IPO in 5 giorni ?

Ragazzi, io domani e dopo sono a Parigi. E sarò molto impegnato. Quindi, chi di voi si offre per condurre in porto la più grande truff… IPO della storia del web italiano ? Dobbiamo fare in fretta, perchè oggi come oggi le statistiche sono dalla nostra. Guardate bene i numeri in basso alla destra del grafico : stiamo crescendo di più del 999% al mese ! Per la fine del mese, sono 10,000 pagine. Febbraio, 100,000. Marzo, 1 milione. Di questo passo, a giugno faremo 1 miliardo di pagine viste. E le revenue cresceranno ancor di più. Letteralmente all’infinito, visto che oggi sono a quota zero. Se non diciamo a nessuno di essere a +999% perchè siamo partiti con le stat il 29/12… sbanchiamo Montecarlo. Piazza Affari, volevo dire. Ma dobbiamo fare in fretta. Chi di voi vuole portarmi in Borsa ?

Dai, ci possiamo andare anche in tram ;-)

Português

A che lingua assomiglia il portoghese? Al genovese, certo. O al napoletano, forse. A livello di difficoltà, per me assomiglia all’inglese ed è il contrario dell’italiano. Grammatica semplice, suoni difficilissimi. L’italiano invece è indubbiamente difficile come grammatica. In francese: presente, gallicismi (je viens de / je suis en train de / je vais + Infinito) e il aura e il faudra se proprio vuoi esagerare. In italiano… presente, imperfetto, passato prossimo, passato remoto da Firenze in giù, futuro, congiuntivo (certo, in televisione quasi mai…), condizionale. Per quello che ho visto finora, la grammatica portoghese è una stupidata. I suoni, un macello. Sono contento di aver quindi comprato una grammatica portoghese made in England. A me tante cose che agli isolani sembrano difficili sembrano stupidate. In compenso, la lingua inglese ha una tale varietà di suoni che ci sono di sicuro parole con suoni simili a quelli portoghese, mentre in italiano probabilmente no. Forse è anche per questo che i brasiliani che ho incontrato che hanno studiato l’inglese lo parlavano molto bene. Non solo chi ha studiato ad Harvard, anche i giovanotti che accolgono i turisti alla Rodoviaria (la stazione degli autobus) e i poliziotti. Da noi, notte fonda.

Brasil – um pais para todos

Questo il nuovo claim – molto Sud Africa di Mandela anche nei colori – del Brasile di Lula. Dal punto di vista dei rapporti fra bianchi e neri, questo Paese è comunque anni avanti. Probabilmente le leve del potere, giornali, tivù, agenzie di pubblicità, multinazionali e grandi banche sono sempre nelle mani di pochi bianchi. Immagino che anche il Brasile avrà le sue 200 famiglie, ma almeno per la gente comune il razzismo sembra non esistere.

I bianchi ricchi vedono subito che sei un turista. Gli uomini un po’ se la tirano, le donne, invece, si precipitano a darti una mano e a sfoggiare il loro inglese imparato a Harvard e a Stanford. Sembra di leggere una certa disillusione. Hanno fatto tutte le cose giuste, la scuola giusta, l’Università negli USA etc. ma poi sono tornate in Brasile. Sembra di vedere un po’ un’atmosfera da mancate promesse. Boh, io non mi lamenterei così tanto se potessi vivere a Rio.

Se lasci a casa le Lacoste e le camicie di Ralph Lauren gli altri brasiliani possono invece benissimo prenderti per uno di loro. Spesso mi hanno chiesto informazioni o lanciato una battuta in portoghese. Un paio di ragazze mi hanno anche detto pensau che seu u carioca. O qualcosa del genere. Carioca vuol dire viso pallido in lingua indigena. I carioca sono solo gli abitanti della città di Rio de Janeiro, anche se al processo di Biscardi certo non lo sanno.

