Pubblicità su Instagram

Pensa che strano: stanno iniziando a vendere pubblicità su Instagram !

Per nulla strano, invece, che coloro che dieci anni fa si sarebbero strappati le vesti se avesse fatto una cosa del genere Flickr siano invece tranquillamente e placidamente a favore della novità. Aveva ragione Churchill: non essere progressista da giovane vuol dire essere senza cuore; non essere conservatore da più anziano vuol dire essere senza cervello.

Detto questo, non serve la sfera di cristallo per indovinare cosa succederà.

Hanno già, ovviamente, iniziato da un po’ a menare il torrone con le storie di aziende che postano fotografie su Instagram e sono amate dai loro clienti. Altrettanto ovviamente, si sono del tutto casualmente scordati di dire che queste aziende fanno scarpe da skateboard o bici fixie per hipster urbani, e non detersivi per piatti o auto utilitarie.

Il prossimo step consiste nell’invitare a fare la stessa cosa dette aziende mainstream, Pepsi Cola e Heinz Ketchup e Ford, e far sì che si rendano ridicoli e che si sentano non all’altezza e che non riescano — ovviamente! — a fare follower in modo naturale. E poi vendere loro pubblicità su Instagram per gonfiare un po’ i propri fan e follower.

Tutto già visto, no? Poco dopo, quando i nostri profili inizieranno a essere invasi da foto per nulla sexy di Ford Mondeo e marmellate Zuegg, i padroni della piattaforma decideranno di diminuire il numero di foto di aziende che verranno mostrate nel tuo feed. Perché, in effetti, tu stranamente preferisci le foto delle vacanze dei tuoi amici.

A questo punto per i marketing manager di dette aziende scatta la sindrome George Bush in Irak: dobbiamo rimanere là, e vincere la guerra. Dobbiamo vincerla per i nostri soldati che ci hanno lasciato la vita. Il risultato, del tutto similmente a quello che è successo in Irak, è che di sicuro altri soldi di marketing verranno inutilmente bruciati.

Se mostrano di meno le nostre foto, dobbiamo caricarne di più. Dobbiamo creare una war-room, un vero e proprio staff dedito alla scelta delle foto delle nostre viti e dei nostri bulloni da caricare sul nostro profilo aziendale Instagram! Poi sì che vedrai che riusciremo a fare più impression e più like noi di Nike con le foto di Rafa Nadal!

A quel punto in azienda, per motivi del tutto al di là della mia comprensione, si inizierà a controllare il numero di follower, di like e di sa il cielo quale altra cazzata su Instagram con maggior attenzione di quanta non se ne dedichi ai dati delle vendite. Non appena verrà offerta la possibilità di comprare pubblicità, si abboccherà subito!

Ma fin qui tutto ok. Sarebbe anzi strano se Instagram avesse deciso di non seguire la strada battuta con così grande successo da Facebook in primis e poi da Twitter stessa: vendere pubblicità inutile supportata da vanity metrics ancora meno utili per manager e aziende clueless e che non riescono a capire cosa sta succedendo là fuori.

Ma le aziende? E i capi di costoro che decidono di “dover fare una campagna sosciàl”? Perché si accontentano di dati “leggeri” su impression, reach e frequency, oltre al numero di like e di commenti? Leggeri e “interni alla piattaforma”. Dati che misurano se hanno un buon risultato su Instagram. Fanno vendere prodotti? Lo sa il cielo.

E’ un problema di natura psicologica? Perché e per quale motivo si sentono così inadeguati? Seriamente: ti sei mai chiesto perché mai accettano di farsi dire cosa devono fare e quali sono le metriche importanti da gente come quelli di Instagram che non ha mai speso una lira in pubblicità per vendere prodotti in vita propria?

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