Costruire la scrittura

Se c’è una cosa che ricordo con orrore del liceo scientifico è la prof di italiano che voleva a tutti i costi cambiare come scrivevamo. Ci impose un libro, Costruire la scrittura, che con grande gioia non vedo più in catalogo da nessuna parte. Quel libro di merda mi ha rotto il cazzo per due anni con “la frase topica” e simili minchiate.

Fast-forward di un quarto di secolo, e ti rendi conto che scrivere per il web — no, diciamo pure: scrivere per Google — è quasi la stessa cosa. A voler fare le cose come SEO comanda, ti toccherebbe partire dalla focus keyword, cioè da quello che pensi che qualcun altro potrebbe star cercando. Inutile che ti dica che non mi piace per nulla.

Già detto scritto e riscritto più volte, penso. Ma stiamo costruendo un mondo orribile in cui scriviamo quello che pensiamo che altri vogliano leggere, e poi tanto i motori di ricerca quanto i cosiddetti social network ci fanno vedere quello che pensano che ci piaccia, ci confermi nelle nostre idee e non urti i nostri sentimenti.

Oggi il mio plugin mi dice che ho scritto troppe poche parole, che mancano delle immagini (va bene una foto delle puppe di Pamela Anderson, o “sono cambiate le còse” (cit.) da quei tempi là?); e addirittura che devo aggiungere “keyword variations” e includere una “call-to-action”. Diventiamo tutti scrittori di porcate di direct marketing.

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