Nietzsche

dot-coma

“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

Sento dire che la crisi della pubblicità ucciderà Internet.

Mi permetto di dissentire.

In primo luogo, parliamo solo di una parte – i siti “editoriali” – del Web commerciale, che a sua volta è solo una parte del Web… che a sua volta è solo una parte di Internet.

In secondo luogo, state confondendo causa ed effetto: è Internet ad aver ucciso la pubblicità, salvo poi trovarsi meravigliati quanto l’uomo folle (il filosofo) di cui parla Nietzsche ne “La Gaia Scienza” e che continua a dire “Dio è morto” senza riuscire a far capire agli altri uomini di essere stati essi stessi ad ucciderlo.

A mio modesto avviso Internet ha ucciso la pubblicità per tre motivi:

1. perché è il primo “luogo” al mondo dove vi è più spazio disponibile che soldi pronti per coprirlo di pubblicità, con la conseguenza che i prezzi scendono fino a diventare ridicoli (e diventano così bassi che addirittura i gestori dei network di affiliation marketing hanno difficoltà a stare a galla … )

2. perché su Internet la pubblicità e i suoi (scarsi) risultati sono più o meno tracciabili, per la prima volta nella storia. Io non penso che la pubblicità online sia meno efficace di tanta roba che va in TV o su quegli orrendi cartelloni pubblicitari che deturpano le nostre città; per me, la differenza è solo che in quei casi è più difficile dimostrare che si tratta di soldi buttati via! (e poi … si è talmente abituati a buttarli via … perchè cambiare? :-)

3. perché in Rete la gente parla, e può disfare le bugie aziendali – siano esse bugie online od offline – con un clic!

Torneremo ad avere una Rete senza pubblicità? Non penso. Ma forse prima di progettare la prossima campagna “pubblicitaria” sulla Rete potrebbe valere la pena di pensarci due volte e magari anche andarsi a vedere www.wc-net.com o www.superfighetto.it

Père Noël

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“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

Ecco un’altra stronzata che sento dire in giro… “bisogna sopravvivere il 2001”.
E poi? Torna l’età dell’oro?

Sì, certo – e magari il 24 dicembre un uomo corpulento vestito di rosso e con una lunga barba bianca si introdurrà nottetempo nel vostro camino per portarvi i doni – una bella campagna banner per il mese di gennaio, ad esempio!

Per chi ha un business basato sulla pubblicità questi sono sogni – solo sogni. Perché non proviamo a guardare la cosa in modo razionale? Cosa dovrebbe accadere perché la situazione possa migliorare nel 2002?

Due cose:

1. falliscono tanti siti e diminuisce quindi il numero di page impression complessive sulle quali verrà “spalmata” la pubblicità online.

2. il mercato della pubblicità online riprende slancio.

Entrambe le cose sono chiaramente sogni.

1. davvero fallirà qualche grosso portale? Evviva! Ma il numero di page impression salirà sempre, perché aumenteranno tantissimo le pagine personali e i siti semi-professionali.

2. davvero qualcuno crede nella ripresa? Sicuramente nel breve periodo – e solo nel breve periodo, a mio avviso – aumenterà l’investimento “pubblicitario” su Internet, perché di gente che non ha capito nulla è pieno il mondo. Ma a mio modesto avviso aumenteranno sicuramente molto di più le opportunità di fare pubblicità = gli “spazi” – con il risultato che la percentuale di venduto scenderà, e con essa i prezzi.

Godetevi il 2001 – non vale la pena di sperare in un futuro che una volta arrivato potrebbe farvi rimpiangere il passato!

Titanic

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“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

Più grande, più grande! Come la rana di Fedro, prima o poi coloro che hanno scommesso su un modello di Internet che punta ad una grande “audience” cui somministrare pubblicità scoppieranno tutti.

