#salvaiciclisti, il Gay Pride delle bici

Ho avuto una specie di epifania: sta a vedere che siamo alle solite, alla sinistra tafazzi che preferisce contarsi e dirsi quanto sono bravi e buoni e alternativi e à la page che provare a vincere e cambiare le città e la società; all’avanguardia del proletariato a cui non interessa nulla del proletariato, del peloton, del gruppo, attardato, più indietro, e di cui fanno parte non solo i cosiddetti ciclisti, come se avere una bici con lo scatto fisso fosse sufficiente ad appartenere a questo gruppo, ma anche chi la bici la prende ogni tanto, chi semplicemente non vuole più auto sui marciapiedi, gli anziani che ormai non escono di casa perchè agli incroci non si vede nulla, con auto parcheggiate ovunque, i bambini che rischiano la vita, o ogni tanto ce la lasciano, come il povero Giacomo in via Solari – e le mamme!

Questa rivoluzione la faranno le mamme, o non si farà. E dobbiamo chiederci: vogliamo “salvare i ciclisti”, e magari metterli in tanti bei recinti chiamati “piste ciclabili”, o vogliamo cambiare le nostre città? Capisco bene che #salva-ambiente non interessi a nessuno, purtroppo, ma #salva-portafoglio? Se la benzina costa il doppio di 10 anni fa e le auto sono diventate più grandi, per deduzione dico che il cervello è diventato più piccolo. Vogliamo far notare questa assurdità a tutti, anche a chi non frega nulla delle bici e dell’ambiente e di cosa fanno ad Amsterdam, che tanto, se mette il naso fuori dai patrii confini, va quasi di sicuro in un “ressort all-inklùsiv con cucina italiana”? Vogliamo che il fatto che uno è gay oppure no sia importante come il fatto che abbia i capelli lisci o ricci, o preferiamo continuare con i carnevali? Non ho nulla contro i carnevali.

Ma cambiano il mondo?