il Berlusconi buono

No, piano con le denunce. Non lui. Un altro, dico. Beppe Grillo, ad esempio. Leggo grazie a Paolo una bella intervista a Beppe Grillo su Netdipendenza. E d’improvviso torno a sentire la sua Voce, invece di leggere le parole che gli scrive qualcun altro. Beppe usa la parola incantesimo.
E dice che potrebbe anche rischiare di diventare un Berlusconi buono. Sarebbe davvero un risultato dolce amaro. Ma cazzo, allora lo sai anche tu! Incantesimo, se non ricordo male, era una parola che Max Weber utilizzava per descrivere la meraviglia dell’uomo moderno di fronte a invenzioni di cui non capiva fino in fondo il funzionamento e che gli sembravano magiche.
O la meraviglia della casalinga di Voghera di fronte al fatto che Beppe Grillo ha un blog. E io no, sono solo una povera casalinga di Voghera, chissà come si fa e se è difficile o se costa un sacco di soldi… Noi – no, davvero, e questa volta non è un plurale maiestatissono mesi che LO diciamo.

valuation creation

Six Apart, la società di MovableType, TypePad e LiveJournal, ha ottenuto altri 12 milioni di dollari di finanziamento. Bene, bravi, bis, dice questo articolo sulla new new thing 2.0. Tris, a dire la verità. E’ il terzo round di finanziamento, e francamente non si capisce bene perchè. Certo, TypePad ha avuto i suoi bei problemi di affidabilità lo scorso anno, ma con 12 milioni di dollari compri 4,000 server Dell da 3,000 dollari l’uno. Anche di più, che mi sa che ti fanno lo sconto.

