il Berlusconi buono

No, piano con le denunce. Non lui. Un altro, dico. Beppe Grillo, ad esempio. Leggo grazie a Paolo una bella intervista a Beppe Grillo su Netdipendenza. E d’improvviso torno a sentire la sua Voce, invece di leggere le parole che gli scrive qualcun altro. Beppe usa la parola incantesimo.
E dice che potrebbe anche rischiare di diventare un Berlusconi buono. Sarebbe davvero un risultato dolce amaro. Ma cazzo, allora lo sai anche tu! Incantesimo, se non ricordo male, era una parola che Max Weber utilizzava per descrivere la meraviglia dell’uomo moderno di fronte a invenzioni di cui non capiva fino in fondo il funzionamento e che gli sembravano magiche.
O la meraviglia della casalinga di Voghera di fronte al fatto che Beppe Grillo ha un blog. E io no, sono solo una povera casalinga di Voghera, chissà come si fa e se è difficile o se costa un sacco di soldi… Noi – no, davvero, e questa volta non è un plurale maiestatissono mesi che LO diciamo.

28 febbraio 2006 -- 6 commenti

valuation creation

Six Apart, la società di MovableType, TypePad e LiveJournal, ha ottenuto altri 12 milioni di dollari di finanziamento. Bene, bravi, bis, dice questo articolo sulla new new thing 2.0. Tris, a dire la verità. E’ il terzo round di finanziamento, e francamente non si capisce bene perchè. Certo, TypePad ha avuto i suoi bei problemi di affidabilità lo scorso anno, ma con 12 milioni di dollari compri 4,000 server Dell da 3,000 dollari l’uno. Anche di più, che mi sa che ti fanno lo sconto.

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28 febbraio 2006 -- 9 commenti

zonetag

E’ divertente taggare, no? Così divertente che Yahoo! lo vuole fare in automatico per te…

28 febbraio 2006 -- 0 commenti

meet the President

Il cowboy è l’unico leader al mondo che parla sempre col sole negli occhi… [su YouTube]