Per certi versi, il tuo fascino diminuisce con il passare dei giorni e con l’aumentare della tua abbronzatura. Se il tuo fascino è tutto lì, tanto vale portare anche le Lacoste. Sembra che gli italiani con quel tipo di fascino adesso vadano a Fortaleza, una città che è passata da 1 milione di abitanti a 2 milioni negli ultimi 10 anni. Ma adesso ci vanno più per la coca che per la figa, mi ha detto un simpatico ragazzo di Caserta in aereo. Hanno rovinato tutto. Già.

A Rio io di italiani in effetti ne ho visti e sentiti pochissimi, e praticamente nessun francese e nessun tedesco. Parecchi americani e tantissimi brasiliani. Rio è – o almeno sembra – tranquillissima. Ha la metropolitana più bella, pulita e sicura che io abbia mai visto. Sono tornato anche tardi in autobus. Ho fatto il bagno di notte a Ipanema, dove di notte ci sono ragazze tranquillamente in spiaggia da sole a guardare le stelle. Come al Parco Sempione, vero?

E le brasiliane sono tutte belle? No. Tutte sexy? Quasi. Tutte simpatiche? Direi proprio di sì. Sì, a Copacabana c’è di tutto, puttane, travestiti, ragazze in cerca di pollo/marito. Ma anche ragazze di Rio che vanno in spiaggia con le amiche o la mamma e il fratellino e tante turiste brasiliane. Davanti alla discoteca Help le zoccole, davanti all’Hotel Copacabana Palace le americane ricche. Ma come fai a capire? Niente paranoie e, soprattutto, vige la regola che basta chiedere.

Se anche ne incontri di giorno in zone normali, le puttane si dichiarano tali senza troppi problemi. Se sei troppo fine per fare la domanda, basta… provare a capire se capisce l’italiano ;-) Oppure chiedere se è a Rio in vacanza. Vacanza e lavoro è una risposta che spiega tutto, no? Chi cerca marito non ha tempo da perdere e non te ne vuole far perdere. Le ragazze per bene si lamentano delle ragazze di strada. Sono un popolo aperto. Basta chiedere.

Non dormo da 60 ore circa, forse sarebbe il caso di andare a nanna. La notte fra domenica e lunedì l’ho passata con una brasileira con papà cubano. Alle 6 di mattina mi ha svegliato perchè l’accompagnassi a fermare al volo un taxi sull’Avenida Atlantica. Alle 8 iniziava a lavorare allo shopping center di Barra da Tijuca, una specie di Miami per ricchi costruita a sud-ovest della città. Alle 6 e 30 ho pensato bene di farmi la prima caipirinha della giornata.

La caipirinha fa bene, altro che balle. Serve per difenderti dal caldo e dall’umidità. Per fortuna per quello che ho potuto vedere fa o caldo o umido. I 35 gradi di questi ultimi giorni sarebbero stati assolutamente insopportabili con l’umidità dei primi giorni quando faceva 22 gradi e ne sentivi 30. Anche a livello di clima, Rio è di un altro livello rispetto a Miami. Anzi, diciamola pure tutta: Rio è meravigliosa, Miami fa cagare. Va bene per gli americani peggiori.

A Copacabana c’è un via-vai incredibile di gente già alle 6 del mattino. Chi corre, chi passeggia, chi va in bici, chi coi pattini. Belli, brutti, grassi, magri, bianchi, neri, caffelatte. Tutti insieme, appassionatamente. Sul lungomare e poi in spiaggia. Ho fatto le valigie, confermato il volo negli uffici incredibilmente anni ’50 di Varig di fianco al Copacabana Palace – vai a vederli, sono fantastici! – pagato l’albergo e lasciato lo zaino alla reception.

Avevo il volo quasi a mezzanotte… visto che arriverò in aeroporto comunque in condizioni impresentabili, tanto vale vivere alla grande l’ultimo giorno. Ma dopo poco più di un’ora sotto l’ombrellone devo dare bandiera bianca. Sono socttato e fra mezzogiorno e le cinque il sole di Rio è qualcosa di incredibile. Torno verso l’albergo e vedo arrivare la mia amica venditrice di birra. Mi saluta e mi sorride. Poi mi guarda di traverso. Io ieri ti ho aspettato, sai…

Dice che le avevo promesso di portarla sul Pan de Açucar e che avevamo apputamento alle 15 domenica. Strabuzzo gli occhi. Il mio portoghese non è granchè e mi sto facendo qualche caipirinha di troppo… ma non ricordo. Valeria mi guarda male. Questi non sono un popolo di mentitori come ad esempio i nostri amici che si mettono col culo all’aria 5 volte al giorno. O noi italiani. Pan de Açucar? Va bene, vado un secondo in albergo e poi andiamo, ok?

