Barcelona es mou

Barcelona es mou. E si muove bene. 5 linee di Metro fatte e finite; 2 linee di Passante gestite da un’altra società locale che servono la “zona alta” e che vengono contate come L6 e L7; una linea mancante, “alla milanese”, la L8; e tre nuove linee per ora per la maggior parte in costruzione (sì, stavano facendo a gara con Madrid a chi aveva più linee di Metro). Più qualche pezzo urbano gestito da Renfe e i Tram che sono vere metropolitane di superficie lungo le parti alte e basse (ma non centrali!) della Diagonal.

Raramente devi aspettare più di un paio di minuti, e solo una volta sono salito su una carrozza strapiena come è normale a Milano negli orari di punta. Il biglietto singolo costa 2 Euro, il carnet da 10 biglietti 9,80 Euro, e l’abbonamento mensile 52 Euro. Non so se coprono una percentuale maggiore o minore delle spese rispetto ad ATM, ma il servizio è di sicuro molto migliore. Probabilmente hanno capito che lo scopo del servizio pubblico non è di “fare utili” per distribuire bonus ai “dirigenti”.

Lo stesso traffico di superficie, pubblico e privato, “si muove” bene. E’ fluido, insomma, e stanno anzi pensando di renderlo ancora più fluido razionalizzando cento anni di percorsi e fermate degli autobus, rivedendo in toto la struttura della rete di superficie, creando itinerari per autobus dritti e in corsie protette (qui basta una riga continua bianca e una scritta “BUS” e nessuna auto invaderà la corsia dell’autobus), in verticale (Linee V), in orizzontale (Linee H) e in diagonale (Linee D).

Sarebbe bello – soprattutto per chi vive nel centro di questo “sistema di comunicazione”, ovvero l’Eixample – se il prossimo step prevedesse non solo traffico più fluido, ma proprio meno traffico, perché il traffico è un male in ogni caso, anche quando è fluido (ed è fluido anche grazie a strade a 3, 4 o 5 corsie in un solo senso di marcia), che 40 auto potrebbero essere sostituite da un solo bus, o da bus e bici. E muoversi in una città moderna è necessario, ma vivere è anche meglio.