iUmarells

BREAKING NEWS: Pare che Umarells Ltd., società con sede a Londra ma creata da un programmatore di Bologna di cui si è parlato anche sul Corriere Innovazione, abbia ottenuto un seed round di £ 450.000 per sviluppare la piattaforma hardware, iUmarells.

L’idea, secondo quanto ci viene riferito, è di creare un tablet a basto costo, che verrà prodotto in India, che consentirà di scaricare le planimetrie di tutte le opere pubbliche sulle quali sta lavorando il Comune di Milano, a iniziare dalla M4 della metropolitana.

Una volta scaricate, le planimetrie potranno anche essere condivise da un iUmarell all’altro via bluetooth, per creare la community. “Puntiamo a creare la più grande comunità al mondo di esperti non esperti”, ha dichiarato il fondatore, Guido Bellomo.

“Oggi, nell’era degli esperti su Facebook e del crowdsourcing, è assolutamente sbagliato pensare che un ingegnere o un architetto ne sappiano di più di un pensionato che lavorava alle Poste ma che segue tutti i cantieri del suo quartiere da oltre un decennio”.

Incalzato dal vostro citizen reporter riguardo al modello di business di una tale applicazione, il fondatore mostra di sapere il fatto suo: “Una volta creata la community, le possibilità di monetizzazione sono diverse e tutte interessanti”, sostiene.

In un’ottica B2B, pare che Waze, azienda israeliana di grande successo che ci dà indicazioni sul traffico che è stata comprata da Google, si sia già fatta avanti per avere i dati dei cantieri più importanti e che potrebbero causare rallentamenti del traffico.

Non solo: si vocifera che gli anziani esperti di grandi cantieri potranno essere prenotati anche da chi vuole far controllare che la ditta che viene a rifarci le piastrelle o l’impianto elettrico in casa lavori con serietà. “Il nostro sarà un modello B2B2C”.

La Sharing Economy

Purtroppo a volte i markettari indovinano il nome giusto e ci fregano. Però vedere giunte di sinistra, a Milano come a Barcellona, tessere le lodi della cosiddetta “sharing economy” mi lascia perplesso. Certo, la sharing economy suona proprio bene.

La realtà però è diversa. La realtà è che non è condivisione. E’ affitto di una stanza perché non riesci più a starci dentro con le spese, e cedi quindi il tuo letto in cambio di soldi a uno sconosciuto che poi se ne va lasciando dei peli pubici nel tuo lavello.

La sharing economy era Couchsurfing, che aiutava giovani e discinte ragazze nipoti o pronipoti di quelle signore anime pie che hanno salvato i nostri nonni nella ritirata dalla Russia a vedere l’Italia e a conoscere giovani attratti dal pelo di colore biondo.

Airbnb è un business. Punto e a capo. Che la “sinistra” lo voglia legalizzare mi va bene; ma che voglia anche provare a rendere sexy un business che ha un effetto negativo sugli affitti, con gente benestante che comprerà case per affittarle, mi pare vergognoso.

E non è tutto…

Non so se te ne sei accorto, ma da quando è stato lanciato il car sharing, di Area C non si parla praticamente più. Area C era scomoda e poco popolare presso ampi segmenti della popolazione. E’ stata aggirata con un sistema che consente di “Entrare in centro”.

E no, non sono contro il car sharing. Sono cliente regolare di Share’n’go e saltuario sia di Enjoy, sia di car2go. Il problema non è il car sharing in sé; ma come si è scelto di fare il car sharing (per entrare in centro) e cosa ci si aspetta dal car sharing (i miracoli).

Ma di questo parleremo in un prossimo e articolato post. Il pm10, intanto, è alle stelle. Ma a Palazzo Marino preferiscono parlare di “sharing economy” e città “capitale dello sharing”. E delle auto parcheggiate sui marciapiedi non parla nessuno, che è una roba da gufi.

Lezioni di Marketing da Banca Sella

Oggi ci facciamo dare lezioni di Marketing da Banca Sella. Mettiamo, ad esempio, che tu voglia lanciare un nuovo servizio finanziario. Vuoi che sia friendly, figo – e magari pure sosciàl, è ovvio. Non è ovvio per nulla, se vuoi sapere come la penso io, ma amen.

Al tempo stesso, devi stare attento: non puoi mica rischiare di lanciare un’altra di quelle bimbominkiate da niueconomi che tanto ci hanno fatto ridere ai tempi, come i famosi E-Family, di BNL, oppure I-am, di Monte dei Pascoli di Siena.

Hai un MBA, ovviamente. Ovviamente? Sai chi è l’unico Presidente degli Stati Uniti che aveva un MBA? George Dumbya Bush. Detto tutto. Sai benissimo, quindi, quanto è importante il naming, vero? Quindi, come chiami questo servizio?

Hype.it

No, non è una battuta. E il sito, ovviamente, ha una musichetta di fondo. Non voglio neanche sapere quanti mesi di “ricerche di mercato” sono stati necessari per scegliere “la musichetta giusta per il loro target di riferimento”. Sul sito leggo anche…

Sincronizza il tuo smartphone per diventare protagonista della storia.

Sarò un po’ conservatore, ma io a questi non affiderei neanche una lira bucata.

Un portale in Borsa

Incredibile: vogliono quotare un portale in Borsa. Ma che un portale: due. Virgilio e Libero. Una strana storia d’amore, quella del pescatore che cambia sesso e diventa Alice; poi cambia idea, se lo fa riattaccare e torna Virgilio. A quel punto, incontra Arianna, l’ex motore di ricerca di Libero, e convolano a strane nozze in ItaliaOnline.

Eppure, che dire? Non avranno gli angoli smussati, un logo bicolore fighetto o le tagcloud, né seguono la moda più recente, il design flèt, come si dice con bella espressione pugliese. Ma fra i due hanno quasi sicuramente il più grande numero di email registrate — usate, è un’altra cosa — del Paese, e un sacco di pagine inutili su cui mettere banner.

Ah, sì. Ed è l’unico portale che è al 100% italiano, dice l’egiziano. Ah, beh. Allora…