Torno, e sta raccontando la cosa a uno strano gruppetto. Questo è stato il mio primo fidanzato. Questa la mia amica che vive non so più dove. Ma certo non a Ipanema. E quella una mia amica che vive per strada e si fa di colla, mi dice sottovoce. Arriva un’altra amica venditrice di ananas tagliato a fette e messo in bustine di plastica. Non proprio super igienico, ma devo dire che ho mangiato di tutto in questi giorni e senza problemi. Ok ragazzi, ananas per tutti!

Dai Valeria, andiamo a prendere l’autobus. Evidentemente, non sembro troppo un brasiliano. E’ pieno di coppie miste e nessuno dice nulla. Invece, ci guardano – mi guardano – tutti malissimo. O così mi sembra. Corriamo per prendere l’autobus. Valeria sale con un capezzolo semi di fuori dalla maglietta e si piglia una ripassata incredibile dalla bigliettaia. In Brasile puoi – o devi? – mostrare il 95% di culo e tette senza problemi ma il topless no.

Toccante, imbarazzante, dolce. Salire al Pan de Açucar per la seconda volta in tre giorni è un po’ una summa di questo viaggio in Brasile. Quando vede il prezzo, Valeria non vuole salire. 30 reais, 9 euro circa. La convinco e poi è tutta un sorriso. Mi dice che sua mamma non ci credeva che sarebbe andata in cima al Pan de Açucar. Ha un po’ di paura sulla funivia. E’ sorpresa di vedere tanti brasiliani di colore e di tante zone del Brasile in cima con noi.

In cima rimane senza parole. Io anche, eppure c’ero stato due giorni prima. Sabato ero salito poco prima del tramonto ed ero sceso con le luci che si accendono. Non so perchè, sia a Ipanema sia in cima al Pan de Açucar si accendono sempre per prime le lucine delle favelas che contornato i quartieri dei ricchi, delle classi medie, degli uffici. Oggi sembra di essere in montagna. Sole vento, aria tersa. E un paesaggio e una vista davvero incredibili.

Sulla via del ritorno la vedo incupirsi. Mi ringrazia ancora, ma mi dice che è triste perchè me ne torno in Italia. Arrivati in spiaggia a Copacabana, vorrebbe darmi come ricordo un piccolo pendolo che ha al braccio. beh, vendermelo. O vendermi il cellulare. Le chiedo perchè, e mi dice che ha bisogno di soldi per pagare l’affitto. Una balla? Che cazzo me ne frega di 60 euro. Siamo seri, sono soldi che magari finirei per spendere come un pirla al duty free shop.

Sono intossicato. Questa è una città che dà e prende molto. Ho davanti a me un viaggio di 15 ore. Sono in condizioni pietose. Ho bisogno di andare all’aeroporto, staccare, lavarmi la faccia, cambiarmi, stare in un posto artificiale con l’aria condizionata. Faccio una corsa al Bancomat, prelevo, torno in albergo, metto lo zaino sul taxi. Attraverso l’Avenida Atlantica, l’abbraccio, le metto in mano troppe banconote da 10 reais per quelle manine piccole piccole.

Un bacino, la saluto, a metà dell’Avenida Atlantica mi giro e vedo un grande sorriso quando capisce il piccolo tesoro che ha in mano. Spero non se ne sia accorto nessun altro.

