Visto da qui

Quello che da Madrid vedono come una cosa “eccentrica” se non peggio; e come un partito, CiU che secondo loro è impazzito, vista da qui sembra una cosa molto diversa. Innanzitutto, non è un movimento che parte da un partito – e in ogni caso il partito indipendentista è ERC e non CiU, bensì dalla società civile; i catalani sono gente che si è rotta le balle. Li senti dire, non senza buone ragioni, “avevamo un Parlamento prima dell’Inghilterra”; o “abbiamo provato più volte a cambiare la Spagna”; o “sono 300 anni che cercano di annientare la nostra lingua e la nostra cultura”. Senza contare, poi, il 9% di PIL che ogni anno prende la via di Madrid e non torna più. Quando ti rendi conto dell’enorme mobilitazione popolare e democratica che hanno fatto per scrivere e votare uno Statuto in accordo con il Governo Zapatero; quando ti dicono che, non appena è tornato al potere il Partido Popular di Rajoy (gli ex franchisti, insomma) questo Statuto è stato rigettato dal Tribunale Costituzionale senza neppure il fastidio di dover dare una spiegazione; quanto ti rendi conto che in due settimane, in piena estate, a luglio 2010, hanno portato in piazza un milione di persone al grido di “Nosaltres decidim / Som una naciò”; o leggi del movimento dei Municipi per l’Indipendenza, o ti informi sull’Assemblea Nazionale Catalana – e se pensi che ANC non sia un richiamo all’African National Congress di Mandela, non hai ancora capito molto, credimi; ecco, allora inizia a capire. La Marxa per la Indèpendencia dello scorso 11 settembre è la più grande manifestazione in Europa dalla festa per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale a Londra. C’è poco da dire. E’ finita. Tutto ciò che rimane da fare è trovare un giudice di fronte al quale celebrare il divorzio.