Regime change

Prima o poi succederà anche in Italia. Prima o poi il regime cadrà.
Purtroppo per ora sembra che il regime stia vincendo.

Tutto è iniziato con la vittoria di Pizzarotti a Parma nell’aprile 2012.
Il falso duopolio di “destra” e “sinistra” ha iniziato ad avere paura.

I media di regime hanno provato senza riuscirci a distruggere un
sindaco per bene, onesto, modesto, che fa il suo lavoro, che cerca
di ascoltare i cittadini e di ripianare l’enorme debito fatto da altri.

Pensaci: hai mai letto attacchi feroci come quelli contro Parma
contro i tanti comuni sciolti per mafia, ormai anche al nord?
Contro i comuni coi conti in rosso sparato, come Torino o Catania?
Contro i comuni che fanno il Mose non per salvare la città,
ma per rubare, come Venezia? Contro i comuni in cui un fiume
fra i più inquinati d’Europa esonda 3 volte all’anno da 50 anni,
ma loro vogliono fare le “vie d’acqua” nelle campagne, per quella
immane cagata universale che si chiama Expo, a Milano?
Contro i comuni in cui tutti i partiti, di “destra” come di “sinistra”,
stampavano biglietti dei mezzi pubblici falsi per “finanziarsi”,
come è successo coi biglietti di ATAC a Roma? No, nulla mai.

Il problema è Parma, e Pizzarotti. Il problema sono i cittadini.

La reazione è proseguita nell’estate del 2012, con Bersani che
invece di preoccuparsi di “smacchiare il giaguaro” ha iniziato a
dare del “fascista” a Grillo e al M5S. Diverse persone del PD,
fra cui Enrico Letta, dichiararono che era sicuramente meglio
votare Forza Italia che votare per il Movimento 5 Stelle.

Destra: beh, che esista una destra in Italia – anche se non una
destra normale – è fuor di dubbio. Ma di che “sinistra” cianciano?
Sono 30 anni che non esiste più una sinistra – tranne qualche
fricchettone nostalgico in SEL – in questo povero Paese.
Le ultime cose di sinistra in Italia le ha dette Enrico Berlinguer.
Guarda caso, erano parole dure ma preveggenti contro un modello di
sviluppo che vuole crescere all’infinito (“La via dell’austerità”)
e contro la partitocrazia che occupava tutta la società e l’economia
del Paese, coi risultati che poi abbiamo visto con Tangentopoli
(“La questione morale”). Poi, il craxismo. E dopo, il nulla.

Quanti anni sono che la “sinistra” ci dice che no, non si può,
non ci sono i soldi (“io la flexicurity alla danese la farei,
ma non ci sono i soldi”, come disse Bersani, per dirne uno).
Che dobbiamo fare come ci dicono, che non ci sono alternative,
che bisogna “privatizzare” (cioè, svendere), che bisogna erodere
i diritti (e più raramente i privilegi, che pur esistono) dei
lavoratori, che se no “i mercati” si incazzano. Che la scuola
pubblica sì, ma continuiamo a dare soldi a quella della chiesa.
Che le primarie (scontate) sì, ma i movimenti di piazza no;
e i referendum neppure, che paura. Sinistra? In Italia c’è solo
quando si tratta di difendere chi ruba dalle valigie a Malpensa.

Fine 2012, cade il governo Monti, il Carlos Menem tricolore.
Oh, cazzo, ci tocca andare ad elezioni! – pensa Napolitano.

E quelle elezioni per poco non le vince il Movimento 5 Stelle.

Riorganizziamoci, signori, che qui “la ditta” rischia forte!
Seven more years per il peggior Presidente della Repubblica
della storia – ma solo per il bene del Paese, beninteso.
E il grigio Letta, uno che l’unica volta che aveva partecipato
a delle primarie aveva preso ben l’11% dei voti, scelto come
nuovo Presidente del Consiglio. Ma preferiva Berlusconi
al M5S, e tanto bastava per pensare che fosse uno statista.

Ad agosto del 2013, poi, succede una cosa gravissima:
Berlusconi, sparring partner del PD e precedenti brand da
20 anni in quel mercato delle vacche che chiamiamo “politica”
e in quei reality show pieni di pirla con cravatte molto più
fini dei loro modi di fare che ci spacciano per informazione
in televisione, viene condannato in via definitiva.

Ma come? Un galantuomo siffatto! Un padre della patria,
uomo responsabile per la mitica “stabilità del governo”
– che non fa nulla, e infatti è meno peggio del precedente.

Quelli del M5S riescono addirittura a cacciarlo dal Senato.
Orrore. Questo “populismo” è davvero pericoloso.

E il peggio doveva ancora venire. Quando si rende conto che
anche Letta non andava tanto bene e che si rischiava un M5S
primo partito alle elezioni europee, Napolitano lo fa fuori e
incorona il nulla sotto vuoto spinto, al secolo Matteo Renzi,
fresco vincitore delle primarie, come nuovo capo del governo.

Il giovin berlusconiano arriva e promette una riforma al mese!

Non prima, però, a dire il vero, di aver invitato il Condannato
al Nazareno per discutere con lui di legge elettorale e
addirittura di modifiche della Costituzione, cioè di cose
che il suo partito non aveva mai detto di voler fare.
E tanto meno con Berlusconi, quello che andava “smacchiato”.

Ancor meno una volta condannato in via definitiva. E invece…

Riforme? Non si è visto ancora nulla, ma qui bisogna credere,
obbedire e combattere, altrimenti si è dei “gufi” e dei “rosiconi!
In compenso, dà 80 Euro al mese di soldi che non ci sono per
qualche mese e neppure a chi sta peggio, fa il pieno non solo
dei “suoi” ma anche dei montiani e il “nuovo” arriva al 41% !
(e con quei voti aiuta subito a confermare Juncker in Europa!)

E riforme saranno, vedrete! E che riforme! Le stesse che voleva
Berlusconi e che il PD avversava perché sapeva che avrebbero
favorito Berlusconi. Ma ora no, ora “tocca a loro”. Tocca a loro
far man bassa della cassa, verrebbe da dire, a guardare i casi di
Penati, Greganti, Lusi, Orsoni, Errani, Genovese e tanti altri.

Basta elezioni per le province, che a noi votare non garba.
Basta elezioni anche per il Senato, per il quale ripristiniamo
l’immunità parlamentare, e nel quale metteremo, al riparo
dai giudici rompicoglioni, i nostri compagni di cui sopra.

Una legge elettorale talmente brutta e rappezzata che
finalmente dovremo dire che Calderoli era un vero statista!
Per le proposte di legge popolari si passa da 50 mila a
250 mila firme. Per i referendum, da 500 mila a un milione!

Questo è il nuovo che avanza. Lui, i suoi tweet, il suo
ridicolo inglese maccheronico e le sue stupide veline.

Siamo qui a sperare che sia Berlusconi a far saltare il tavolo.