L’ora è arrivata. Ed è incredibile come si rifiutino di ammetterlo. Parlavano di “massa critica” da raggiungere. Sul Web, se fai qualcosa di bello, nuovo, utile – e profittevole! – la massa critica è piccola: un gruppuscolo di entusiasti che parla in giro di te, come succede sempre a chi se lo merita: ad esempio ad eBay e a Tuttogratis. Se invece fai qualcosa che non ha senso – come ad esempio creare portali per vendere spazi pubblicitari – la massa critica è solo una chimera – e più grande diventi e più ti farai male quando incontrerai l’iceberg…

Dicevano che tutto sarebbe migliorato non appena avrebbero raggiunto la massa critica anche quelli di NetFraternity – prima dell’ultimo comunicato, fra il ridicolo ed il vergognoso, col quale accusano i loro utenti di non essere interessati alla pubblicità (chi è interessato alla pubblicità alzi la mano!) e nel quale – addirittura! – li esortano a “dimostrare di gradire la pubblicità”!! Pazzesco! Che massa critica puoi sognare, quando hai più di 2 milioni di iscritti? Smettiamola di dire bugie: il problema non è di massa critica, ma di business che non ha senso in Rete.

Ma perchè questa cecità? Perchè, abituati alla TV dove è tutto e solo un gioco al ribasso per catturare un pubblico il più ampio e il più stupido possibile davanti ai cui occhi sparare pubblicità, non hanno saputo vedere altro. Perchè, come si dice negli States, “when you got a hammer, everything looks like a nail!”. Perchè, abituati al martello del marketing di massa, non hanno voluto capire di essere atterrati in un mondo diverso – e continuano a cercare di piantare chiodi con un sax!

Stop it and let the Web play to its own tunes! Then – and only then – you may be able to make some money!

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“…gli è tutto sbagliato, tutto da rifare…” – Gino Bartali

No, il compianto Ginaccio non era un esperto di Internet. Ma a giudicare dai risultati, non lo sono certo neppure i signori che hanno investito (buttato via) una barcata di miliardi nel 1999 – 2000.

Questa newsletter vuole essere da un lato una critica a ciò che è stato; dall’altro e soprattutto, una provocazione per il futuro. Un futuro che NON “sarà facile” – come recita invece HappyWeb.

Negli USA quando si parla della crisi delle dotcom si parla del flop – o comunque dei risultati inferiori alle più strampalate previsioni – dell’e-commerce. A mio avviso un discorso del genere non vale per l’Italia. Quanti sono infatti i negozi e-commerce che hanno investito cifre folli in Italia? Forse solo Zivago, Flashmall e CHL. Secondo me hanno sbagliato – continuano a sbagliare, nel caso di CHL – perché hanno investito troppo e non benissimo; lo stesso, ho grande rispetto per chi sta provando a vendere online. Con investimenti oculati, un ottimo servizio, buoni prezzi e un po’ di pazienza – e purchè si capisca che il “comprare” è solo una fra tante attività umane online – è possibile farcela.

Ciò che invece NON è possibile fare – e qui sì che parliamo di coma – è replicare sul Web un modello editoriale top-down supportato dalla pubblicità. Perché no? Semplicemente, perché sul Web non ha senso né un modello top-down, né la pubblicità che di fatto ha creato e sostiene questo modello nel mondo offline, dove buona parte dei contenuti sono solo delle “scuse” per avere un qualcosa da infarcire di pubblicità. (si pensi alla TV…)

Non ha senso perché il Web è per sua natura bottom-up, anarchico, libero, incontrollabile, insofferente nei confronti delle verità – quelle “giornalistiche” come quelle “pubblicitarie”. Non ha senso perché i “canali”, gli “spazi” sono pressoché infiniti, con la conseguenza che i prezzi non possono che scendere. Non ha senso perché non siamo passivi e rimbecilliti davanti alla tv, pronti a sorbirci qualunque cosa, ma seduti, attenti, impegnati, con poca voglia di essere interrotti e disposti a “perdere tempo” solo per cose che ci interessano.

Allora, Internet non funziona? Ed io, grande azienda, posso rallegrarmi della fine della “bolla speculativa” e tornare a dormire sonni tranquilli? Tutto il contrario! Internet come l’avreste voluto voi – come un ulteriore “canale” per la vostra pubblicità – “non funziona”. No, non riuscirete a piegare il Web, perché il Web è diverso da qualunque cosa abbiate visto prima. Può darsi che non riusciate a guadagnare con il Web. Ma dovete rassegnarvi a una cosa: il Web non se ne andrà via come è arrivato. Non potete ignorarlo, e non potete piegarlo ai vostri voleri. Non vi resta che una strada: assecondarlo. In bocca al lupo!

Yours truly,
Massimo