Il muro di Trump

Vogliamo parlare del muro di Trump?

O vogliamo, piuttosto, parlare del muro di Clinton, del muro di Bush e del muro di Obama?

Già, perché sia Bill Clinton, sia George W. Bush, sia Barack Obama hanno costruito pezzi di muro, forse per evitare che le leggi in tema di immigrazione del loro Paese venissero aggirate da chi semplicemente decideva di rischiare la vita attraversando il deserto.

Basta cercare con un qualunque motore di ricerca — molto meglio se con uno che non traccia cosa cerchi. O magari leggere la corrispondente voce di Wikipedia.

O dare un’occhiata a questo servizio.

Se volessimo essere intellettualmente onesti, cosa che a sinistra succede raramente, tutto il discorso si ridurrebbe a un’analisi di costi e benefici. Vale la pena portare a termine il muro, che costerà non so quanti miliardi di dollari? Oppure è preferibile lasciar entrare non chiunque — è per quello che anche Clinton e Obama hanno dato l’ok a pezzi di muro — bensì ‘solo’ circa mille persone illegali al giorno perché aiuta l’economia americana a tenere bassi i salari di chi raccoglie la verdura o ti innaffia il giardino o fa la coda per te perché tu possa avere l’Aifòn nuovo senza dover dormire per strada come quando eri un moccioso e dormivi per strada per vedere Guerre Stellari prima degli altri, e, in ultima analisi, per far sì che gli americani poveri rimangano poveri e non rompano i coglioni?

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