il Referendum in Catalogna

5 anni fa sono capitato per caso a Barcellona il giorno prima della Diada de Catalunya. Anzi, non della Diada, ma della prima Diada chiaramente indipendentista.

Dopo anni di frizione, a partire dai governi Aznar, proseguiti con le bugie – Apoyaré, appoggerò il nuovo Statuto di autonomia che la Catalogna si stava dando, cosa che poi non fece – di Zapatero e arrivati al culmine con la campagna elettorale chiaramente anti-catalana di Rajoy, ci siamo: il 1° di ottobre si celebrerà il referendum per l’indipendenza.

Ma si farà davvero?

Ma ci sarà davvero un referendum?

Pensavi che stessero scherzando? Chi dice che non ci sarà non spiega perché non ci sarà, il che mi fa pensare che sperino che non succeda, e basta.

Interverrà la Guardia Civil, come ai bei tempi di ‘Paco’?

No, non penso. Paco è il diminutivo di Francisco, ed è come chiamano il dittatore in Catalogna per prenderlo in giro.

Quante persone andranno a votare?

Secondo me il 50% circa. La Commissione di Venezia, peraltro, chiede di non inserire alcun quorum per questo tipo di referendum.

Vincerà il Sì all’indipendenza?

Ci sono pochi dubbi, specie considerando che metà dei contrari non andranno a votare.

Verrà dichiarata una Repubblica Catalana indipendente dalla Spagna?

Penso proprio di sì.

Verrà riconosciuta dagli altri Paesi?

Non penso nel 2017, ma mai dire mai.

Sarà un casino?

Probabile. Ma un casino necessario.

36 Responses

  1. Filippo Simone 4 September, 2017 / 11:24

    Mi chiedo perchè fai il tifo per indipendentismi e disgregazioni, tutto questo pseudoleghismo secondo me danneggia la società.

    • Massimo 4 September, 2017 / 11:33

      Meglio un governo unico mondiale, ovviamente gestito da un qualche rosso.

      #CCCP

  2. Massimo 4 September, 2017 / 11:36

    P.S. “Pseudoleghismo”, quando si parla di Catalogna, è bellissimo. L’indipendentismo è storicamente un movimento di sinistra in Catalogna.

    E lo stesso PDECat, che è un partito centrista, o Democrates, sono partiti di un bel pezzo a sinistra rispetto al PD. Non parliamo, poi, di ERC e la CUP, che sono a sinistra di Podemos. E poi è pieno di indipendenti (e oggi indipendentisti) che per la maggior parte arrivano dal PSC o da ICV, altri partiti di sinistra. Però connettere il cervello costa, e fai bene a non farlo.

    • Filippo Simone 5 September, 2017 / 11:01

      Io ritengo di connetterlo, ma pensala come vuoi. Indipendentismo=egoismo.

  3. Massimo 4 September, 2017 / 11:54

    Infine, sono ormai anni che fra il 70 e il 75% della società in Catalogna vuole risolvere la questione con un referendum. E gli indipendentisti non sono così tanti, il che vuol dire che è pieno di gente che ha dei dubbi o anche che è contraria, ma che vuole che si voti sulla vicenda, e che è disposta ad accettare il risultato. Altro che “danneggia la società”.

  4. Armando 6 September, 2017 / 19:36

    Però, al di là dei problemi di accettazione dei risultati del Referendum, mi sfuggono le sue finalità.
    Ovvero, la Catalogna indipendente presuppone una propria moneta e quindi una propria banca centrale.
    E’ chiaro che in una fase storica che vede la cancellazione degli stati nazionali a favore di entità incerte e prive di legittimazione, il tentativo catalano stride parecchio.
    Facciamo un esperimento mentale: immaginiamo che vincano i sì e il governo spagnolo dica, ve bene, vi diamo una superautonomia che equivale in pratica a essere indipendenti.
    Ovvio che non succederà, ma immaginiamo che succeda.
    Di fatto, senza la leva della moneta e della Banca Centrale, la Catalunya indipendente non avrebbe gli strumenti per impostare una propria, autonoma, politica economica.
    Sarebbero sempre gli altri a decidere. I dirigenti catalani ne sono consapevoli?

