Parliamo di Bitcoin

Non l’ho fatto ne L’ideologia di Internet, che ne so ben poco. [Ehi, compralo!]

Ma adesso sì: parliamo di Bitcoin.

Innanzitutto: sono una cosa seria o sono poco più che i Beenz dei giorni nostri? Che già ai tempi della grande bolla della Niu Economi si era parlato di sostituire i dollari…

Sono deluso: purtroppo sembrano non essere tante delle cose che ci hanno raccontato che avrebbero dovuto essere: Bitcoin is none of the things it was supposed to be.

Elettricità

E, soprattutto, paiono consumare una quantità spaventosa di energia elettrica.

I Bitcoin non sono fatti d’oro, ma devono essere lo stesso “estratti” attraverso complessi calcoli matematici a cui vengono dedicati un enorme numero di computer.

Ma vale la pena, tutto questo lavoro di “zappa”?

L’energia elettrica consumata dai Bitcoin è in grande crescita ed è attualmente stimata intorno allo 0,3% del totale di energia elettrica consumata nel mondo. In altre parole, il consumo dei Bitcoin ha superato il consumo di energia elettrica della Repubblica Ceca.

Se preferisci, i Bitcoin consumano già il 22% dell’energia elettrica consumata dall’Italia.

È sostenibile?

Peggio ancora, e alla faccia della supposta efficienza del sistema, una singola operazione fatta con dei Bitcoin consuma quanto 556 mila transazioni con una carta VISA.

Come detto, non ne capisco molto. Però mi pare normale avere molti dubbi sul tema.

5 Responses

  1. Andrea B 22 May, 2018 / 19:16

    Ahaha i Beenz, me li ricordo!
    Giorni fa ho fatto la mia prima transazione in BTC e, da profano ignorante, ho faticato a immaginarne un uso che non sia quello di tormentone speculativo: 90 minuti per trasferire l’equivalente di una decina di euro, con un’ usabilità da ingegnere.
    Mi pare che la piattaforma Ethereum sia più efficiente.

  2. Emanuele 24 May, 2018 / 10:21

    Bitcoin è stato il primo software. In quanto tale, ne sono uscite varianti più moderne, performanti e modellabili (direi, programmabili). Alla PoW (che utilizza potenza di calcolo bruta) si sta cercando di sostituire la PoS (la verifica delle tx non è più regolata dal calcolo matematico nudo e crudo ma dal mettere in pegno del capitale che viene rimosso se si dichiara un falso).
    Ethereum, Cardano, BitCoin Cash… il mondo sta esplorando tante alternative ma mediaticamente arriva il nome del primo arrivato che gioca il ruolo della Coca Cola nel mondo delle bibite gassate.
    E’ un settore in evoluzione ed espansione: non sono strumenti maturi oggi ma probabilmente lo saranno tra qualche anno.

    • Massimo 28 May, 2018 / 04:43

      Ciao Emanuele, dici cose sensate. Ti segnalo un articolo (in catalano) in cui si dice che la Cina (e forse anche la Russia, e forse addirittura Cina e Russia insieme!) sta lavorando a una propria cripto-valuta senza “mining” perché garantita dall’oro nei depositi della Cina (il mining è già stato fatto, più fisico) per far fuori il dollaro…

      https://www.vilaweb.cat/noticies/com-russia-i-la-xina-assaltaran-aviat-leconomia-mundial-amb-una-criptomoneda-basada-en-lor/

      • Emanuele 6 June, 2018 / 10:25

        Ciao Massimo, di progetti più o meno “nazionali” di cryptovalute legate a beni fisici ne esistono parecchie (a cominciare da quella farlocca del Venezuela legata ai barili di petrolio). La vera (e più profonda) rivoluzione di questi sistemi però non è – semplicemente – l’ubiquità e la disponibilità pressocché continua dell’intero sistema, quanto la possibilità di svincolarsi da un Ente che emette o distrugge denaro a suo piacimento con tutto quel che può comportare. L’esempio del Venezuela – nuovamente – è una occasione di riflessione in tal senso.
        Probabilmente in futuro esisteranno delle cryptovalute “statali”, ma non per questo spariranno quelle decentralizzate, libere, non-vincolate o inflazionabili a piacere.
        Le prime sfruttano la tecnologia (blockchain, con chain private/permissioned magari), le seconde provano a disegnare un paradigma monetario completamente nuovo nella storia dell’uomo.
        Difficile dire se avranno successo e, al contempo, un po’ ingenuo credere che il loro cammino non sarà fronteggiato dagli Stati. La tecnologia però inizia ad esserci e sarà difficile stopparla.

        Riguardo a Bitcoin, mi viene in mente nuovamente un paragone: denigrarlo è come decidere che il p2p non potrà far “danni” perché Napster funziona veramente male (non aveva il resume, era server-based e così via). Come ci ha mostrato la storia, il p2p è evoluto al punto che si è reso inarrestabile tanto che si son costruiti scenari nuovi per evitare di renderlo fin troppo attraente (abbonamenti flat di ogni servizio audio/video/software).

        Insomma, la strada è ancora lunga e non è questo decennio di “consumi” forse eccessivi a poter decretare la fine di strumenti che hanno una potenzialità enorme al loro interno (sapevi che Ethereum permette la decentralizzazione del web?).

        Ciao,
        Emanuele

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