Sto guardandomi i webcast di alcuni dei discorsi di questi giorni alle Nazioni Unite. E’ interessante. Vedi, ad esempio, come sono vestiti i rappresentanti di Paesi ai quattro angoli del pianeta, dal presidente dell’Afghanistan Karzai con la sua bellissima palandrana multicolore al presidente dello Sri Lanka Rajapaksa che sembra un sacerdote al presidente della Bolivia Morales vestito con una curiosa giachetta andina… E’ interessante anche vedere in che lingua parlano. Per quanto gli sprechi alle Nazioni Unite siano enormi, pare che non ci sia ancora un traduttore dal lettone o dal lituano. O forse i rappresentanti di questi Paesi hanno voluto parlare in una lingua che non fosse la loro lingua madre e che non fosse, soprattutto, il russo che hanno dovuto mandar giù per 50 anni. Discreto l’inglese del presidente della Lituania Adamkus e ottimo sia il francese, sia l’inglese dell’eclettica presidentessa della Lettonia Vike-Freiberga. I nostri, dovremmo mandarli alla Cepu.
Ma le star, finora, sono stati il presidente degli Stati Uniti Bush, il presidente dell’Iran Ahmadinejad e il presidente del Venezuela Chávez. Certo, capisco che qui non si vince nulla, e che non ci sono nè gol nè ragazze in bikini coi colori nazionali, nè musichette pò-pò-pò. Ma sarebbe il caso di dare un po’ più di spazio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, specie quando il peggiore dei tre è quello a capo del Paese più ricco e più potente del mondo, e senza neanche contare che parla inglese peggio di tanti altri che non parlano inglese come lingua materna. Voglio dire, è mai possibile che il presidente degli Stati Uniti non sappia pronunciare la parola nuclear? Certo, è più difficile di freedom e di democracy, ma è così difficile? Un discorso trito e ritrito, quello di Bush. Sono cinque anni che dice le stesse minchiate, e ormai non gli crede più nessuno. E ne mancano ancora due alle prossime elezioni, le prime non truccate del XXI secolo, speriamo.
Molto molto più convincente Chávez. Chiarissimo nel suo spagnolo, chiarissimo nel suo no all’imperialismo, Chavez cita Chomsky e se la prende invece con Fukuyama che teorizzava la fine della storia che forse altro non voleva dire se non la legittimazione perenne della pax americana. Chavez plaude ai discorsi, anche essi intelleggibilissimi e condivisibilissimi, del presidente del Brasile Lula, che parla della lotta alla fame e alla povertà (ma qualcuno spieghi all’ONU che Lula ha parlato in portoghese e non in spagnolo…), della presidentessa del Cile Bachelet, che forse avrebbe potuto calcare di più la mano sull’altro 11 settembre, e del presidente della Bolivia Morales, che ha difeso gli usi tradizionali della foglia della pianta della coca. Io ho davvero l’impressione che sia la fine della Dottrina Monroe in America Latina, quella che negli anni ’90 esportavano come una dottrina economica neoliberista sotto il nome di Washington Consensus…
Noto anche con dispiacere che le pagine di Wikipedia in inglese su Salvador Allende e sulla Dottrina Monroe sono un po’ troppo filo-americane. Inizio anche a pensare che abbia davvero ragione Chirac a volere un Google Europeo, anche se rimango convinto che il loro approccio top-down può funzionare per Airbus, ma sarà un flop con Quaero. Ma passiamo ad Ahmadinejad. Un bel discorso, così peace&love da pensare che sia stato scritto da John Lennon… Addirittura, accusa altri per il possesso di armi nucleari. Dice che il mondo ha bisogno di pace – ma spesso dice che gli ebrei vanno ammazzati. Bisogna avere rispetto del prossimo – ma pare che non abbia stretto la mano alla donna che gli ha dato la parola. E tutte le religioni vanno rispettate – ma io a cena con voi non ci vengo, visto che c’è del vino a tavola. Però come dargli torto quando dice che l’ONU serve un Paese solo o quasi e va riformato profondamente e alla svelta, anche?

complimenti massimo, veramente un post molto interessante. Non sapevo che ci fossero i webcast degli interventi alle nazioni unite… anche se raccontando tutto ci hai rovinato la sorpresa!
eh, quelli che ho scovato io non sono male. Chavez, per dire, da solo vale il prezzo del biglietto. Ma di persone, discorsi o abiti strani ne vedremo e ascolteremo di sicuro anche la settimana che viene…
p.s.
confronta gli applausi ricevuti da Chavez con quelli ricevuti da Kofi Annan… mi sa che vince Chavez.