è un’idea. mi piace sia la Francia, sia il francese, ma un po’ esagerate. è vero che le souris (il mouse) anche in spagnolo è le raton e l’ordenateur (il computer) diventa el ordenador, ma poi…
le SIDA (l’AIDS), l’OTAN (la NATO) vtt (vélo tout terrain, le mountain bike)…
Massimo, ti posso assicurare che ti sembra strano perché lo vedi dall’esterno, anzi da un’altro paese in questo caso, ma i francesi non si pongono il problema e usano e considerano questi termini normalissimi, alla stregua di pane, albero o casa. Quando una parola non prende, alla fine la gente usa quella inglese, ma nella maggior parte dei casi non si pone più il problema.
Ti faccio un esempio: in Italia, se leggi una rivista d’informatica senza sapere l’inglese, meglio chiuderla perché non si capisce un accidente.
In Francia leggi una rivista di informatica in francese, con parole francesi. Questa è la differenza. Poi parli con uno che mastica lingua e parole 24/7/365, quindi credimi, è un argomento che mi sta molto a cuore.
Complimenti per il tuo blog (PR 6, io sto appena a meta :-)
Ciao, Jean-Marie
Jean-Marie, complimenti per il tuo italiano, innanzitutto! :)
secondo me non è vero che da noi non si pensa. secondo me si pensa, ma troppo spesso si pensa a rendere difficili le cose semplici. è la cultura del principe, come la definiva Montanelli : a nessuno o quasi interessa la diffusione della cultura – molto meglio parlare con un linguaggio da iniziati che ti fa sembrare un figo anche se magari non capisci un cazzo. E sì, c’è troppo inglese – e la cosa è sospetta, in un Paese in cui pochi lo parlano. Se a qualcuno interessasse la diffusione dell’inglese, si potrebbe vietare il doppiaggio dei film. Oddio, e i posti di lavoro? Tutto quell’inglese, e per di più spesso usato alla cazzo – il Ministero del Welfare, ad esempio – mi sa che serve proprio a NON far capire nulla a chi legge le riviste di informatica, i libri universitari etc… per tenere la cultura chiusa.
eh, no, Giuseppe, io però non la penso così. Non è una malattia europea, e Montanelli mai accuserebbe ad esempio la Francia dove se ne andò apposta a studiare alla Sorbona per non fare l’università in Italia della stessa malattia. E nè l’Inghilterra, nè i Paesi Scandinavi, ad esempio, ne soffrono. La cultura del Principe è, temo, una malattia tutta italiana.
Aspetta, com’è che han tradotto CSI? Ah sì: “Les Experts”… A Lost è andata un po’ meglio. Mi aspettavo “Perdù” e invece ha tenuto “Lost: les disparus”.
Balladur?
figo.
anche noi allora, possiamo:
retrolink?
meglio di trackback, comunque…
Oh cazzo, potreste sempre tradurlo con retrominch… :-)
J-M
è un’idea. mi piace sia la Francia, sia il francese, ma un po’ esagerate. è vero che le souris (il mouse) anche in spagnolo è le raton e l’ordenateur (il computer) diventa el ordenador, ma poi…
le SIDA (l’AIDS), l’OTAN (la NATO) vtt (vélo tout terrain, le mountain bike)…
Massimo, ti posso assicurare che ti sembra strano perché lo vedi dall’esterno, anzi da un’altro paese in questo caso, ma i francesi non si pongono il problema e usano e considerano questi termini normalissimi, alla stregua di pane, albero o casa. Quando una parola non prende, alla fine la gente usa quella inglese, ma nella maggior parte dei casi non si pone più il problema.
Ti faccio un esempio: in Italia, se leggi una rivista d’informatica senza sapere l’inglese, meglio chiuderla perché non si capisce un accidente.
In Francia leggi una rivista di informatica in francese, con parole francesi. Questa è la differenza. Poi parli con uno che mastica lingua e parole 24/7/365, quindi credimi, è un argomento che mi sta molto a cuore.
Complimenti per il tuo blog (PR 6, io sto appena a meta :-)
Ciao, Jean-Marie
in francia hanno gente che pensa…
noi non pensiamo, invece…
:)
Jean-Marie, complimenti per il tuo italiano, innanzitutto! :)
secondo me non è vero che da noi non si pensa. secondo me si pensa, ma troppo spesso si pensa a rendere difficili le cose semplici. è la cultura del principe, come la definiva Montanelli : a nessuno o quasi interessa la diffusione della cultura – molto meglio parlare con un linguaggio da iniziati che ti fa sembrare un figo anche se magari non capisci un cazzo. E sì, c’è troppo inglese – e la cosa è sospetta, in un Paese in cui pochi lo parlano. Se a qualcuno interessasse la diffusione dell’inglese, si potrebbe vietare il doppiaggio dei film. Oddio, e i posti di lavoro? Tutto quell’inglese, e per di più spesso usato alla cazzo – il Ministero del Welfare, ad esempio – mi sa che serve proprio a NON far capire nulla a chi legge le riviste di informatica, i libri universitari etc… per tenere la cultura chiusa.
silenzio assenso
D’accordo con Massimo: c’è qualcosa che accomuna tutti noi europei e non è per niente positivo.
eh, no, Giuseppe, io però non la penso così. Non è una malattia europea, e Montanelli mai accuserebbe ad esempio la Francia dove se ne andò apposta a studiare alla Sorbona per non fare l’università in Italia della stessa malattia. E nè l’Inghilterra, nè i Paesi Scandinavi, ad esempio, ne soffrono. La cultura del Principe è, temo, una malattia tutta italiana.
Aspetta, com’è che han tradotto CSI? Ah sì: “Les Experts”… A Lost è andata un po’ meglio. Mi aspettavo “Perdù” e invece ha tenuto “Lost: les disparus”.