Tiscali vende Excite per un tozzo di pane

Non avevo dubbi che sarebbe successo ma è davvero pazzesco. Excite secondo me vale come ridere 10 volte i 6,1 milioni di euro intascati da Tiscali. L’operazione, al solito,

“si inserisce nella strategia della societa’ di focalizzare le attivita’ del portale sotto il brand Tiscali e rappresenta un’ulteriore passo nell’annunciato processo di dismissione degli asset non core”

Sì, sì, un’ulteriore passo, con l’apostrofo. E’ pazzesco. Excite è un marchio storico, è un sito già più o meno presente in 5 Paesi europei e soprattutto il motore di personalizzazione del MyExcite è forse il migliore che ci sia in giro. Signori di Tiscali, se per caso vi rimane anche qualche appartamento a Milano da svendere a 500 euro al metro quadrato perchè non rappresenta un assetto core – ma è inglese o romanaccio? Er core? – sapete dove sono. Sì, sì, anche da 300 metri quadri, no problem. Al limite faccio come i Benetton con le autostrade: mi faccio prestare i soldi da una banca e poi aumento il canone di affitto… E pensare che c’è chi sta lanciando un portale, in Italia. Lo sapevo io – ne ero sicurissimo – che sarebbe andata così. Possibile che loro non ci abbiano pensato? Mah… che dire? In bocca al lupo a tutti. Soprattutto a chi è ancora in Tiscali, il più grande fallimento di successo della storia della niu economi italiana…

Power to the people ?

Vi ricordate i fiumi di parole su Internet che torna a mettere il potere nella mani dei consumatori? Tutto vero, intendiamoci. Solo che non sono consumatori, ma clienti. I comparatori di prezzo, di sicuro. Ebay, dove il prezzo lo fai tu – anche se poi finisci per pagare più che altrove… Più di tutti, Priceline, le aste rovesciate per hotel e biglietti aerei. Voglio andare da Boston a Chicago e sono disposto a pagare al massimo 200 dollari. Per un albergo 4 stelle, voglio spendere al massimo 100 dollari. Se mi trovate il deal, bene. Se no, amen. Power to the people, dunque? Non so. Pare che in Germania abbiano lanciato le aste rovesciate del lavoro. L’azienda X cerca una segretaria, e darà il lavoro a chi si accontenta di meno soldi. Brutta roba. Penso e spero che non funzioni.

Il Bello di Internet

Serata frizzante ieri sera con Natasha Stefanenko e lo spettacolo dei De La Guarda al Gilli Cube a Milano in occasione della premiazione di Virgilio Spot Awards. Presentata anche la nuova homepage del portale. Ma la vera star della serata è il Bello di Internet. Luca è più bello della Stefanenko, ma non se la tira: Se mi vuole invitare a cena, no problem.

Gggiovani o web generation ?

Giovani o semplicemente Web Generation? Sono stato al convegno da IED. Ho conosciuto di persona Enrico e poi anche Luca di Kalporz. Giordano invece non si è fatto vedere. Probabilmente è stato fermato da una qualche avvenente fan mentre cercava di percorrere i lunghi 150 metri che separano il suo ufficio dalla sede di IED. Non te la prendere, Giordano. Sono cose che capitano. Per chi non lo conoscesse – poche persone, a giudicare dal numero dei suoi contatti su LinkedIn – Giordano è non solo una persona vera, in carne, ossa e gin-tonic, ma ormai anche una specie di personaggio di questo blog, un po’ come la dirimpettaia di Personalità Confusa, se vuoi.

Ma divago. Parliamo del convegno. Come da prevedere, signori coi capelli bianchi che parlano dei gggiovani. Spiegano, fra le altre cose, il fatto che stigggiovani fanno il multitasking. In effetti, fra uno sbadiglio e l’altro ho visto alcuni dei (pochi) under 25 presenti scribacchiare, parlare con gli amici e mandare SMS. Se solo la stanza fosse stata cablata col wifi – scusate, ma se siete niubbi qui questa battuta non la capirete mai! – si sarebbero di sicuro anche scambiati messaggi su icq. Anche il pubblico non era giovanissimo. Direi late 20s e 30s. Insomma, i fratelli maggiori dei gggiovani a lezione di come spillar loro dei soldi?

Prima della pausa caffé, finalmente un intervento in italiano comprensibile, per quelli come me che la semiotica la mangiano col muesli a colazione. Enrico Milic se la prende, giustamente, a mio avviso, con chi vorrebbe banalizzare i giovani. Con che diritto, visto che vi siete sorbiti vent’anni di Canale 5 e cinquant’anni di Pippo Baudo? Siamo, in effetti, di fronte alla prima generazione di produttori di contenuti. L’80% dei 200,000 blog italiani sono scritti da ragazzi sotto i 30 anni. E chi scrive un libro o produce uno short non lo tiene nel cassetto. Lo mette in Rete.

L’unico vero contenuto per questa generazione, ci dice ancora Enrico, sono i legami sociali e i consumi. A furia di bombardarci – sì, sì. sono un gggiovane webby anch’io! – con messaggi pubblicitari, li abbiamo interiorizzati, per così dire. I consumi sono diventati nostri. Altro che target. La soluzione per interagire con questa generazione – anche quando cresceremo, se mai del tutto – potrebbe essere, a seconda dei casi, quella del videogame, del sito veramente informativo, delle comunità virtuali. Ma comunque della partecipazione. Abilitare le comunicazioni fra i singoli è la nuova – l’ultima, forse – frontiera del marketing. Bravo Enrico. Davvero bravo!