27 febbraio 2006 -- 0 commenti

note al Capitolo 10

1. Battelle, John, The Search. How Google and Its Rivals Rewrote the Rules of Business and Transformed Our Culture, pagine 166-172
2. ibid, pagine 65-90
3. Sequoia Capital, sequoiacap.com, e Kleiner Perkins Caufield & Byers, kpcb.com
4. Pochi mesi dopo, Overture tenta un bluff: compra Altavista e prova a far credere di voler diventare un destination site rilanciando lo storico marchio, ma poi vende a Yahoo per 1,63 miliardi di dollari.
5. Ma ancora più significativo, forse, è che Google sia riuscita a tenersi AOL come partner evitando, a fine 2005, che finisse nelle mani degli arcirivali di Microsoft – e come e perchè vi è riuscita, ovvero non solo con il cash, anche se un miliardo di dollari per il 5% della società sono pur sempre soldi, ma soprattutto con il cash-flow, grazie ad Adwords e ad Adsense e a un sistema ormai collaudato che genera soldi, che offre un modello di business provato e che potrebbe portare AOL in Borsa.
6. Radio, radio.userland.com, è un software che funziona sulle macchine degli utenti e carica le pagine via ftp su un qualunque server remoto. Esisteva già, peraltro, anche Manila, manila.userland.com, un’applicazione che si installa su un server e che consente di offrire un servizio di blog hosted, come fa ad esempio weblogger.com e come fece per un po’ di tempo radiopossibility.com, un servizio messo su da Marek J., un amico polacco con un cognome impossibile da scrivere che lavora in Texas e che mi ha per primo offerto la possibilità di farmi un blog nel 2001 all’indirizzo dotcoma.radiopossibility.com. Già che ci sono, colgo l’occasione per ringraziare sia Marek sia Gianluca Neri e il suo servizio BlogNation.it, una versione hosted di Movable Type che ospita dotcoma.it dal 2003. Per tornare a Manila, Manila dava sì la possibilità di offrire un servizio hosted, ma il servizio doveva venire offerto non dalla casa madre Userland, che era una pura e semplice software house, ma da diversi piccoli imprenditori o servizi di hosting che decidevano di creare il proprio piccolo nodo e di offrire il servizio a pagamento (a differenza di quanto ha fatto Marek) mentre Blogger, completamente gratuito, era gratis e molto più scalabile.
7. Vedi questa intervista a Evan Williams pubblicata da Fortune
8. Lasciata Google dopo l’IPO, a dicembre 2004 Evan si è ributtato nella mischia e ha fondato Odeo.com, una società che offre un servizio web-based per registrare e condividere i podcast.
9. Intanto, Ben Trott scrive del codice perchè la sua fidanzata Mena, a cui non andava bene nessuno dei CMS che c’erano in giro, possa scrivere un suo blog. I due decidono di rendere disponibile gratis il software, chiamato Movable Type, a chiunque lo voglia usare per il proprio blog personale. E’ un grande successo. Se ne accorge Joi Ito, un business angel giapponese che finanzia la giovane società perchè lavori a una versione hosted del servizio, ovviamente a pagamento. Nasce così TypePad, una versione semplificata di Movable Type. Poi arrivano altri finanziamenti, viene acquisita la popolare comunità di blog LiveJournal e infine lo stesso software Movable Type è offerto a partire da dicembre 2005 in versione hosted – da niente meno che Yahoo! Small Business. Se ci pensi, il modello di Movable Type (che non è codice libero) assomiglia molto all’ideale Open Source di codice gratis e servizio e personalizzazioni (o semplicemente hosting, nel loro caso) a pagamento. Un po’ in ritardo, arriva WordPress, il CMS per blog Open Source: su wordpress.org trovi il software scaricabile liberamente, su wordpress.com poco più che un servizio di prova offerto da Automattic, una società che, coerentemente con il modello sopra delineato, si occupa di supporto, consulenza e training per WordPress e che usa il servizio hosted che offre su wordpress.com per testare Akismet, il proprio servizio a pagamento di filtro contro lo spam nei commenti. Infine, come a chiudere il cerchio, dopo MT anche WordPress è disponibile da dicembre 2005 su Yahoo! Small Business. Entrambi costano da 8 a 40 dollari al mese. Vedi per MovableType e per WordPress.
10. No, fanciulle. Spiacenti di deludervi, ma al matrimonio della vostra migliore amica succede solo nei film di Hollywood…
11. Vedi ad esempio questa intervista. Ma l’amicizia va meno bene.
12. Se ti interessa, questo interessante articolo sul dating parla della caduta della valutazione di Friendster da addirittura 200 milioni di dollari a meno di 5 a causa degli altissimi costi operativi del sito.
13. AJAX, reso celebre da GMail, sta per Asynchronous JavaScript and XML ed è un insieme di tecnologie che consentono di creare delle applicazioni web più interattive e più usabili. Per Ruby, vedi qui.
