Primarie colorate

No, non quelle del PD. Quelle del PD sono state un successo, ma sbagliavo io a dubitarne.

Il PD ha un numero consistente di elettori per i quali il Partito, con la P maiuscola, viene prima della mamma, dell’amante e perfino della nazionale di calcio.

Con tutta probabilità, sono in larghissima misura gli stessi che qualche anno fa hanno votato per Renzi, e prima per Bersani. Per il candidato del Partito.

E ieri hanno scelto Zingaretti, a cui parte del partito chiedeva da tempo di schierarsi, contro due candidati che al massimo potrebbero dirigere una sezione.

Il problema del PD è che queste persone non sono abbastanza per vincere le elezioni.

2020

No, le primarie colorate, e vere, questa volta, sono le prossime dei Democrats.

Non come le ultime, in cui doveva vincere la Clinton e hanno semi-truffato Sanders.

Di una dozzina di candidati già pronti, pare che solo due siano uomini bianchi etero.

Uno è, appunto, un ebreo di 77 anni che si auto-definisce “socialista” e che non è ricco, al contrario di quasi tutti i suoi pari ruolo al Senato, Democratici e Repubblicani.

E che non è amato dal New York Times, e i cui sostenitori non amano il New York Times.

L’altro è Jay Inslee, attuale governatore dello Stato di Washington. Uno che pare voglia mettere al primo posto nel suo programma la lotta al cambiamento climatico.

E poi?

E poi un sacco di candidati nuovi, che arrivano davvero dal basso.

I giornali e i tiggì italiani andranno in estasi: una nera, un ispanico, un gay.

Addirittura una, Kamala Harris, mezza nera e mezza indiana.

Bella e abbronzata. E che potrebbe vincere.

Non ci diranno molto di più di queste candidati, però.

A parte, forse, come si vestono — soprattutto se sono donne.

E sono gli stessi, ridicoli, che hanno voluto eliminare Miss Italia dalla RAI.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *