Austerità e Berlinguer

Austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi si manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata.

– Enrico Berlinguer al Teatro Eliseo di Roma, 15 gennaio 1977

Con i temi de La Questione Morale, le ultime cose di sinistra dette in Italia.

Creare posti di lavoro

Creare posti di lavoro è il mantra dell’Italia. A volte dicono addirittura “creare occupazione”, che è noto che se uno non è occupato, poi gli possono venire strani grilli — parola scelta non a caso — per la testa, tipo che non ha bisogno di tutte le cose che ha e per le quali scambia il tempo che gli rimane da vivere su questo pianeta.

Tutto in Italia deve “creare occupazione” o, meglio ancora, mancanza della stessa, stress per la sua mancanza, e ovviamente una lotta impari con chi non ha nulla e che è disposto a qualsiasi cosa. Tutto, anche ciò che chiaramente dovrebbe distruggere occupazione o, come preferisco dire io, far risparmiare ore-uomo di lavoro alla società.

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Immigrazione e multiculturalismo

Ogni volta che sento magnificare immigrazione e multiculturalismo e ius soli, penso: sì, anche io sono un figlio degli anni ’80. Belle le foto di Oliviero Toscani per United Colors of Benetton! Che meraviglia, ci mancherebbe. La russa bionda che fa la modella; il cuoco giapponese che è venuto per lanciare una cucina fusion nippo-italiana; e l’americano venuto a studiare storia medievale — what else? Qual è il problema?

Il problema è che è una pubblicità. Il problema è che la realtà è molto diversa.

La realtà è fatta quando va bene di gente che fa viaggi di 30 o 50 ore in furgoncini da e per le campagne della Romania o dell’Ucraina verso l’Italia. E spesso e peggio, di gente disperata e che non ha nulla che arriva coi barconi dopo aver rischiato la vita. Di aguzzini che li portano qui e di criminalità organizzata che poi li sfrutta nei campi a raccogliere pomodori a 1 Euro all’ora per 12 ore al giorno sotto il sole cocente.

Non è bello. E’ terribile. Va bene che l’Italia è cambiata molto e in peggio da quando ero un bambino e “il Bossi” era un giovanotto che usciva di casa con lo stetoscopio al collo, diceva alla moglie che andava in ospedale a fare il dottore e poi invece andava al bar a giocare a tresette e a parlare di Celti e di Padania. Però a quei tempi si parlava di aiutare i Paesi poveri a uscire dalla povertà. “Aiutarli a casa loro” sarebbe sbagliato?

La realtà è che questa immigrazione assomiglia più a Ellis Island. La realtà è che gli USA di fine ‘800 o inizio ‘900 erano un Paese in grande espansione, mentre l’Italia è un Paese in recessione da 6 anni. La realtà è che il famoso melting pot americano è una balla, e che la gente è andata dove si erano già sistemati i loro connazionali. Chicago, per dire, è la seconda città polacca al mondo. Cleveland, mi pare, la seconda slovena.

La realtà è che poi non si sono mischiati. La realtà è Sacco e Vanzetti. Italiani, greci, ebrei, polacchi, irlandesi, e poi asiatici e latinos, per non parlare di coloro che erano stati strappati dall’Africa nera e portati là con la forza, sono rimasti a vivere in ghetti mono-culturali. Le Chinatown e le Little Italy non ci sono solo nei film. Per chi non era white, anglo-saxon e protestant (WASP) gli Stati Uniti non sono stati tutta sta meraviglia…

La realtà è che chi parla di multiculturalismo non sa neanche di cosa sta parlando. O se lo sa, deve farsi curare. Il multiculturalismo non sono le pubblicità di Toscani. E neanche i discorsi da bar dei nostri politici tipo Veltroni che dicono che la Francia — e quest’anno la Germania — “con gli immigrati ha vinto il mondiale di calcio” (cit.). E il bello poi è che chi fa questi discorsi in stile ventennio dà anche del “fascista” agli altri…

Il multiculturalismo, o multikulti, come lo chiamano i tedeschi, non è poter andare a comprare il pane arabo o mangiare al ristorante eritreo. Il multiculturalismo è quella strana idea che dice che tutte le culture sono uguali e pari, e che quindi se da un’altra parte le donne non possono studiare o devono subire mutilazioni genitali, va bene perché in quel Paese si fa così e anche noi dobbiamo accettare questa barbarie!

E non parliamo neppure di ius soli automatico, per favore. Che il Paese geograficamente più esposto d’Europa al fenomeno dell’immigrazione decida di dare cittadinanza automatica a chi nasce qui, e poi magari anche ai genitori del pargolo, appena sbarcati, cittadinanza che poi dovrebbe valere per tutta l’area Schengen, è una follia e una follia che con buona probabilità l’Europa ci farebbe pagare obbligandoci a tenerceli tutti qui.

Sette righe

In sette righe la riforma del Senato di Renzi:

1. i cittadini non potranno scegliere i senatori;
2. i 100 senatori saranno scelti tra i consigli regionali dai consiglieri regionali;
3. i consiglieri regionali nomineranno sé stessi;
4. i consigli regionali sono l’ente con più indagati (17 su 20 sotto inchiesta);
5. ogni Regione avrà almeno tre consiglieri-senatori;
6. nelle Marche, tutti (sì, tutti) i consiglieri sono indagati;
7. nel Senato di Renzi potranno usufruire dell’immunità parlamentare

by Pasquale Videtta