14. Sparisce ad esempio l’ottimo The Industry Standard, fondato da John Battelle; sopravvive invece Fast Company, ma si riposiziona più su tematiche di management e su altri e meno veloci business. Ormai, per leggere di cose webby non restano che i blog, primo fra tutti techcrunch.com, ormai riconosciuto come la Bibbia del web2.0
15. Di Fleck.com non si sa quasi nulla, se non che sono olandesi e autoironici. Ma puoi leggere il loro blog.
16. Perchè il NY Times abbia speso 410 milioni di dollari per About.com, una (scadente) collezione di guide, blog e articoli vari scritti da persone che si ritenevano degli esperti, è per me un vero mistero.
17. Il 75% di Topix.net viene comprato da tre grandi gruppi editoriali. Ecco il comunicato di uno dei tre.
18. I comparatori di prezzi sono in effetti un settore molto caldo: dopo Kelkoo, acquistato da Yahoo! nel marzo del 2004 per 475 milioni di euro, nel 2005 è la volta di eBay che compra Shopping.com per 620 milioni di dollari, di Scripps compra appunto Shopzilla per 525 milioni di dollari ed infine di Experian, una società americana specializzata nei credit rating, che compra Pricegrabber per 485 milioni di dollari.
19. MySpace a fine 2005 è ormai nella Top10 dei siti in lingua inglese secondo Alexa, davanti ai siti della BBC, della CNN e molto davanti al sito del NY Times (che si classifica dietro anche ad About.com).
20. Craigslist non è in vendita anche perchè il 25% di Craigslist è già passato dalle mani di uno dei co-fondatori a eBay nell’agosto 2004.
21. Una data da segnare: 22 gennaio 1998. Da oggi, Open Source.
22. Il movimento Open Source è stato più volte accusato di essere comunista e anti-americano (e peggio) da parte di Microsoft.
23. Non solo si possono ormai offrire sul Web dei servizi che possono sostituire Outlook e Office, ad esempio GMail o Writely, ma senza il Web tutto ciò – a partire da Linux – non sarebbe mai stato possibile.
24. If you’ll start me up, I’ll never stop, never stop, never stop… Poche balle, il lancio di Windows 95 è stato sicuramente il più grande evento mediatico commerciale del XX secolo.
24. La migliore storia di Encarta l’ho trovata su Wikipedia :-)
25. Wikipedia comes close to Britannica in terms of the accuracy of its science entries. Al Vaticano, invece, non piace. Peggio per loro.
25. Dopo aver bruciato milioni come fossero noccioline, anche se meno di tanti altri, ciao|com, l’unica dotcom al mondo senza dot, riesce finalmente a vendere.
26. Lastminute.com andò in Borsa a Londra nel periodo giusto, poi tenne duro e infine decise che era meglio vendere agli americani.
27. No, va bene che questa ormai è la niueconomi2.0, ma non a caso fra 2,6 e 4,1 miliardi di dollari, bensì a seconda dei risultati che Skype riuscirà a ottenere nel periodo post-acquisizione.
28. Vedi. il comunicato ufficiale di Creative Commons in Brasile, i collegamenti con il Tropicalismo, una bella intervista a Lawrence Lessig e il video con la firma di Gilberto Gil, cantante e Ministro della Cultura.
29. Per la quotazione di Baidu al NASDAQ vedi qui (non in cinese ;-)
30. Molto interessante questa pubblicità anti-straniero di Baidu.
31. Per Yahoo! e Alibaba, vedi il comunicato stampa di Alibaba. E’ da notare che eBay e Amazon, dal canto loro, si erano mosse prima – e per tempo, col senno di poi – e avevano già comprato l’una il 33% del sito di aste EachNet per 30 milioni di dollari (e poi altri 150 milioni per chiudere l’operazione) e l’altra Joyo.com per 75 milioni di dollari. Ma correvano gli anni 2002, 2003 e 2004, rispettivamente.
32. Per l’OPA di RCS su DADA vedi questo articolo del Corriere:
33. Vedi il blog e il libro, Anderson, Chris, The Long Tail.
34. Per il (ridicolo) make-up europeo del logo di Tiscali, vedi qui.
35. Blockbuster non è solo il nome di una catena di negozi che affittano cassette VHS e DVD. Nel gergo di Hollywood – e non solo, visto che si parla anche di blockbuster drug per un farmaco tipo il Viagra le cui vendite superino il miliardo di dollari l’anno – blockbuster vuol più o meno dire bestseller, insomma quei film di massa che ci vengono spinti giù per la gola (o su per qualcos’altro) dal mass marketing, mentre la teoria della Long Tail ci dice che Internet è un medium (e non un media, ma questa è difficile) fantastico proprio perchè in grado di dare visibilità e una vera opportunità di riuscita anche economica a film, libri e musica di nicchia. Per una definizione di “blockbuster”, vedi qui.
36. Fra i network di nanopublishing – no, nessun riferimento al Presidente del Consiglio del tempo – lanciati alcuni già a fine 2004 e altri invece verso la fine del 2005 e forse un po’ di corsa e sulla scia dell’incredibile acquisto del network di blog americani WeblogsInc da parte di AOL a ottobre 2005 per venti o trenta milioni di dollari sono da segnalare Blogo.it, CommunicaGroup.it, Blogcenter.net, 2beblog.it, Blogosfere.it e i blog di Tuttogratis come ad es. Tecnocino.it.