    • Massimo 9 September, 2017 / 20:17

      L’obiettivo è restare nella zona Euro.

      Fra eliminazione delle rotture di balle che arrivano da Madrid, tipo assalti continui alla loro lingue e cultura, o loro leggi che vengono annullate da Madrid senza buoni motivi etc e il riprendersi un 9% di PIL che viene pagato in tasse, non torna indietro e viene “investito” da Madrid in aeroporti senza aerei, treni AV senza passeggeri, autostrade senza auto etc, penso che ce ne sia abbastanza per fare un Paese migliore e più felice anche restando nella gabbia chiamata UE ed Euro.

      Parlando della realtà catalana e del processo di indipendenza, Antonio Baños dice che si tratta di una eutopia, nondi una utopia :)

      • Filippo Simone 9 September, 2017 / 20:24

        E ai madrileni chi ci pensa? Togli quel PIL 9% e quello madrileno resterebbe molto più basso… perchè i catalani dovrebbero contare più dei castigliani?

      • Armando 20 September, 2017 / 14:42

        Quindi è principalmente un problema di malgoverno. Spero. Perché in un’unione monetaria (come è ad esempio l’Italia a partire dal 1861) i trasferimenti monetari sono indispensabili.

    • Filippo Simone 10 September, 2017 / 11:58

      A volte non si ha il tempo, so che non puoi sapere. Comunque, ho letto. E allora non è nemmeno un discorso di convenienza di PIL… una mera liberazione buroamministrativa?

  5. Filippo Simone 12 September, 2017 / 09:27

    Considero il pianeta il mio Paese, non m’importa se sono a Milano, Manhattan o Gaborone.

    • Massimo 12 September, 2017 / 12:38

      Avresti potuto dirlo subito che sei un boldriniano.

      • Filippo Simone 12 September, 2017 / 13:06

        Azz, non mi definirei proprio tale, non tanto per il multuculturalismo quanto per la proropente antipatia della Boldrini, ma comunque accetto il tuo sarcasmo.

