Anche tralasciando il fatto che io abolirei piuttosto le regioni, non si può. E non perchè non si possano riallocare i compiti delle province o delle regioni, ma perchè i “posti di lavoro” inutili, negli enti locali, nella burocrazia, o i notai tutti, o i commercialisti di cui abbiamo il record pro-capite al mondo perchè fare le dichiarazioni delle tasse è inutilmente troppo complicato, o gli avvocati perchè non ci si può mai difendere da soli (sul diritto del lavoro in Francia sì, per dire) non sono stati creati per caso. Sono stati scientemente creati da un lato come “via italiana al welfare state”, per così dire, e dall’altro, ovviamente, per crearsi serbatoi di voti clientelari e yes-men nella pubblica amministrazione. In Italia le cose che vanno male vanno male per scelta ancora più che per semplice incuria o inerzia. Ed è dura se non impossibile cambiare le cose, perchè questi, ovviamente, adesso hanno “diritto” al “posto di lavoro” anche se non fanno un cazzo o se fanno solo danni, e poi un mutuo da pagare, le rate del SUV e le vacanze dei figli. E vorrai mica far crollare l’economia, vero?
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Si, ho proprio voglia di far crollare l'economia, l'economia di voti in cambio di lavoro, non quella di soldi in cambio di servizi. Se è per questo liberalizzerei anche le tariffe dei taxi. Permetterei la concorrenza sui binari. Eliminerei un po' di società pubbliche. Ridurrei il numero di parlamentari, quei pochi sopravvissuti li farei andare in parlamento con l'autobus. Insomma cambierei un bel po' di cose in questa nostra nazione in cui il 90% di quelli che si chiamano imprenditori vivono di appalti statali o equivalenti.
Che poi sia meglio abolire le regioni invece che le province discutiamone, sicuramente diamo da mangiare a troppi politici e a troppi yes-men. Poi, come scrivevo altrove, il problema dei dipendenti lo si affronta come si affrontano gli esuberi delle aziende private, quelle medio piccole non le aziende del gruppo Finmeccanica o similari.
Ciao Stefano,
io sono d'accordo.
Però è bene sapere che la situazione attuale è come è non per caso ma per disegno – e prepararsi se si vogliono davvero cambiare le cose, peggiorandole per poterle migliorare, come minimo a momenti di forte disiagio sociale (giustificato o no tutto sommato poco importa) se non peggio.