26 febbraio 2006 -- 0 commenti

Postfazione – Il futuro di Internet è la pubblicità

Questa volta forse sì. Ma sarà un po’ diverso da quello che pensavamo. Una volta, c’era Doubleclick. Traccio e voglio sapere chi sono e cosa fanno gli utenti. Oggi, so cosa cercano sui motori di ricerca, oppure cosa c’è sulla pagina che stanno leggendo. Invece di dieci campagne in general rotation, ho migliaia di clienti Google con AdSense, YPN o MIVA. Presto, pare proprio, sarà della partita anche Amazon – AmazonSense, è già stato battezzato. E eBay cosa aspetta?

Una volta sembrava che il futuro dovesse essere dei pianificatori e dei trafficker, oltre che dei software spioni. Oggi, questi compiti sono svolti – e meglio – da dei computer che analizzano i contenuti delle pagine web e decidono quali pubblicità mostrare, salvo poi far uscire solo quelle che rendono bene. Amazon, vale la pena di notare, può far uscire non solo pubblicità di terzi, ma anche la propria. Cosa aspetta eBay a fare altrettanto? E i grandi network di affiliazione? Il futuro della maggior parte della pubblicità online non può che essere questo.

E non è finita qui. Sapendo quanto rendono a click con AdSense, Google ha un accurato benchmark del valore delle pagine dei vari siti, ed è in grado eventualmente di vendere – su questi siti, perchè sul loro motore di ricerca non succederà mai – anche pubblicità tradizionale (aka, banner grafici) a un prezzo più alto, ad esempio chiedendo il 50% in più di quello che incasserebbero con i link testuali. Il futuro sarà quindi quasi tutto a performance, a pay-per-click o addirittura a risultato – a lead o a sale, quindi – come sta provando a fare l’ex fondatore di Overture Bill Gross con Snap.com? E’ possibile.

Anzi, forse in parte è già così. Si dice che, nel tentativo di combattere i click fraudolenti sui siti di contenuto che espongono AdSense, Google paghi di più i siti che inviano click che hanno poi un buon tasso di conversione in iscrizioni o in vendite. Sarà così al 100% il futuro? No, certo che no. Le eccezioni saranno le homepage e certe sezioni (auto, finanza etc.) dei grandi portali e certi siti verticali con un pubblico particolare come ad esempio gli studenti, i giovani, i single, i gay o gli over50. Ma certo il futuro non sarà la general rotation.

26 febbraio 2006 -- 1 commento

Capitolo 10 – E poi… Google

Dieci dita delle mani, dieci dita dei piedi, dieci comandamenti e… nove capitoli? No, non va bene. Ecco allora dieci spunti per chiudere l’anno e per chiudere il decimo capitolo del libro.

Google
Altro che i portali. Loro sì che da grandi saranno Canale 5! (1) Quello che era inizialmente il progetto di dottorato di ricerca di Larry Page e Sergey Brin abbandona il nome originario di Backrub, va online nell’agosto 1996 all’indirizzo google.stanford.edu e diventa un’azienda due anni dopo grazie a un assegno da centomila dollari scritto sulla fiducia e intestato a una ancora inesistente Google Inc. da parte di Andy Bechtolsheim, uno dei fondatori di Sun Microsystems. Nel giugno 1999, anno in cui il budget di marketing dell’allora regina dei motori di ricerca Altavista era di 120 milioni di dollari, due fra le società più famose di Venture Capital, Sequoia e KPCB (2), investono 25 milioni di dollari per un quarto della giovane e promettente società. Al contrario di Altavista, Google non fa pubblicità, offre solo il miglior servizio e fa tanto lavoro sul fronte PR. Sono matti? (3)
Il motore di ricerca continua a migliorare e i visitatori ad aumentare. C’è un solo problema: nessuno sa come farà fatturato la società. Nell’ottobre del 2000 Google introduce AdWords, delle pubblicità testuali legate alle keyword e vendute a CPM da una forza vendita tradizionale. Vanno bene, ma potrebbero andare molto meglio. Poi, copiato e migliorato a partire da febbraio 2002 il modello self-service di Overture di far pagare a pay-per-click e con un meccanismo di asta, Google AdWords decolla e a settembre Google arriva a sostituire Overture come partner di ricerca su AOL (4).
Con il lancio di Adsense, Google diventa anche una media company. Meglio ancora, diventa un’azienda tecnologica che usa la propria tecnologia per distribuire la pubblicità dei propri clienti – centinaia di migliaia di clienti – come nessuna azienda aveva mai fatto prima. Successo dopo successo, Google si quota infine al Nasdaq ad agosto 2004, scegliendo un tipo di procedura di quotazione e di azionariato che contrariano non poco Wall Street. Ma i risultati sono niente meno che straordinari, e nel 2005 il titolo cresce addirittura del +118%. (5)