  6. Massimo 14 September, 2017 / 20:04

    La Boldrini, in effetti, fa sembrare simpatico pure Gasparri…

  7. Leo 21 September, 2017 / 00:22

    Da reduce di due anni (2014-2016) a Barcellona lo dico senza vergogna: è una situazione delirante e ridicola. Da qualsiasi parte si stia.
    Si parte dai partiti e leader che cambiano pelle e nome ma si ostinano a rimanere al potere (PdECat) e, per ottenere ciò, si “alleano” con movimenti di minoranza antisistema (CUP).
    Hanno ottenuto un solo risultato: un’immensa, e ormai in questa generazione insanabile, frattura sociale.
    Rivendicano il recupero di uno stato che non è mai esistito, una differenza “etnica” che non ha nessuna base storica e spesso la differenza si riassume in una preoccupante forma di “noi siamo migliori”, una sottile differenza tra nazionalismo e NAZIonalismo. Li hanno indottrinati bene con le autonomie scolastiche e con un odio fomentato dalla tenera età. Ne ho avuto la prova leggendo un semplice libro per bambini mentre aspettavo delle fotocopie, ne hanno persino per noi quando lessi “ai romani piaceva solo fare guerre e casini”.
    Tanto sbandierano la Democrazia ma a nessuno straniero residente (e tassa pagante) è mai stato chiesto di votare, mai è stato messo sul tavolo di estendere il referendum a tutti gli spagnoli perché se parliamo di Democrazia allora anche gli spagnoli hanno diritto di esprimere un parere su cosa sia Spagna e cosa no.
    Reclamano un’autonomia che oltretutto hanno già e come non ne conosco in altri paesi europei. Fa un po’ ridere sbandierare il famoso “Espana ens roba” quando tutta la stirpe dei Pujol e chi dopo di loro al potere ne ha fatte di ogni, questo senza entrare nella questione del famoso 3% nella gestione del pubblico, ma anche dei millioni di euro per aprire “ambasciate” di un paese che non esiste.
    L’importante è che non spunti qualche fanatico e che non degeneri il tutto, al punto che sono arrivati non ci vuole molto perché qualcuno (da entrambe le parti) non faccia qualche grosso errore.
    Scrivi “un casino necessario”, ma necessario perché e su quali basi? Quale assalto alla loro lingua e quale assalto alla loro cultura? Ma dove? Sono già liberi di vivere una realtà che non esiste, una realtà che insegna che Cristoforo Colombo era catalano, ci sono pubblicazioni (finanziate dalla Generalitat) dove “storici” scrivono che anche il Da Vinci lo era e la Gioconda è un dipinto di una signora catalana sulle colline intorno al Montserrat. In fondo è solo il quadro più studiato della Storia, forse tutti gli studiosi passati facevano parte del grande complotto mondiale che assalta la loro cultura. Lo chiamano “il recupero della loro cultura”. Ho avuto più di una discussione sul tema, gente molto convinta di queste fesserie. Ciecamente ed ostinatamente convinta.
    Dovresti anche chiedere a chi ha figli come funziona. Se non parli catalano ma sei solo un misero hispanohablante, nei giorni degli incontri genitori-professori te ne vai in fondo alla fila, e ti chiamiamo se avanza tempo, altrimenti ripassa un’altra volta.
    Idem le comunicazioni dalla scuola ai genitori. Tutte rigorosamente in catalano. A me non fornivano in spagnolo nemmeno la copia della minuta della riunione di condominio. Nemmeno quando sono andato di persona a chiedere in amministrazione. Ha rigirato gli occhi e mi ha detto “no, en espanol no”.
    Assalto alla cultura di chi dicevi? Ma per piacere su.
    In ogni caso si è arrivati al tanto auspicato “choque de trenes” che la CUP tanto cercava.
    La stessa CUP che di UE non ne vuole sentire parlare, quelli che non vogliono immigrati “hispanohablantes” ma moschee sì.
    Sono curioso di vedere come pensano di gestire i cuperos post-facto. E’ una scomoda arma doppio taglio ed in qualche modo dovranno “liberarsene” perché le bandierine pro UE che vedo agitare dai seguaci del PdECat non vanno proprio a genio a quei residuati da centro sociale di stampo marxista come sono i cuperi.
    In ogni caso, a prescindere da come finirà, la frattura sociale che ho visto mi sembra ormai insanabile, almeno in questa generazione indottrinata a dovere.
    La cosa divertente è che, ormai stanno talmente sul cazzo a talmente tanti spagnoli, che potrebbero anche vincere un referendum nazionale.
    Almeno a me stanno sul cazzo. Tutti.

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:07

      No, guarda: non rivendicano nessuna differenza etnica. Balle spaziali no, per favore.

      E quelli con svastiche, fasci, saluti romani e “cara al sol” sono gli spagnolisti.

      • Massimo 3 October, 2017 / 23:13

        No, mi spiace ma ti sbagli e di grosso: gli spagnoli non hanno nessun diritto a votare in un referendum sull’indipendenza della Catalogna, esattamente come non hanno votato inglesi, gallesi e nord-irlandesi su quello della Scozia.

        Né i serbi su quello del Montenegro o su quello del Kosovo, né quelli di Nova Scotia, Ontario, British Columbia etc sul referendum del Québec.

      • Massimo 3 October, 2017 / 23:17

        Sì, un Paese che non esiste per te…

        Comunque, hai scritto troppe cose perché uno possa risponderti.

