Tette e culi

A grande richiesta, cambiamo argomento.

A Rio, naturalmente, ci si va anche per scopare. Anzi, direi che per la maggior parte dei turisti, e in particolare degli italiani, Rio è un posto dove si va per scopare. Poi c’è la spiaggia, il Corcovado, il Pan D’Azucar e tutto il resto. Fondamentalmente, però, lo scopo principe è uno: scendere dall’aereo, mollare i bagagli in albergo, e trombare gran pezzi di figa a prezzi modici. E gli italiani, naturalmente, sono in prima linea.

Esistono però due categorie di italiani tromberecci in terra carioca.

L’improvvido: egli, una volta constatato che, una volta arrivato a Rio, non gli si buttano addosso schiere di modelle mancate in cerca del maschio italiano, chiede informazioni al portiere dell’albergo, a un taxista o a chi altro, chiedendo dove può trovare delle belle ragazze. Invariabilmente, viene mandato all’Help. L’Help è un’enorme discoteca a Copacabana, un posto quasi surreale: entri, e trovi 500 italiani e 1000 mignotte (2 a testa), di qualità variabile, ma non eccelsa. Fuori, allignano i papponi, che a volte si accontentano di gestire le transazioni, a volte integrano i propri ricavi rapinando commercialisti di Bergamo o piastrellisti di Busto Arsizio ubriachi. Spesso, la ragazza “rimorchiata” all’Help la prima sera si attacca come una cozza all’improvvido italiano, che così si ritrova fidanzato per il resto della vacanza. Bella roba.

L’informato: egli sa che il maschio carioca, quando vuole spassarsela dopo l’ufficio, si infila in una terma, ovvero un posto dove, oltre a bar, sauna, piscina, palestra e altre simili amenità, è possibile trovare diverse stanze da letto. E, soprattutto, decine e decine di garote de programa (maiale). All’entrata, dopo essersi tolto i vestiti, si infilerà un’accappatoio, e farà un giro. Ovunque, donne bellissime, con una qualità che varia dal “quando entra in un ristorante tutti si girano” al “mai vista una figa così, neanche in TV”. E sono tutte lì per lui, senza mai essere troppo invasive, ma pronte a scattare a rapporto. Il vero buongustaio sceglierà la più bella, sia essa nera, mulatta o di carnagione chiara, e le chiederà di chiamare una sua amica, altrettanto splendida (molto quotata la combinazione nera/bionda). In una delle stanze della terma, quindi, procederà a imbastire una triglia che si ricorderà per tutta la vita. Evviva il Brasile.

Non potrei naturalmente lasciarvi senza un consiglio pratico. Atterrati a Rio e lasciata la roba in albergo, chiamate un taxi, saliteci e dite al guidatore queste parole: “Terma Centaurus, por favor”. Egli si girerà con un sorriso smagliante, vi mostrerà il pollice alzato e partirà a tutta birra, verso il vostro paradiso personale.

Silencio na favela

I giorni li passo in uffici che non differiscono in nulla da quelli europei, le serate in ristoranti e locali fighetti (o comunque ben frequentati), i week-end sulla spiaggia di Ipanema, dove nessun pensiero negativo ti può attraversare la mente.
Poi arrivano alcune telefonate dall’Italia. Amici e parenti mi chiedono notizie di questo. E io cado dalle nuvole. E’come se fosse avvenuto dall’altra parte del mondo… nessuno ne parla, nessuno vuole ammettere che la Rio di Leblon e la Rio delle favelas, della violenza, della polizia corrotta, sono la stessa città.

E in effetti le favelas entrano ed escono dal tuo campo visivo, sempre un pò sfocate, come se fossero in un’altra dimensione. Sono attorno, dentro, sopra Rio. Si arrampicano sulle colline vulcaniche come formicai. Viste da lontano, di notte, sembrano quasi presepi. Unica testimonianza tangibile, alcuni bambini che chiedono l’elemosina e cercano goffamente di derubare i turisti sul lungomare, nè più e nè meno di quanto succeda in altre città del mondo. Questa città ha cancellato le favelas dalla propria mente, a tutti gli effetti.

Eppure se prendi una stanza allo Sheraton, e non ti ricordi di chiederla vista mare, rischi di trovarti affacciato sulla favela di Vidigal, a 500 metri in linea d’aria (è una leggenda urbana quella che narra di spari indirizzati alle finestre dell’albergo?). Eppure quando passi veloce in taxi davanti alla favela di Rocinha, andando al centro direzionale di Barra di Tihuca, percepisci le baracche di latta, gli sguardi vuoti, i bambini senza speranza. Li percepisci, per l’appunto, come in un sogno.

La prima favela la vedi durante il tragitto in taxi dall’aeroporto. Case di mattoni a vista, ovunque. Pensi “guarda un pò che sviluppo residenziale… stanno costruendo ovunque”. Poi noti i panni stesi ad asciugare, e capisci che non è così: verniciare le proprie case è un lusso eccessivo per chi non ha acqua nè elettricità.

Il titolo del post? Ieri c’era la finale della Coppa di Rio, il derby classico tra Flamengo e Fluminense (FLA-FLU), al Maracanà. Ha vinto il Fluminense e, come al solito, i tifosi (la borghesia di Rio) hanno indirizzato verso i torcedores del Flamengo (storicamente provenienti dalle classi meno agiate) il coro di derisione: “Ela, ela, ela… silencio na favela!”. Uno dei pochi casi in cui i Carioca ammettono l’esistenza di questa città nella città, di questo cancro nel cuore della cidade maravilhosa.
Ok… nel prossimo post parlo di tette e culi, non vi preoccupate.

Oi mermao, beleza?

Mi dice: “scrivi qualche post dal Brasile”. Gli dico: “Perchè no?”. Mi dice: “Ma non parlare solo di tette e culi. Gli dico: “?”. E ora? Boh, parliamo di birra. Ma non birra come in Italia, ovvero birra-con-gli-amici-in-un-pub-sfigato. Parliamo di birra in un bodegium di Leblon o Ipanema, di giorno, con il sole rovente, o di sera, con il caldo che ti prosciuga la gola.
Si chiama chopp, vuol dire bicchiere, ma è sinonimo di bicchiere di birra. Ti siedi al bodeguim all’angolo, che sembra essere sempre stato lì, che non chiude mai e non è mai vuoto. Te lo portano sempre freddo, freddissimo… se però vuoi far vedere di essere un vero carioca, devi chiedere “um chopp de Brahma. Estupidamente gelada”. Te la portano, la butti giù in un sorso (è fredda, leggera, estiva), e ne chiedi un’altra. Intanto arrivano persone che conosci e che non conosci, ma che presto conoscerai. Bevi altri 2 o 3 chopp, e per placare la fame ordini un pò di pastres di frango o camarao, una coxinha de galinha, o quello che ti pare. Chiedi l’ora a qualcuno (un carioca NON porta l’orologio), e ti accorgi che sono le 3. Totale chopp bevuti: 10. Totale nuovi amici: tanti. Ripetere ogni sera. Questa è Rio.
Bom dia mermaos, atè mais tarde.