche in Paesi rissosi, ignoranti e immaturi. Funziona purché non ci si aspetti troppo. Funziona perché se contasse qualcosa, non ce lo lascerebbero fare.

Quindi contribuite con i vostri famosi due centesimi e andate in pace.

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