        Sono d’accordo solo sul fatto che sarà un casino (se non addirittura una guerra, conoscendo l’altra parte…) e che ci potranno essere casini fra i partiti indipendentisti dopo, per costruire un Paese nuovo.

        Stimo la CUP per alcune cose, tipo aver rifiutato gli iPad che la Colau ha dato a tutto il consiglio comunale a Barcelona, alla Pisapia…

        O per la difesa dell’ambiente, il loro essere contro la speculazione edilizia etc. Però, certo, non sarà facile arrivare ad accordi dopo.

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:39

      > a nessuno straniero residente (e tassa pagante) è mai stato chiesto di votare

      Non so se dipende da loro o da Madrid.

      Non so quanto sono a favore della cosa, né i dettagli, ma nel piano della nuova Repubblica, i residenti da 5 anni possono chiedere la cittadinanza.

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:41

      > Reclamano un’autonomia che oltretutto hanno già e come non ne conosco in altri paesi europei.

      Frase fatta. A meno che tu sia un esperto di governi regionali.

      Autonomia, peraltro, che dai tempi di Aznar da Madrid cercano e riescono a diminuire.

      Inoltre, se a uno l’autonomia, tanta o poca che fosse, non bastasse?

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:46

      > Espana ens roba.

      9% del PIL, non noccioline.

      il PP ha 700 indagati, soprattutto a livello nazionale, a Madrid e a Valencia.

      il PSOE centinaia, soprattutto in Andalusia.

      Non mi risulta che il problema di CiU sia di dimensioni comparabili.

      Chi hanno condannato per il supposto 3% sulle opere pubbliche?

      Pujol l’hanno pizzicato per non aver pagato delle imposte di successione. Un reato, ovviamente, e peggio se fatto da un politico e di altissimo livello, ma una cosa che può fare chiunque, non che ha fatto abusando della sua carica pubblica.

      in compenso, balle orrende e sciacallaggio politico sui presunti conti in Svizzera di Mas, che non ci sono, e su quelli ad Andorra, che non ci sono, di Trias.

      Le “ambasciate” servono anche per aiutare le loro aziende e il turismo, e, conoscendoli, braccini corti come sono, costeranno nulla rispetto a quanto spende la Spagna (che poi spesso le usa contro la Catalogna, anche un 10 giorni fa per provare a far pressioni per far saltare una conferenza di Raul Romeva a SciencesPo a Parigi).

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:49

      > Tutte rigorosamente in catalano.

      A me non è mai capitato nulla del genere, e anzi mi lamentavo di non avere occasioni di provare a usarlo. Come vedi, esperienze diverse. E anche atteggiamenti diversi.

      Se vedi che in un posto sono molto attaccati alla loro lingua, secondo me o ti adegui, e a quel punto ti serve per essere uno di loro, oppure giri i tacchi, come hai fatto tu.

  8. Armando 21 September, 2017 / 09:27

    Intervento interessante.
    Ma, posto che siano dei perseguitati immaginari, che male ci sarebbe a riconoscergli l’indipendenza?
    Oggi nell’economia globalizzata (CON LE ATTUALI REGOLE, non con l’economia globalizzata in sé) gli Stati Nazionali contano come il due di picche.
    (Per inciso: lo stato spagnolo ha recuperato sul piano economico portando il debito pubblico dal 50% a oltre il 100%.
    Niente di male, se non per il fatto che questo (discutibile) risultato è stato salutato in tutta Europa come la dimostrazione che l’austerità funziona.
    Però, chi decide che raddoppiare il debito pubblico è austerità e tagliare a sangue le spese dello Stato è invece prodigalità? Lascio la risposta come esercizio…)
    Tornando al tema, immaginiamo che la Spagna di oggi resti così com’è oppure che si divida in Castiglia e Catalogna. Cambia qualcosa a livello economico e politico per i due gruppi e per l’Europa in generale?
    Zero. Tutto da avanti come prima. A parte un drenaggio di risorse dalla Spagna alla Catalogna che, onestamente, non so quanto possa incidere sugli equilibri di una neonata Castiglia, ma non penso sia molto rilevante.