Blogger
Prima ancora di Blogger a dire il vero c’era Radio, prodotto da Userland Software di Dave Winer. Ma Radio era un software (6), e già nel 2000 era evidente che il futuro, per un pubblico di massa, avrebbe premiato chi fosse stato in grado di offrire un servizio semplice e web-based. Blogger, ad esempio. Per caso, quasi. Come candidamente raccontato dal giovane CEO Evan Williams (7), Pyra Labs, la società che ha creato Blogger, era nata per fare tutt’altro, e il blog era solo uno strumento per raccontare cosa stavano facendo, quando poi, quasi per gioco, hanno deciso di rendere pubblico il tool che avevano creato per il loro blog. Fu un successo quasi immediato, con tanto di problemi di banda e scalabilità, fino a che un bel giorno finirono anche i soldi e arrivarono i licenziamenti. A gennaio 2001 Evan scrisse sul suo blog: Everyone’s gone but me. Con grande caparbietà e grazie alle donazioni degli utenti, Evan riuscì a tenere a galla il servizio e, una volta lanciato Blogger Pro, anche a fare piccoli utili, fino a quando Google si fece avanti per comprare la società nel febbraio 2003. (8)
Ovviamente, non c’è solo Blogger. Anzi, è strapieno di operatori che offrono sia software, sia piattaforme web-based per i blog (9). Tanto per dare un’idea dell’importanza del fenomeno, a dicembre 2005 Technorati, il più importante motore di ricerca per blog, tracciava ormai più di 22 milioni di blog, i loro post e i link fra di essi. Ma la cosa ancora più incredibile è che la blogosfera raddoppia ogni 5 mesi.

Amore
Nei primi anni che seguono lo sboom, la pubblicità su Internet costa poco e per un po’ sembra passare l’idea che si debba pagare per tutti i contenuti, e non solo per il porno e loghi e suonerie. Sulla scia dell’americana Match.com, in America nascono un’infinità di siti di dating, dai più seri e scientifici fino siti di dubbia reputazione, e poi ancora un’infinità di siti verticali, tipo – sto inventando, ma non troppo – il dating per afroamericani di successo che vivono nelle grandi città e quello per le donne lesbiche che lavorano nelle forze armate. D’altronde, stime attendibili dicono che nel 2003 negli Stati Uniti ci sono ormai più persone che incontrano la propria futura moglie o il proprio futuro marito su Internet che non, come da tradizione, sul posto di lavoro (10).

Amicizia?
Dopo l’amore, arriva il momento dell’amicizia? (11) Il più famoso fra i cosiddetti siti di social networking e per un certo periodo di tempo anche il più frequentato è sicuramente Friendster (12), che rifiuta un’offerta di Google e preferisce farsi finanziare da un degli incauti VC che si comprano una quota valutando la giovane e acerba società circa 50 milioni di dollari e che difficilmente rivedranno i propri soldi.
Amicizia? A dire il vero, tira di più il sesso. Orkut, il social network di Google, pur essendo solo in inglese fino a metà 2005, è letteralmente preso d’assalto dai brasiliani che a tutt’oggi rappresentano quasi i tre quarti degli iscritti, a fronte di solo il 10% di americani. Se ti chiedi come mai, prova a fare una ricerca fra gli iscritti brasiliani, e continua a cercare fra i profili fino a quando non incontri una qualche foto di nudo. Da lì in avanti, è tutto chiaro. Orkut è in buona parte un sito di scambisti brasiliani, quasi la versione gratuita di AdultFriendFinder, un sito che, ricordiamo, secondo Alexa è il 21esimo sito più trafficato al mondo fra quelli in lingua inglese, ben davanti al leader mondiale del dating pulito Match.com che si colloca solo al 37esimo posto.