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note al Capitolo 10

1. Battelle, John, The Search. How Google and Its Rivals Rewrote the Rules of Business and Transformed Our Culture, pagine 166-172
2. ibid, pagine 65-90
3. Sequoia Capital, sequoiacap.com, e Kleiner Perkins Caufield & Byers, kpcb.com
4. Pochi mesi dopo, Overture tenta un bluff: compra Altavista e prova a far credere di voler diventare un destination site rilanciando lo storico marchio, ma poi vende a Yahoo per 1,63 miliardi di dollari.
5. Ma ancora più significativo, forse, è che Google sia riuscita a tenersi AOL come partner evitando, a fine 2005, che finisse nelle mani degli arcirivali di Microsoft – e come e perchè vi è riuscita, ovvero non solo con il cash, anche se un miliardo di dollari per il 5% della società sono pur sempre soldi, ma soprattutto con il cash-flow, grazie ad Adwords e ad Adsense e a un sistema ormai collaudato che genera soldi, che offre un modello di business provato e che potrebbe portare AOL in Borsa.
6. Radio, radio.userland.com, è un software che funziona sulle macchine degli utenti e carica le pagine via ftp su un qualunque server remoto. Esisteva già, peraltro, anche Manila, manila.userland.com, un’applicazione che si installa su un server e che consente di offrire un servizio di blog hosted, come fa ad esempio weblogger.com e come fece per un po’ di tempo radiopossibility.com, un servizio messo su da Marek J., un amico polacco con un cognome impossibile da scrivere che lavora in Texas e che mi ha per primo offerto la possibilità di farmi un blog nel 2001 all’indirizzo dotcoma.radiopossibility.com. Già che ci sono, colgo l’occasione per ringraziare sia Marek sia Gianluca Neri e il suo servizio BlogNation.it, una versione hosted di Movable Type che ospita dotcoma.it dal 2003. Per tornare a Manila, Manila dava sì la possibilità di offrire un servizio hosted, ma il servizio doveva venire offerto non dalla casa madre Userland, che era una pura e semplice software house, ma da diversi piccoli imprenditori o servizi di hosting che decidevano di creare il proprio piccolo nodo e di offrire il servizio a pagamento (a differenza di quanto ha fatto Marek) mentre Blogger, completamente gratuito, era gratis e molto più scalabile.
7. Vedi questa intervista a Evan Williams pubblicata da Fortune
8. Lasciata Google dopo l’IPO, a dicembre 2004 Evan si è ributtato nella mischia e ha fondato Odeo.com, una società che offre un servizio web-based per registrare e condividere i podcast.
9. Intanto, Ben Trott scrive del codice perchè la sua fidanzata Mena, a cui non andava bene nessuno dei CMS che c’erano in giro, possa scrivere un suo blog. I due decidono di rendere disponibile gratis il software, chiamato Movable Type, a chiunque lo voglia usare per il proprio blog personale. E’ un grande successo. Se ne accorge Joi Ito, un business angel giapponese che finanzia la giovane società perchè lavori a una versione hosted del servizio, ovviamente a pagamento. Nasce così TypePad, una versione semplificata di Movable Type. Poi arrivano altri finanziamenti, viene acquisita la popolare comunità di blog LiveJournal e infine lo stesso software Movable Type è offerto a partire da dicembre 2005 in versione hosted – da niente meno che Yahoo! Small Business. Se ci pensi, il modello di Movable Type (che non è codice libero) assomiglia molto all’ideale Open Source di codice gratis e servizio e personalizzazioni (o semplicemente hosting, nel loro caso) a pagamento. Un po’ in ritardo, arriva WordPress, il CMS per blog Open Source: su wordpress.org trovi il software scaricabile liberamente, su wordpress.com poco più che un servizio di prova offerto da Automattic, una società che, coerentemente con il modello sopra delineato, si occupa di supporto, consulenza e training per WordPress e che usa il servizio hosted che offre su wordpress.com per testare Akismet, il proprio servizio a pagamento di filtro contro lo spam nei commenti. Infine, come a chiudere il cerchio, dopo MT anche WordPress è disponibile da dicembre 2005 su Yahoo! Small Business. Entrambi costano da 8 a 40 dollari al mese. Vedi per MovableType e per WordPress.
10. No, fanciulle. Spiacenti di deludervi, ma al matrimonio della vostra migliore amica succede solo nei film di Hollywood…
11. Vedi ad esempio questa intervista. Ma l’amicizia va meno bene.
12. Se ti interessa, questo interessante articolo sul dating parla della caduta della valutazione di Friendster da addirittura 200 milioni di dollari a meno di 5 a causa degli altissimi costi operativi del sito.
13. AJAX, reso celebre da GMail, sta per Asynchronous JavaScript and XML ed è un insieme di tecnologie che consentono di creare delle applicazioni web più interattive e più usabili. Per Ruby, vedi qui.
14. Sparisce ad esempio l’ottimo The Industry Standard, fondato da John Battelle; sopravvive invece Fast Company, ma si riposiziona più su tematiche di management e su altri e meno veloci business. Ormai, per leggere di cose webby non restano che i blog, primo fra tutti techcrunch.com, ormai riconosciuto come la Bibbia del web2.0
15. Di Fleck.com non si sa quasi nulla, se non che sono olandesi e autoironici. Ma puoi leggere il loro blog.
16. Perchè il NY Times abbia speso 410 milioni di dollari per About.com, una (scadente) collezione di guide, blog e articoli vari scritti da persone che si ritenevano degli esperti, è per me un vero mistero.
17. Il 75% di Topix.net viene comprato da tre grandi gruppi editoriali. Ecco il comunicato di uno dei tre.
18. I comparatori di prezzi sono in effetti un settore molto caldo: dopo Kelkoo, acquistato da Yahoo! nel marzo del 2004 per 475 milioni di euro, nel 2005 è la volta di eBay che compra Shopping.com per 620 milioni di dollari, di Scripps compra appunto Shopzilla per 525 milioni di dollari ed infine di Experian, una società americana specializzata nei credit rating, che compra Pricegrabber per 485 milioni di dollari.
19. MySpace a fine 2005 è ormai nella Top10 dei siti in lingua inglese secondo Alexa, davanti ai siti della BBC, della CNN e molto davanti al sito del NY Times (che si classifica dietro anche ad About.com).
20. Craigslist non è in vendita anche perchè il 25% di Craigslist è già passato dalle mani di uno dei co-fondatori a eBay nell’agosto 2004.
21. Una data da segnare: 22 gennaio 1998. Da oggi, Open Source.
22. Il movimento Open Source è stato più volte accusato di essere comunista e anti-americano (e peggio) da parte di Microsoft.
23. Non solo si possono ormai offrire sul Web dei servizi che possono sostituire Outlook e Office, ad esempio GMail o Writely, ma senza il Web tutto ciò – a partire da Linux – non sarebbe mai stato possibile.
24. If you’ll start me up, I’ll never stop, never stop, never stop… Poche balle, il lancio di Windows 95 è stato sicuramente il più grande evento mediatico commerciale del XX secolo.
24. La migliore storia di Encarta l’ho trovata su Wikipedia :-)
25. Wikipedia comes close to Britannica in terms of the accuracy of its science entries. Al Vaticano, invece, non piace. Peggio per loro.
25. Dopo aver bruciato milioni come fossero noccioline, anche se meno di tanti altri, ciao|com, l’unica dotcom al mondo senza dot, riesce finalmente a vendere.
26. Lastminute.com andò in Borsa a Londra nel periodo giusto, poi tenne duro e infine decise che era meglio vendere agli americani.
27. No, va bene che questa ormai è la niueconomi2.0, ma non a caso fra 2,6 e 4,1 miliardi di dollari, bensì a seconda dei risultati che Skype riuscirà a ottenere nel periodo post-acquisizione.
28. Vedi. il comunicato ufficiale di Creative Commons in Brasile, i collegamenti con il Tropicalismo, una bella intervista a Lawrence Lessig e il video con la firma di Gilberto Gil, cantante e Ministro della Cultura.
29. Per la quotazione di Baidu al NASDAQ vedi qui (non in cinese ;-)
30. Molto interessante questa pubblicità anti-straniero di Baidu.
31. Per Yahoo! e Alibaba, vedi il comunicato stampa di Alibaba. E’ da notare che eBay e Amazon, dal canto loro, si erano mosse prima – e per tempo, col senno di poi – e avevano già comprato l’una il 33% del sito di aste EachNet per 30 milioni di dollari (e poi altri 150 milioni per chiudere l’operazione) e l’altra Joyo.com per 75 milioni di dollari. Ma correvano gli anni 2002, 2003 e 2004, rispettivamente.
32. Per l’OPA di RCS su DADA vedi questo articolo del Corriere:
33. Vedi il blog e il libro, Anderson, Chris, The Long Tail.
34. Per il (ridicolo) make-up europeo del logo di Tiscali, vedi qui.
35. Blockbuster non è solo il nome di una catena di negozi che affittano cassette VHS e DVD. Nel gergo di Hollywood – e non solo, visto che si parla anche di blockbuster drug per un farmaco tipo il Viagra le cui vendite superino il miliardo di dollari l’anno – blockbuster vuol più o meno dire bestseller, insomma quei film di massa che ci vengono spinti giù per la gola (o su per qualcos’altro) dal mass marketing, mentre la teoria della Long Tail ci dice che Internet è un medium (e non un media, ma questa è difficile) fantastico proprio perchè in grado di dare visibilità e una vera opportunità di riuscita anche economica a film, libri e musica di nicchia. Per una definizione di “blockbuster”, vedi qui.
36. Fra i network di nanopublishing – no, nessun riferimento al Presidente del Consiglio del tempo – lanciati alcuni già a fine 2004 e altri invece verso la fine del 2005 e forse un po’ di corsa e sulla scia dell’incredibile acquisto del network di blog americani WeblogsInc da parte di AOL a ottobre 2005 per venti o trenta milioni di dollari sono da segnalare Blogo.it, CommunicaGroup.it, Blogcenter.net, 2beblog.it, Blogosfere.it e i blog di Tuttogratis come ad es. Tecnocino.it.