La piccola fiammiferaia

Ieri sono tornato tardi dal Pao da Açucar, troppo tardi per lo struscio interessante di Copacabana, con ragazze della classe media di Rio, dei quartieri di Botofogo e Flamengo e le turiste di Sao Paulo. Cosi’, esco per fare due passi e prendere qualcosa da mangiare al volo. Mi ferma una ragazzina col carrettino e mi chiede se voglio una birra. Ok. Anch’io ne voglio una, mi dice. Ok. Ma io le devo vendere mi dice. Ok, te la offro io, le dico. Davvero? E mi guarda con due occhioni enormi. Si’, davvero. Si presenta e mi dice che la prossima volta che saro’ in Brasile me la offrira’ lei, una birra. Lo spero davvero per lei. Questo e’ un Paese con una grande classe media e ormai molte persone, circa un terzo del Paese, che sta bene, ma ancora moltissime persone che se la passano male e molte che rischiano se arriva una crisi, se i mercati finanziari non si fidano piu’, se il Fondo Monetario inizia a fare cazzate, se qualcuno decide di seguire le idee del cazzo di un qualche economista stronzo in cerca di premio Nobel per le sue strampalate teorie. Se invece va tutto bene, questo e’ un Paese che puo’ cambiare il mondo. E’ pieno di americani, qui, ma non so se capiscono di avere a che fare con un grande Paese oppure no. Tanto quelli che votano Bush al massimo se vanno all’estero vanno in California. Con un Paese che la Dottrina Monroe la cacciera’ in gola a quegli stronzi che stanno alla Casa Bianca, un Paese che potrebbe diventare il partner piu’ importante e il modello per l’America Latina. Brasile e Sud Africa hanno gia’ mandato affanculo gli USA per i brevetti sulle medicine per l’AIDS. A Cancun, hanno preso per mano i due giganti dormineti Cina e India e si asono opposti ai Paesi ricchi. Il Brasile e’ stato il primo Paese al mondo a riconoscere legalmente la licenza GPL. Adesso stanno per approvare una Legge che obblighera’ tutto il settore pubblico a utilizzare solo software Open Source.
Scopro che la ragazzina non e’ mica tanto una ragazzina. Ha 22 anni – e 3 figli. Il primo, l’ha addirittura avuto a 15 anni. Continua a dirmi “fala”, parla, e mi dice che se voglio sara’ la mia insegnante di portoghese. Avendo avuto un bimbo a 15 anni non penso sia andata molto a scuola, ma parla bene ed e’ una di quelle brasiliane che ormai un po’ capisco. Fala, fala. Che vuol dire, chiedimi, raccontami. In questo Paese nessuno sembra lamentarsi di nulla, e la poverta’ non sembra essere un qualcosa di disonorevole. Ma se chiedi, ti raccontano. Mi dice che e’ dura, che sono 3 giorni che piove e non ha potutto lavorare. Ha freddo, ma mi dice che deve continuare a lavorare. I turisti se ne vanno e Valeria guarda il magro frutto della sua serata a Copacabana. Che bello il Pao de Açucar mi dice! Ci sono stato oggi, le dico. Davvero? Stupidamente, le chiedo se c’e’ mai stata. No, ma un giorno mi piacerebbe. Le chiedo dove abita, e mi dice fuori citta’, a quasi due ore di distanza. Tre onibus – autobus. E adesso torni a casa a quest’ora in autobus? No, adesso devo lavorare. Poi vado a dormire da mi amiga – una cilena che insegna spagnolo e teatro e che e’ una donna molto intelligente, mi dice. Tu hai troppo freddo e ti ammali, le cerco di far capire. Dai, ti accompagno dalla tua amica. Le chiedo quanto guadagna in una serata di buon lavoro e le prometto di aiutarla se se ne va a casa. Hai tre bimbi, non puoi ammalarti. Non mi crede o non mi capisce, ma la convinco. Ormai, Copacabana e’ quasi deserta. Chiama il suo amico e camminiamo per un bel pezzo. Un sacco di gente fuori per strada che ride e beve, ma nessuno che urla e nessun ubriaco. Arriviamo al suo portone, mette via il carretto. Mi guarda. Le do’ un bacino in fronte e le passo tutti i soldi che ho in tasca. La saluto. Non ci sono piu’ i turisti di una volta, sembra pensare il poliziotto che ha seguito la scena e mi saluta.