Web2.0
Il giro dopo va meglio. Molto meglio. Arriva anche un nuovo nome. Non più social network, ma social software o, meglio ancora, web2.0. E’ tutto diverso, o forse è tornato tutto come una volta. Soprattutto dopo gli acquisti milionari da parte di Yahoo di Flickr, Upcoming e del.icio.us – ovviamente tutte rigorosamente ancora in beta – al di là dell’oceano è tutto un fiorire di nuove iniziative e di nuove sigle esoteriche, da AJAX a Ruby on Rails (13). Sembra nascere una nuova start-up al giorno, e i blog – perchè dopo lo sboom di giornali o di siti specializzati non ne sono praticamente rimasti più (14) – fanno a gara per garantire a ciascuno il proprio quarto d’ora di fama mondiale. Visto che non voglio essere da meno, la mia società web2.0 preferita è sicuramente Fleck.com. Cos’è? Ancora non si sa, ma come fai a non amarli, così intelligenti e autoironici che, pur di ottenere attenzione, si autodefiniscono così: Fleck is: patent pending, world changing, paradigm shifting and user experience enhancing technology. Tagging, search, blog, AJAX and social networking, every web2.0 hype is covered. E probabilmente sanno anche cosa stanno facendo :-) (15).

I giornali
I giornali non sanno più bene che pesci pigliare. E si vede. A febbraio 2005, il NY Times compra About.com per 410 milioni di dollari (16). A marzo, i tre grandi gruppi editoriali americani Gannet, Knight-Ridder e Tribune, proprietari in totale di ben 140 giornali in America e quindi in un certo senso proprietari delle notizie comprano ciascuno il 25% di Topix.net (17), un aggregatore di notizie. A giugno, il gruppo editoriale Scripps compra il comparatore di prezzi Shopzilla (18) per 525 milioni di dollari. A luglio, Rupert Murdoch compra la comunità giovanile online MySpace (19) per 580 milioni di dollari.
Chi non è in vendita, purtroppo per loro, è Craigslist (20). Creato a San Francisco nel lontano 1995 da Craig Newmark, il sito comunitario e quasi-non-profit di piccoli annunci non solo non vende, ma gode nel 2005 di una ulteriore crescita che lo fa diventare forse la più grande spina nel fianco dei giornali americani per i quali i classified ads rappresentano circa un terzo del fatturato. Tanto per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, si stima che Craigslist abbia sottratto, con i suoi annunci gratuiti, circa 50 milioni di dollari di mancato guadagno nel 2004 ai soli quotidiani di San Francisco e della Bay Area.

Wikipedia
Certo, Firefox, il nipotino Open Source di Netscape (21), si è ripreso quasi il 10% di mercato dei browser; certo, tre siti su quattro al mondo sono chiaramente comunisti e senza dio (22) perchè usano Apache come web-server; e certo, i 27,000 server di Google, ormai il nemico mortale di Microsoft, sono powered by Linux. Ma per molti versi il più grande nemico del modello chiuso di Microsoft è proprio il Web (23).
Qualcuno di voi usa ancora Encarta? Non vi ricordate? Erano i tempi in cui Bill Gates pensava di avercela fatta a diventare una rockstar (24). Encarta, l’enciclopedia-su-cd di Microsoft, sembrava destinata a dominare il mondo. E’ storia recente, ma sembra davvero preistoria. Leggi la storia di Encarta (25) su Wikipedia, l’Enciclopedia Open Source online a cui chiunque può contribuire. Ma è affidabile? Un report del 2005 della prestigiosa rivista americana Nature dice che Wikipedia è quasi affidabile quanto l’Enciclopedia Britannica (26).

