Basta blog aziendali

Già detto, ma ripetiamo volentieri: il corporate blog, autentica estensione dell’ego dell’AD, è una stronzata. Un po’ meno stronzata che andare su Second Life, ma comunque una stronzata. E, per di più, rispetto a Second Life – dove non c’è nessuno e anche se ci fosse qualcuno, non si possono lasciare commenti e hyperlink – ha comunque dei rischi, tipo i commenti, o altri blog che ti linkano prendendo in giro il tuo blog.

Diversa cosa è magari fare un blog sui prodotti, scritto da tecnici, aperto a critiche e suggerimenti, o alcuni dei blog di Google che spiegano come usare i loro tool, ma, davvero, dire corporate blog è un ossimoro, è davvero come dire dolce amaro. Di blog – e forum, e discussioni un po’ in ogni dove, poi, è già piena la Rete. Se vuoi, partecipa.

14 Responses

  1. mr oz 22 November, 2007 / 09:54

    Sacrosanto, Massimo, sacrosanto. La rivoluzione digitale non e’ un plug-in che si installa nell’azienda. Ci vogliono le persone e la passione. It’s the man, not the machine…

  2. Massimo Moruzzi 22 November, 2007 / 10:13

    esattamente: “plug-in”, o anche “add-on”, è, purtroppo, esattamente come troppe aziende vedono il web. devo anche fare il sito, dai, su, cerca uno sbarbato e facciamogli fare “il sito”. poi mio cuggino ci fa “i banner”. poi facciamo “direct marketing”, come se il direct marketing fosse una semplice tattica e non una strategia, e comprando email sempre di dubbia provenienza, tra l’altro. poi “andiamo su second life”. facciamo il “corporeit blog”. quanto tempo ancora prima che qualche azienda inizi a mettere una tagcloud in homepage per dirsi “veramente 2.0”? ;-)

  3. Matteo.Balzani 22 November, 2007 / 10:42

    francamente non potrei essere più in disaccordo di così :)
    o meglio, sono d’accordo che non ha senso fare il corporate blog come un plugin o add-on o come volete chiamarlo. Ha senso invece farlo se c’è una vera volontà di apertura. Chiaramente in questo secondo caso non basta il corporate blog, anzi, il corporate blog diventa un’emanazione di una diversa cultura aziendale.
    questo non significa che TUTTE le aziende dovrebbero avere un corporate blog, ma mi piace pensare che per qualcuno abbia senso.

  4. Massimo Moruzzi 22 November, 2007 / 10:47

    per tutte o quasi ha senso aprirsi, anche se all’inizio fa male, anche se alcune sono così zozze che…
    prima ti apri. poi fai tutti i blog che vuoi. anche se a me interessa molto di più sapere cosa ne pensano i dipendenti, che sono poi quelli che sanno le cose, le cose che importano a me, le cose che non funzionano, i problemi che sì, in effetti ci sono etc. che non quello che ne pensa (pensa?) il grande capo, che le stronzate le leggo già sui giornali e nei comunicati stampa…

  5. Matteo.Balzani 22 November, 2007 / 11:07

    sulla parte iniziale siamo d’accordo.
    però secondo me invece quello che pensa il “grande capo”, o anche solo il marketing manager, può essere molto interessante, ed è comunque un punto di vista, che deve poter essere confrontato con quello di altri, per esempio quello die dipendenti

  6. Massimo Moruzzi 22 November, 2007 / 11:21

    ma sì, Matteo, ma tradizionalmente nessuno impedisce all’a.d. o al marketing manager di dire “siamo i leader di mercato etc etc”. è piuttosto ai dipendenti che viene cucita la bocca…

  7. Matteo.Balzani 22 November, 2007 / 11:44

    sì ma se l’ad o il marketing manager dice solo “siamo i leader di mercato” o “siamo i migliori”, prima di tutto nessuno legge il blog, e se qualcuno lo legge lo massacra nei commenti.
    si trona sempre alla questione della trasparenza e della correttezza, se no meglio che facciano i comunicati stampa

