figadilegno

Oggi parliamo di geopolitica. Il passaggio dall’Europa a 15 all’Europa a 25 ha comportato un certo spostamento degli equilibri, necessariamente a Est dal punto di vista geografico e, per così dire, a Ovest, verso gli USA, dal punto di vista economico, politico e militare.


Il che è comprensibilissimo, considerato come questi Paesi sono stati lasciati in braghe di tela dai loro alleati europei occidentali negli anni ’30 di fronte al Nazismo, per poi essere consegnati nelle fauci dell’altra terribile dittatura del secolo. In Lettonia, tanto per dare un’idea, gli efficientissimi tedeschi hanno sterminato 70,000 ebrei in poco più di tre anni di occupazione, ma i meno efficienti ma altrettanto criminali comunisti russi hanno deportato un grandissimo numero di lettoni nei loro 50 anni di occupazione del Paese. L’allargamento dell’Europa ha portato anche paure tanto diffuse quanto poco sensate, tipo tedeschi che hanno paura degli imbianchini slovacchi e francesi che hanno paura degli idraulici lituani (per le professioni più alte, come noto, ci si protegge benissimo con gli Ordini, le amicizie e i golf club). In Italia, la grande paura tocca soprattutto il settore più sindacalizzato di tutti, quello della figa. Vorrei ri-pubblicare una lettera arrivata a Natalia Aspesi su Il Venerdì di Repubblica. A scrivere è Irenée, una ragazzàa (na tòsa, insomma) di Bèrghum (Bergamo, in italiano). Bruttarella, acida e che non ha trovato uno che se la tromba neanche fra i suoi amici di cielle, immagino. Non pubblico la risposta della Aspesi perchè, essendo italiana, è in una situazione di chiaro conflitto di interessi. Vi lascio invece, per chi se lo fosse perso, un link al meraviglioso post di qualche mese fa su dotcoma di Jordao Carioca.

Sono disgustata dall’atteggiamento con cui un certo Flavio, che predilige le ragazze straniere, si pone nei confronti delle ragazze in generale: sembra un agricoltore che elenchi pregi e difetti di merce che arriva da Paesi diversi.
Non siamo albicocche o mucche a cui si può appendere un’etichetta che denoti le nostre qualità! “Quelle belle vogliono fare le veline e quelle impegnate sono brutte e noiose”. Io sono giovane, ho sì voglia di divertirmi, ma altrettanta se non di più, di “buttarmi nella vita, rischiare, amare e sposarmi senza rinunciare ad affermarmi”, come lui stesso dice di questo stereotipo di ragazza straniera di cui parla, con anche tanta voglia di crescere culturalmente, spiritualmente. Eppure, colpo di scena, sono una bella ragazza. In più, altro elemento che sconvolgerà i suoi schemi, non sono affatto un’eccezione. Ammetto che la superficialità, promossa dai media, sta dilagando, ma ovunque si trovano persone come me. Forse è lui a guardare troppa tv, creandosi una idea del mondo sulla base dei quiz show e della pubblicità. E’ lui ad essere un uomo superficiale che insegue le belle ragazze: quelle “bruttine” benché “impegnate”, non sono per lui soggetti interessanti.
Insinuo che quest’uomo abbia trovato il paradiso nelle ragazze straniere in quanto, non comprendendo ancora bene l’italiano, non hanno idea della persona con cui hanno a che fare.

2 Responses

  1. M. 5 September, 2005 / 20:12

    In Svizzera la paura maggiore è quella degli idraulici polacchi a dire il vero… sono presenti (sotto forma di una specie di Mario Bros) anche nei manifesti elettorali sul prossimo referendum per decidere se estendere gli accordi bilaterali svizzera-unione europea anche ai nuovi paesi…
    m.

  2. Massimo Moruzzi 6 September, 2005 / 10:36

    quindi a gnocca mi par di capire si sta meglio addirittura anche in svizzera…

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