Ciao Ciao.com

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” … gli è tutto sbagliato, tutto da rifare …” – Gino Bartali

E’ stato un anno fenomenale, iniziato con una pazza “cover letter” che Reinhold è stato così pazzo e così bravo da non cestinare e conclusa con un addio un po’ da bricconcello ma anche tutto sommato con un chiarimento finale con il grande capo in Germania. In mezzo, tanto lavoro con un gruppo super, tante cose imparate, tanti piccoli o grandi errori, tante persone conosciute.

A ottobre 2000, i primi dubbi. eBay sigla accordo per far vendere banner(!*?) ad AOL sul proprio sito. Doc Searls non ci sta e scrive una lettera aperta alla CEO Meg Whitman: eBay è un “market”, non un “media”. Una bellissima lettera.

Leggo, penso, ri-leggo, ri-penso. Scrivo a Doc, chiedendomi: non è lo stesso per Ciao? Che senso ha della semplice pubblicità su una comunità, per di più su una comunità di consumatori. Finisco sul weblog di Doc (“Media vs. Markets”, fondo pagina).

Piano piano, complice anche il fatto che la pubblicità non la vuole più nessuno, ci spostiamo verso modi più intelligenti di guadagnare un po’ di soldi – e – di SERVIRE la nostra comunità.

Prima le “offerte speciali” scovate in giro per la Rete Ciao.com, richieste da quasi la metà dei nostri iscritti più attivi; poi la presentazione di servizi utili come ad esempio 6sicuro.it. Infine, opportunità di fare piccoli guadagni sul proprio conto Ciao attraverso il Ciao Plus, e la presentazione di concorsi e/o giochi di altri siti che possano essere interessanti per i nostri iscritti.

Rimpianti?

Lasciare un gruppo super; lasciare nel momento in cui la comunità ha iniziato davvero a comportarsi come un gruppo di amici; non aver avuto avuto abbastanza tempo per riuscire a coinvolgere i grandi gruppi.

Siamo arrivati troppo tardi per riuscire a vendere SPAMvertising (pubblicità), e troppo presto e con troppo poco tempo a disposizione per accreditarci presso le grandi aziende offline. Che, anche se senza colpa – anche se magari non lo sanno! – hanno perso una grande occasione.

* dove la trovano infatti una piattaforma indipendente dove poter presentare i propri nuovi prodotti di fronte a una comunità di consumatori attiva, interessata e molto “vocale” e quindi in grado di spargere la voce?

* dove se non qui avrebbero potuto pagare per mettere un piccolo box non intrusivo con il loro numero verde di fianco ai loro prodotti per far sapere ai loro clienti di essere a loro disposizione in caso di problemi?

* senza parlare di “feedback”, ovvero la possibilità per le aziende di commentare online ed erga omnes le opinioni su Ciao dei propri clienti allo scopo di chiarire, rettificare, scusarsi, cercare soluzioni etc. ed iniziare un dialogo con i propri clienti: altro che “marketing”!

No, non abbiamo molto da rimproverarci: con tutta probabilità Ciao non ce l’avrebbe fatta comunque come “stand alone”. Troppo poco tempo per riuscire a vendere prodotti nuovi e difficili, e un sito che ha fatto sì più di 100.000 iscritti con un budget ridottissimo ma che con 2,5 milioni di PI è ancora troppo piccolo per essere veramente appetibile.

Penso e spero che Ciao possa venire acquistato da un grande gruppo europeo come Lycos o Terra o Tiscali; da qualcuno che ci capisca, che ci creda e che sia disposto a dare a Ciao un’altra possibilità.

Qualcuno che lo voglia “spingere” tanto, fare decuplicare le PI ed usarlo non solo come un “generatore di pagine” su cui spiattellare pubblicità – per questo può bastare hotornot.com, ma come una “piazza” e un “mercato” dove aziende e clienti possano incontrarsi. Di nuovo, “Market”, non “Media”.

In bocca al lupo!
Massimo

Mr. Jones

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“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

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Cruel en el cartel
la propaganda manda,
cruel en el cartel
y en el fetiche de un afiche de papel
se vende la ilusiòn,
se rifa el corazòn.

