Come si fa a costruire un programma forte e inclusivo per vincere delle elezioni?
L’idea tipica della sinistra italiana mi sembra purtroppo quella di prendere le difese di qualunque gruppo appaia loro svantaggiato e meritevole di tutela, tutela spesso concessa dall’altro, dall’alto della loro idea di essere nel giusto, e migliori degli altri, fino ad arrivare agli eccessi assolutamente ridicoli del gioire perchè, a seconda di quello che ogni Paese può fare, Obama nomina una trans oppure Luxuria vince L’Isola dei famosi (o va in Parlamento, scelta dall’alto da un partito e non dal televoto, il che vale ancora meno).
A seconda degli elettori e del clima politico più o meno becero e radicalizzato, la forzata inclusione o tutela di queste persone può suscitare ilarità, spallucce, una vaga simpatia o, forse più spesso, una forte opposizione. Raramente questo tipo di processo politico fortemente identitario genera passione, se non a livello di Primarie dove i numeri sono piccoli e vanno a votare solo coloro che sono più appassionati. Per includere a tutti i costi e ostentare questa inclusione, va a finire che si divide e che si fa il gioco degli avversari.
Viceversa, ci si dovrebbe chiedere: esistono problemi – e possibili soluzioni a questi problemi – a cui nessuno sta pensando e che potrebbero cambiare le regole del gioco, perchè questi problemi, idee e possibili soluzioni questi sì che potrebbero suscitare entusiasmo presso una parte consistente e trasversale dell’elettorato, andando a cercare non appoggi politici e pacchetti di voti presso i partiti, ma direttamente dagli elettori? Quali potrebbero essere questi problemi e questi temi in una città come Milano?