L’Europa
L’Europa vende. Dopo l’acquisto di Kelkoo da parte di Yahoo! nel 2004, nel 2005 gli americani tornano alla carica e continuano il loro shopping nel Vecchio Continente. Ad aprile 2005 è il turno della società tedesca ciao|com, venduta agli americani di Greenfield (ricerche di mercato online) per 154 milioni di dollari (27). A luglio, Sabre, proprietaria di viaggi Travelocity.com, compra Lastminute.com per 577 milioni di sterline (28). A settembre, infine, Skype, la più fulgida gemma dell’industria hi-tech europea, viene comprata da eBay per una cifra compresa fra 2,6 e 4,1 miliardi di dollari (29). Ma il 2005 è anche l’anno che segna il ritorno in Borsa di due delle poche dotcom europee rimaste indipendenti: a ottobre Meetic si quota in Borsa a Parigi; a novembre è la volta di Tradedoubler a Stoccolma.

Il Mondo
Il mondo sta cambiando. Prendi il Brasile. Il quarto Paese al mondo per disparità di reddito fra ricchi e poveri, il Brasile elegge un sindacalista figlio di poverissima gente come Primo Ministro. Lula sceglie un popolare cantante come Ministro della Cultura, e il Brasile con Gilberto Gil diventa uno dei primi Governi al mondo a dare valore giuridico (30) alla Licenza Creative Commons. Chi l’avrebbe detto?
Intanto, un anno dopo Google si quota in Borsa al Nasdaq Baidu (31), un grande competitor (32) di Google in Cina. Yahoo, invece, crea una nuova società con Alibaba, proprietaria anche del più grande sito di aste cinese, Taobao. Per il 40% della nuova società, Yahoo mette sul piatto le proprie attività in Cina, portale, servizi, tecnologia e motore di ricerca – e in più un miliardo di dollari (33).

L’Italia
In Italia nel 2005 viene lanciato un nuovo portale. Mancava, vero? Tiscali, invece, cambiato logo (32) a fine 2003 perchè quello originario, molto bello, era troppo sardo e non piaceva a un pubblico europeo, continua nella sua espansione al contrario: dopo essersi disimpegnata dal Sud Africa e dai Paesi Scandinavi, a inizio 2005 vende anche Tiscali Francia, questa volta a Telecom Italia.
A fine 2005, RCS lancia un’OPA (33) su un’altra fetta di DADA e quindi anche su superEva, ormai il leader nel dating in Italia. Intanto, la banda larga avanza, Virgilio diventa Alice e, evidentemente rinfrancati dai risultati di RossoAlice e incuranti di tutto quanto è stato scritto sulla Long Tail (34), Telecom Italia dichiara non di voler vendere film online, ma di voler diventare il nuovo Blockbuster (35).
Ma il fenomeno web dell’anno in Italia sono certamente i blog, da Splinder, che conta ormai 150,000 blog attivati e che arriva ad avere fino a un milione e mezzo di utenti unici, agli n network (36) di blog monotematici verticali, al blog di Beppe Grillo, lanciato a inizio 2005 e incredibilmente divenuto nel giro di un anno e con ben 700,000 utenti unici al mese, il terzo giornale online italiano, per così dire, dietro solamente ai siti Internet di Corriere e Repubblica…


note al Capitolo 10
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26 febbraio 2006 -- 0 commenti

più cani per tutti

Berlusconi lo giura: stadi, cinema, treni e cani gratis per gli anziani. [via diario notturno]

26 febbraio 2006 -- 3 commenti

meet the editor

E pensare che c’è chi si lamenta di lavorare in Mondadori o a Canale 5… [via Slate]

26 febbraio 2006 -- 0 commenti

mai dare retta

Mai dare retta agli esperti di Borsa. Guarda, è salita ancora rispetto a stamattina. E pensare che c’è gente che dice che sti blog non fanno altro che parlarsi addosso. Autoreferenziali, dicono.
Pensa un po’.

24 febbraio 2006 -- 2 commenti