The Cluetrain Manifesto in 2010

A few years after it was written, it seemed like the Cluetrain Manifesto really had it right. Back in, say, 2001, advertising on the Internet was broken. Banner ads didn’t work, tracking was little more than guessing, and buying ads was a time consuming thing which involved negotiating with different partners, dealing with different creativities and different ad-servers etc. It really looked like the web was a different ballgame, and companies better start doing something different.

Then Google came to the rescue. Pretty soon, you could buy ads next to search results, and then contextual ads, and then graphical ads, all from one single interface, one single check, no negotiations and for a price which seemed to make sense. For those who didn’t get it, or didn’t want to get their hands too dirty, search ad agencies were there to take care of their budgets. And just like nobody had ever been fired for doing Tv ads, the same exact thing was going to be true for ads on Google.

For most companies, “marketing” was once again something which had little to do with their product. Or with their market. But with the success of YouTube, Facebook, and Twitter, came a host of consultants that told companies that “in social media” they had to be cool, hip and down to earth. But there was no need to panic, or to change their ways, for they could do it for them, and provide them with stats about how things were going, and reassure them that there is nothing to worry about…

Progetto irrinunciabile per Milano

Il Comune: Milano non può fare a meno di un Apple Store – e io che pensavo il contrario.
Ma ci rendiamo conto del livello a cui siamo arrivati, in questo paesotto di provincia?

Milano è la città, dopo New York, a cui Steva Jobs tiene di più per la progettualità architettonica, quindi non possiamo deluderlo

– Letizia Moratti

Te lo vedi, vero, il sindaco di Londra o di Barcelona a dire una roba ridicola del genere?

Masseroli: faremo come a Berlino

Ci ha messo 4 anni e mezzo, ma alla fine l’assessore allo Sviluppo del Territorio della giunta guidata, per così dire, da Letizia Moratti, ovvero Carlo Maria Giorgio Masseroli, ce l’ha fatta: ha, finalmente, una sua non-proposta per non fare nulla per quanto riguarda il traffico a Milano. Ha anche trovato uno slogan, che i giornalisti hanno subito pedissequamente ripetuto: faremo come a Berlino.

Ovvero: nessuno tocchi le automobili, che sono loro a tenere in piedi questa città — loro e gli speculatori edilizi. E vediamo di spartire i marciapiedi fra pedoni e ciclisti. Geniale.

Come a Berlino? Ma dove vive Masseroli, su Marte? A Berlino ci sono 1000 (mille) km di piste per le bici. Berlino è una città molto estesa, piena di spazi vuoti e di verde, con strade larghe, con un ottimo sistema di trasporti pubblici, con sì e no metà delle auto per abitante di Milano e sicuramente meno di un quarto delle auto di Milano per metro quadro di superficie della città. Milano come Berlino?

E’ mai stato a Berlino, Masseroli? Ha mai visto un’auto parcheggiata su un marciapiede a Berlino? Lo sa che un’auto su quattro a Milano è parcheggiata illegalmente? Dove pensa di far passare le bici, sui piccoli e dissestati marciapiedi di Milano, pieni di panettoni di cemento e di altri “dissuasori” pericolosi e degni solo di una città del Far West dove si parcheggia ovunque si riesca a farlo fisicamente?

E i giornalisti, quelli scrivono e basta, e nessuno che faccia notare a costui che dice stronzate…

Giuliano Pisapia e Stefano Boeri

Ieri sono stato all’aperitivo per l’inaugurazione della nuova sede del comitato per Giuliano Pisapia (Sinistra e Libertà), in zona parco Solari. Una piccola sede in un negozio a una sola luce, persone anche interessanti, parecchi commenti anti-PD, un piccolo pupazzetto di Obama, Springsteen con Born in the USA (non ci sono più i comunisti di una volta), tanti Blackberry, nessun iPhone. Ho parlato con una persona del suo staff, indubbiamente in gamba. Mi dice però che il programma sarà più chiaro solo dopo aver vinto le Primarie (quindi ora non è chiaro?). Per quanto riguarda le auto e il traffico, che è la cosa che a me preme di più e su cui costruirei letteralmente una campagna, mi dice che è uno dei punti importanti, ma non ho visto il fuoco negli occhi che avrei voluto. Mi dice anche che l’Ecopass è giusto, e va esteso, ma che non vanno penalizzati solo coloro che non possono comprarsi un’auto nuova. Insomma, se non andare in paradiso almeno andare in auto deve essere un diritto anche del proletariato. Io, modestamente, dissento. Io vorrei un candidato che mi tassa 200 Euro al mese per l’auto. Ovviamente, la venderei.

Poi sono stato all’Arci Bitte di via Watt a un incontro organizzato da 11metri.com con Stefano Boeri (Giuliano Pisapia è già passato di lì; lunedì 18 ottobre ci sarà invece Valerio Onida). La politica della casa, le scuole civiche e le scuole pubbliche, gli stranieri come risorsa per Milano, ecopass e lotta alla doppia fila e piste ciclabili (a dire il vero, questa parte sulla mobilità è stata la meno convincente, e che un urbanista non riconosca il dramma di una città ormai ridotta a parcheggio di automobili a cielo aperto mi sorprende e non poco), e poi ancora il problema cocaina a Milano, e ovviamente l’Expo. Bravo, Boeri. Mi è piaciuto. Mi è sembrato uno concreto e che vuole risolvere i problemi, e che odia chi, come la giunta in carica, diversi di questi problemi ha contribuito a creare. Da notare anche che fa di tutto per smarcarsi dal PD. Ha una sua lista, delle sue persone di fiducia, e non mi sembra il tipo che lascerà che si operi troppo per commissione, scambi di favori e alzate di mano. Il PD lo appoggia ed è felice della cosa, dice, ma non è un candidato del PD.