Non dimostra nulla

La scienza è un’altra cosa, e pretese scientifiche non ne ho. Ma visto che nessuno finora si era preso la briga di buttare via mezz’ora per farlo, ho deciso di farlo io. I dati della prima colonna sono presi da Google Ad Planner, gli altri da Facebook e Twitter. Dove c’è il segno “/” non vuole dire che il sito non è visitato da nessuno, ma solo che non ha un numero sufficiente di visitatori perché Google si senta in grado di fare una stima. Ho messo il blog di Massimo Mantellini, che qui tutti conosciamo, come sito di controllo. Quelli sotto, diciamo che hanno tutti meno di 10 mila visitatori unici al mese, o metà di quanti ne faceva questo blog ai tempi d’oro (2006) secondo Google Analytics. I visitatori unici sono contati per il sito del partito, e/o per il blog del suo leader. Su Facebook e soprattutto su Twitter, che è quello che ci interessa in particolare, ho preso i dati del segretario o leader, che sono molto più alti di quelli dell’account del partito, e spesso gestiti direttamente dal politico (non serve un computer!), come è chiaro leggendo l’alto valore dei tweet ad esempio di Formigoni, che penso dovrebbe avere di meglio a cui pensare rispetto a prendere in giro i cappellini di Bersani…

Grillo ha barato su Twitter? E chi lo sa. A guardare questi dati, però, sospetterei piuttosto che siano stati altri a barare…