Capita fin troppo spesso di leggere articoli sui blog che non valgono lo spreco di fiato di una risposta. Capita meno spesso, invece, che un bravo giornalista come Gianni Riotta scriva in un articolo dal titolo Il lupo dei giornali divorerà l’agnello dei blog anche tante cose condivisibili sui blog su un articolo su un grande quotidiano come il Corriere della Sera.
Fra le cose che condivido: la definizione dei blogger come giornalisti ruspanti di Internet e la critica al fatto che tanti blogger famosi, non ancora finito di criticare il sistema dei media, accettino volentieri contratti con giornali, riviste, case editrici etc. Il Vostro sta cercando di fare la stessa identica cosa: da vero ribelle, ha appena stampato due copie del suo libro con Lulu.com per mandarle a un editore – uno di quelli che stampano i libri veri, insomma…
Le cose che non condivido: (1) il fatto che finiremo con 6 miliardi di blog con 1 solo lettore ciascuno (Beppegrillo.it è il terzo quotidiano italiano, e Engadget forse la rivista leader assoluta per gadget tecnologici, comprese le riviste offline); (2) il fatto che le rivoluzioni non sono mai tecnologiche ma sempre di contenuti e che al 99% i blog mettono online articoli di giornali, testi di riviste, conferenze e saggi (altrui, si dà per scontato). Mai dire mai. E mai dire sempre.
Finché Gutenberg stampa Bibbie in latino poco male, è quando i torchi a stampa le riproducono tradotte in volgare che comincia l’era nuova.
Ora, a me sembra non solo che stiamo scrivendo in volgare e con uno stile diverso da quello spesso ingessato e falsamente non di parte dei giornali, ma anche che stiamo scrivendo cose diverse dalle Bibbie. In altre parole, la rottura, se possibile, è ancora maggiore. Blogger è Gutenberg al cubo. E l’altra volta non so se ha avuto un ruolo maggiore la tecnologia o il volgare, ma di sicuro questa volta la prima ha abbattuto la barriera dei costi all’ingresso.
Negli anni ’70 il Quotidiano dei lavoratori, foglio della nuova sinistra, anticipò la ubris di Moulitsas, con lo slogan «gli altri giornali li leggete, questo lo scrivete»: chiuse poco dopo. E le «radio libere, ma libere veramente» della canzonetta, durarono quanto le gonne a fiori, una bella estate.
Questa volta non andrà così, perchè questa volta non sono solo i blog che vengono scritti in pigiama da casa e parlano al 99% di articoli di giornali, testi di riviste, conferenze, saggi altrui, ma anche le aziende, il nuovo Secondamano come Craigslist, le nuove agenzie fotografiche come Flickr e i nuovi giornali come OhMyNews che grazie all’abbattimento dei costi di entrata sul web possono lanciare un nuovo La Repubblica senza aver dietro il Gruppo L’Espresso.
