Stefano Porro è un vero e bravo giornalista, non un cazzone come il Vostro. Alt alt alt. Niente polemiche. Promesso. Giurin giuretta. Chi non piscia in compagnia non è figlio di Maria etc. Ieri mattina sono stato alla conferenza stampa di Google con Stefano. Uno di fianco all’altro, abbiamo ascoltato le stesse cose e poi fatto domande a Larry Page e Sergey Brin. La differenza è che Stefano ha scritto un ottimo articolo, cosa che io onestamente non sarei stato in grado di fare. Al massimo posso provare a raccontarvi un po’ di gossip. Iniziamo dal Vostro. Ho ancora mal di testa. Già, ieri sera ho bissato, e dopo la conferenza stampa sono andato anche al Google Party.
Grazie Sergey!
Pensa un po’… quei due tipi all’ingresso non volevano far entrare un big spender come me! Passa di lì Sergey, ed è un attimo. Lui è con me.
Il ragazzo è sveglio. E semplice, tranquillo e alla mano, come tutte le persone di Google che abbiamo incontrato. Atteggiamenti da guru? Non ne hanno bisogno. Le cose che dicono sono profonde e banali, se posso dire così. E sensate. Vogliamo offrire un servizio utile e facile da usare.
Sappiamo di avere una grande responsabilità nei confronti della Rete perché molte persone si fidano di noi per le loro ricerche. Non venderemo mai i risultati. Cerchiamo di ascoltare i nostri utenti e di imparare dai Paesi nei quali facciamo business. Poi, l’apoteosi. Qualcuno chiede se hanno fatto ricerche di mercato prima di lanciare Google News. No, non ne facciamo mai. Quando i nostri tecnici hanno delle idee nuove, diamo loro spazio e risorse. Quando è pronta una beta, mettiamo online il servizio. Se qualcuno lo trova utile, cerchiamo di migliorarlo, altrimenti lo chiudiamo e basta. Semplice, no? Google rules.