  8. Pier Luca Santoro 22 November, 2007 / 11:45

    A conferma, se necessario, su quale sia la reale apertura delle aziende basti osservare quante e quali imprese hanno una tv aziendale e quante un internal corporate blog. Ancora troppa comunicazione verticale e monodirezionale. Dentro e fuori le organizzazioni.
    Insisto! Credo che per il passaggio al novoevo il web 2.0 e le sue evoluzioni siano uno strumento facilitante del processo. Ovviamente non può esserne il cardine come geek ed oratori pour cause pretenderebbero poiché dalla employees satisfaction alla customer/human satisfaction il percorso è ben più articolato e complesso di come costoro lo presentano.
    Un abbraccio.
    Pier Luca Santoro

  9. Feba 22 November, 2007 / 12:37

    Sono completamente d’accordo, il blog aziendale come autentica estensione dell’ego dell’AD è una stronzata. Poi che io, da semplice dipendente, curiosa della rete e orientata alla comunicazione, ne tenga uno, pazienza. Ho pochi lettori e ho la speranza di raccontare loro qualcosa che vedo. Io ho scommesso su questo, forse non avrò ragione, ma vale la pena di provarci.

  10. pomarc 22 November, 2007 / 15:00

    sono d’accordo, eccetto per i blog di gente che lavora nell’azienda e scrive di ciò che fa.
    questo è tipico delle grandi aziende di sviluppo software, o di produzione di tools per lo sviluppo software. Sun, Microsoft, molte aziende di distro o sviluppo Linux per esempio hanno scelto di lasciare mano libera ai propri dipendenti, e questi scrivono dei blog che creano communities utili per gli altri sviluppatori.
    La passione di chi fa un lavoro con della buona tecnologia e piacere per quello che fa, se è lasciato libero, può esserese non un corporate blogging, un blogging in the corporate.

  11. Massimo Moruzzi 22 November, 2007 / 16:30

    100% d’accordo con te, pomarc :)

  12. Mr Oz 22 November, 2007 / 17:50

    “blogging in the corporate” vs. “corporate blogging”, bello, punti per pomarc.
    Il problema della moda del corporate blogging e delle altre simili sparate in stile Web 2.0 (vedi il widget della cocacola) è che sono appunto “mode”. Tentativi poco convinti di tastare il terreno, operazioni in cui manca in modo evidente la passione di chi ci sta dietro, risultato “una scarpa e una ciabatta” in salsa digitale. E la cosa vale anche e soprattutto per gli inutili “raid” in Second Life.
    Second Me.

  13. Giorgio 23 November, 2007 / 19:14

    Ciao Massimo, ciao a tutti
    Interessante discussione anche perchè da un po’ stavo facendo un pensierino ad aprire un blog di Bow.it….non per moda :-) ma perchè avrei voglia di scrivere delle idee sul mondo dell’-ecommerce, sul ns lavoro, far vedere da dentro quali sono i problemi che affrontiamo ogni giorno, magari far capire perchè a volte facciamo dei gran casini :-) e far percepire che quando lo facciamo non è MAI per dolo o menefreghismo, a volte può essere per disorganizzazione o anche per semplice coglionaggine :-D , sentire i pareri dei nostri clienti, mostrare in anteprima le novità, i prodotti che ci hanno appassionato (anche se poi magari si rivelano delle stronzate :-) così magari qualche anima pia ce lo dirà prima che sia troppo tardi e che ci facciamo del male :-)
    Fare proposte e cercare di capire se sono idee geniali, idee buone, idee banali o sonore cazzate :-) Sono d’accordo sul “it’s the man not the machine”, ma dato come presupposto fondamentale che ci devi mettere cuore e testama credo che un blog aziendale fatto così un qualche senso ce l’abbia….o no?
    Ciao
    Giorgio

  14. Massimo Moruzzi 23 November, 2007 / 20:19

    sì, Giorgio, fatto come dici tu sì, direi proprio. è che io ho in mente,che so, il blog di Europassistance…

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