Homero Expòsito, Hector Stamponi, Afiches (1956)

Ancora dubbi sul fatto che la “pubblicità” abbia un valore di segno negativo? (ovvero: che è solo una rottura). No, non sono riuscito a incantarvi con lo spagnolo? Ecco una storiella – vera! – di una cosa che è successa negli States …

Circa 1 anno fa Ruthie legge un articolo nel Seattle Times: sembra che un giorno una donna abbia pagato due caffè: il suo e un caffè per la prossima persona dietro di sè; e sembra che per l’intera giornata la cosa sia andata avanti così: ogni persona scopriva di avere un caffè gratis pagato da uno sconosciuto, e ricambiava la gentilezza pagandone uno al prossimo arrivato.

Ruthie è un appassionato di Internet, e ha un proprio Weblog, o diario personale creato attraverso il servizio di Blogger e che tiene aggiornato giorno dopo giorno e sul quale scrive un po’ di tutto.

Un weblog, meglio un insieme di weblog, rappresentano forse l’essenza del Web e il vero spirito del Web. La società che ha creato Blogger – www.blogger.com – si chiama Pyra – www.pyra.com. Il successo è stato tale che anche chi non aveva un proprio spazio web l’ha chiesto – e Pyra l’ha offerto: gratis ma con pubblicità, su www.blogspot.com; oppure a pagamento ma senza “junk”, spazzatura, come non si vergognano a dire. Ruthie ha pensato: questa di chi mi legge è molto più una comunità di quella improvvisata di quelle persone che si sono pagate il caffè a Seattle. Perchè non fare qualcosa di carino per il prossimo? Ad esempio, pagare $ 9.95 per “liberare” dalla pubblicità un weblog “amico” di un argomento che gli interessa di un perfetto sconosciuto. Così, Ruthie ha deciso di “liberare” 49forever. A sua volta, questa persona ci racconta nel proprio weblog, di aver deciso di “liberare” The Way of Wayno

Altro che “micro-media” e “iper-targettizzazione”!!

Forse qui sta succedendo qualcosa di vero, di grande e di diverso che le aziende – dotcom comprese! – non capiscono o non vogliono capire; vero, Mr. Jones?

1) innanzitutto: il Web è essenzialmente non-commerciale! Anche se ci vorrebbero far credere che non è così … anche se parlano di “prodotti editoriali”, di “pubblicità” e di “contenuti a pagamento” – mp3: certo, come no! – e addirittura dvd on demand con FastWeb! – la verità è che il Web è peer-to-peer — pirla-to-pirla mi viene da dire vedendo i tanti simpaticissimi siti tipo bruzzi.com o bastardidentro.com — e che la sua “cultura” è fondata sulla gratuità, sul voler fare gratis qualcosa di bello e/ simpatico e/o stupido :-) per il prossimo! Attenzione, questo non vuol dire che tutto ci è dovuto gratis. Non certo da parte delle aziende; anzi, crollata la pubblicità dovremo sicuramente rassegnarci a pagare per i servizi a cui teniamo di più – magari presto mi toccherà pagare Topica per mandare questa newsletter…

Amen. Sopravviveremo.

Chi invece non sopravviverà è chi ha un business basato sui contenuti, siano essi da supportare con la pubblicità (sogni …) o da vendere direttamente agli utenti finali. Ernesto mi segnala una notizia incredibile: “Anche il porno traballa sul Web”. Cosa lo fa traballare? Tante “porno-casalinghe per gioco”. Ovvero: donne che si spogliano o molto di più per gioco, per scherzo, per sfizio.

GRATIS.

E le “professioniste”? Boh, dura la vita. Come i “giornalisti”, o i “cantanti”, avranno tanti nuovi competitor “non ufficiali”. Fine del bollino blu. Adios, Chiquita. E c’è ancora chi parla di brand…

2) poi, ironia delle ironie, il Web è così libero e anti-convenzionale che sul Web c’è spazio per tutti e per tutto, anche per fare promozione commerciale – e – dare un ottimo servizio a chi vende – e – ai propri iscritti o visitatori.

Dove, se non su BuyCentral o TuttoGratis è in effetti possibile portare un potenziale cliente interessato direttamente alla pagina dove può acquistare il prodotto per sole 600 o 1.000 lire? – e – rendere profittevole l’azienda che vende la promozione – e – fare felice i propri utenti!

Ma questa non è pubblicità; BuyCentral è un servizio perchè mi aiuta a trovare il prezzo più basso; TuttoGratis un servizio che oltre a farmi trovare tante cose utili e gratis cerca buone offerte da offrire alla propria comunità.

