Internet e Milano

Trovo incredibile e ridicolo – ma per nulla sorprendente – che quando si parla di “Internet e Milano” tutti pensino praticamente solo a una roba, il wifi gratis per tutti, col quale forse puoi diventare sindaco di un bar su facebook, ma è meno probabile che tu riesca a diventare sindaco di Milano, che non è detto che serva, che costa troppo fare in maniera top-down, che è dubbio che debba essere compito di una amministrazione cittadina fornire, e tanto più dubbio in un Paese che ha venduto a privati le autostrade e le telco.

E nessuno, invece, che reclami che vengano messi online i programmi di governo e i nomi dei futuri assessori, e una piena trasparenza sui piani, sui compiti, sulle responsabilità, sui costi etc. O nessuno che dica che il wifi va messo sugli autobus, comodi, e non da socialismo reale, coi quali bisognerà portare in città i pendolari, e magari anche passare una legge che obblighi i datori di lavoro a lasciare che i propri dipendenti possano lavorare 30 minuti delle 8 ore giornaliere sull’autobus la mattina mentre vanno in ufficio.

Ma, si sa, in Italia le politiche (policies) sono solo politica (politics), e il discorso è sempre e solo identitario e di appartenenza, di un noi contro loro che dura da 500 anni, e adesso pare che ci sia ormai anche la lobby di internet, insomma, sì, i blogger coglioni del web duepuntozero che in cambio del tramezzino virtuale di una promessa di free wifi per tutti (as in free beer) scriveranno qualcosa sui loro piccoli diari a favore del tuo candidato. E magari diventeranno anche fan sulla tua pagina su Facebook, e allora sì che…