Postfazione – Il futuro di Internet è la pubblicità

Questa volta forse sì. Ma sarà un po’ diverso da quello che pensavamo. Una volta, c’era Doubleclick. Traccio e voglio sapere chi sono e cosa fanno gli utenti. Oggi, so cosa cercano sui motori di ricerca, oppure cosa c’è sulla pagina che stanno leggendo. Invece di dieci campagne in general rotation, ho migliaia di clienti Google con AdSense, YPN o MIVA. Presto, pare proprio, sarà della partita anche Amazon – AmazonSense, è già stato battezzato. E eBay cosa aspetta?

Una volta sembrava che il futuro dovesse essere dei pianificatori e dei trafficker, oltre che dei software spioni. Oggi, questi compiti sono svolti – e meglio – da dei computer che analizzano i contenuti delle pagine web e decidono quali pubblicità mostrare, salvo poi far uscire solo quelle che rendono bene. Amazon, vale la pena di notare, può far uscire non solo pubblicità di terzi, ma anche la propria. Cosa aspetta eBay a fare altrettanto? E i grandi network di affiliazione? Il futuro della maggior parte della pubblicità online non può che essere questo.

E non è finita qui. Sapendo quanto rendono a click con AdSense, Google ha un accurato benchmark del valore delle pagine dei vari siti, ed è in grado eventualmente di vendere – su questi siti, perchè sul loro motore di ricerca non succederà mai – anche pubblicità tradizionale (aka, banner grafici) a un prezzo più alto, ad esempio chiedendo il 50% in più di quello che incasserebbero con i link testuali. Il futuro sarà quindi quasi tutto a performance, a pay-per-click o addirittura a risultato – a lead o a sale, quindi – come sta provando a fare l’ex fondatore di Overture Bill Gross con Snap.com? E’ possibile.

Anzi, forse in parte è già così. Si dice che, nel tentativo di combattere i click fraudolenti sui siti di contenuto che espongono AdSense, Google paghi di più i siti che inviano click che hanno poi un buon tasso di conversione in iscrizioni o in vendite. Sarà così al 100% il futuro? No, certo che no. Le eccezioni saranno le homepage e certe sezioni (auto, finanza etc.) dei grandi portali e certi siti verticali con un pubblico particolare come ad esempio gli studenti, i giovani, i single, i gay o gli over50. Ma certo il futuro non sarà la general rotation.