Essere di sinistra in Italia non è una cosa semplice. Anche da capire, proprio. Per dire, devi odiare Israele 364 giorni all’anno, e poi un giorno all’anno essere contrito – anzi, più contrito degli altri, che se no non sei “di sinistra” – perché ne hanno messi qualche milionata nei forni. Forse è per questo che, abituati a simili acrobazie, nessuno o quasi, da sinistra, sta criticando Napolitano per la scelta dei 10 “saggi”. Sì, certo, sono tutti uomini, ricchi, anziani etc. C’è di peggio. C’è chi, leghista, ha la moglie condannata per truffa alla Regione Lombardia, altro che Roma ladrona. C’è chi, presidente dell’Istat e quindi in teoria in grado di far di conto, ha avuto l’incarico di studiare come livellare i compensi dei politici italiani a quelli europei, e non è riuscito a farcela. C’è uno che ha detto che Eluana Englaro è stata uccisa (“Era ancora in grado di partorire”: rimane irraggiungibile, il suo padrone).
Poi c’è uno “di sinistra”. Uno che promise pubblicamente a Berlusconi, alla Camera dei Deputati, addirittura, che i suoi interessi non sarebbero mai stati toccati. E questi qui, per quanto incredibile possa sembrare la cosa, non sono stati nominati da uno “di destra”. No, no, sono stati nominati da uno “di sinistra”, anzi da uno così di sinistra che era comunista, e così comunista che era a favore dell’invasione sovietica dell’Ungheria. Forse è anche per tutti questi motivi che, pur essendo a favore della scuola pubblica, della sanità pubblica, dell’indirizzo (sensato) dell’economia e del controllo della finanza, della lotta non solo a ogni forma di illegalità ma anche semplicemente a posizioni economiche dominanti etc, non solo ho sempre fatto fatica a capire la sinistra italiana, ma non ho mai tenuto ad avere un bollino “di sinistra”. Forse anche perché non ho mai puntato a un “posto”.