Anything goes. Tranne il modello adottato dai più … Il problema è che la baracca è finita in mano a troppi Mr.Jones.

Super-consulenti, ad esempio … gente che vede solo “business” mentre il Web è in buona parte gioco; gente che di sicuro avrebbe bocciato eBay, con quel look fanciullesco e da “garage sale” di famiglia che ha contribuito invece a farne la fortuna; o TuttoGratis, con gli ormai mitici pianeti volanti (UFO??).

E poi “pubblicitari” che non concepiscono altro se non pubblicità e non hanno mai neppure pensato che il Web potesse essere altro se non un enorme “veicolo pubbblicitario”.

Targettizzato, però.

Caduti in disgrazia i banner, le email targettizzate sono la nuova frontiera. AAA cercasi: maschio, ariano, 35 anni, ricco, edonista, single, magari anche gay (no, non sono politically correct: sorry! – sì, ho rubato l’espressione a Gianmarco: ti devo una birra!).

Targettizzato secondo i miei desiderata, tra l’altro, non i suoi… Il maschio ariano vuole solo email riguardanti borsa e finanza? Beh… è un “target” troppo appetibile (…) per un extra gli mando anche un’offerta di un viaggio da sogno alle Seychelles, oppure gli mando la stessa offerta di una banca 3 volte di fila… tanto ho reso l’unsubscribe difficile…

Poi vi parleranno di “dialogo con i vostri clienti”, quando invece in effetti non state che perpetrando quel monologo e quello sproloquio iniziato con la propaganda totalitarista negli anni 30 e proseguita nel dopoguerra con la propaganda commerciale e che ha ormai invaso tutto…

Internet offre, fra le tante cose, anche la possibilità di superare tutto ciò. Una delle poche cose sensate che si è sentito dire tanto – e applicato poco … – è che sul Web la logica che funziona è la logica di PULL, non il PUSH a cui ci hanno abituati nel mondo “reale” (TV, carta stampata etc.).

La vostra pubblicità, targettizzata quanto volete, ci fa un baffo. Noi si va dove possiamo parlare dei nostri interessi, e magari anche dei vostri prodotti. Siete preoccupati della cosa? Désolé.

Non vi interessa partecipare alle nostre discussioni. Faremo senza.

La pubblicità non funziona, ma una raccolta di offerte come posso trovare su BuyCentral o su TuttoGratis o su eBates negli USA, sì. Addirittura, questa “pubblicità” diventa un contenuto di valore, esattamente come succede per le Pagine Gialle o per la sezione “lavoro” o “cercacasa” dei quotidiani.

Un’altra occasione mancata? Nessuna paura. Fra poco si riparte.

There must be somewhere out of here, said the joker to the thief,
There’s too much confusion, I can’t get no relief.
Businessmen, they drink my wine, plowmen dig my earth,
None of them along the line know what any of it is worth …

– Bob Dylan, All Along the Watchtower

10 dot-com per me (posson bastare)

dot-coma
“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

Mi si fa notare da più parti che aleggia un certo pessimismo su dot-coma. Provo a rimediare: forse riesco a mettere insieme 10 dot-com che ce la faranno, o che perlomeno meriterebbero di farcela:
1. eBay
2. half.com
3. priceline
4. Epinions
5. BuyCentral
6. TuttoGratis
7. Esperya
8. Yoox
9. GulliverTown
10. Mamma.it (non appena riescono a legare la comunità allo shop).

domanda: quanti di questi sono mega-progetti speculativo-finanziari? Forse neppure uno. eBay, in questo momento la web-property con capitalizzazione di borsa più alta (18.685 miliardi di dollari; no, sorry: non considero AOL una società Internet, esattamente come non considero Tiscali una società Internet) è iniziata per gioco come un passatempo del buon Pierre.

Epinions da un gruppo di veterani del Web che hanno voluto cercare NON di diventare miliardari (ogni riferimento a Ciao.com è puramente casuale) – lo erano già – ma di superare l’eccesso di informazioni e la caoticità di Usenet creando un sistema più facile da usare per far circolare “contenuti” di valore prodotti dagli utenti. Yoox e GulliverTown sono progetti solidi ed intelligenti con dietro una logica “industriale”, non “speculativa”. TuttoGratis, Esperya, Mamma.it brillanti intuizioni portate al successo da una grande passione. Mi chiedo: è un caso tutto ciò? ;-)