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:09

      > Cambia qualcosa a livello economico e politico per la Catalogna?

      Secondo me, sì. Anche se i primi anni saranno difficili.

      Sanno che se rimangono in Spagna saranno schiacciati poco alla volta, in un Paese che non li ama (eufemismo) e che diventerà il pensionificio d’Europa, una specie di Florida d’Europa. Fuori, possono provare a giocarsela, anche se certamente non sarà facile.

      • Armando 5 October, 2017 / 08:43

        Un momento.
        Se è questo il ragionamento è un ragionamento che non mi sembra logicamente fondato.
        Spiego perché.
        Innanzi tutto bisogna capire perché si è arrivati a questo punto.
        Le ragioni secondo me sono due (parlo da esterno, cioè da persona che non conosce bene la storia e i conflitti passati e presenti che oppongono castigliani e catalani):
        – prima ragione: l’integrazione nell’economia globale richiede aree omogenee dal punto di vista del tessuto produttivo e dei parametri macroeconomici. Se poi l’area in questione condivide la lingua e la cultura, come è il caso della Catalogna, allora la spinta a diventare indipendenti è molto forte. Da questo punto di vista l’UE va contro il senso della storia (dal dopoguerra il numero degli stati nazionali è aumentato di pari passi ai processi di integrazione economica), e la ragione è che si tratta di un processo puramente politico, non economico, ovvero il tentativo di creare un Impero. Per le attuali élite questo offre un duplice vantaggio: esternalizzare i problemi nazionali a un’entità più ampia, rinviando sine die la loro soluzione, e acquisire una giustificazione della propria esistenza in quanto saranno queste stesse élite a governare questo processo.
        – seconda ragione: ormai la quasi totalità dei mezzi di informazione e la totalità dei movimenti di sinistra punta alla dissoluzione degli Stati Nazionali. Probabilmente questo processo subirà un certo rallentamento con il probabile, ulteriore ridimensionamento dei partiti di sinistra. Ma anche se i partiti di sinistra scomparissero definitivamente (evento non impossibile) l’apparato mediatico non cambierebbe di una virgola e gli Stati Nazionali continueranno ad essere visti come anticaglie del passato da cui liberarsi al più presto se si vuole agire da protagonisti nell’agone globale.
        Quindi, da un lato c’è una spinta a separarsi dettata da motivi economici, dall’altro c’è una percezione dello Stato Nazionale come entità destinata alla liquidazione e quindi meno forte che in passato.
        Il punto è che la prescrizione alla dissoluzione vale anche per un eventuale neo Stato Catalano (che non potrà comunque nascere perché l’Europa è contraria come pure il 99% dei mass media).
        Se per un miracolo del cielo la Catalogna dovesse diventare indipendente perché, sempre per un miracolo del cielo, l’Europa facesse pressioni in tal senso e gli intellettuali si schierassero a suo favore, sarebbe solo in previsione di un suo ridimensionamento una volta arrivati a costituire i famosi Stati Uniti d’Europa.
        Allora fra il non contare nulla dentro la Spagna e il non contare nulla all’interno dell’Europa, io francamente non vedo tutta questa differenza.
        Certo, può darsi che all’interno dell’Europa unificata la Catalogna riesca a tenersi più soldi (che senso avrebbe, infatti, il processo di unificazione europea se non quello di rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri?) ma anche questo non è sicuro.
        Si tratta, ovviamente, di speculazioni.
        Una cosa sembra certa, questa cosa è cominciata male e rischia di finire peggio.

  9. Armando 1 October, 2017 / 11:58

    Benvenuti in Europa.

  10. Armando 2 October, 2017 / 08:10

    Libertà.

    • Massimo 3 October, 2017 / 23:10

      di movimento del grande capitale.

  11. Massimo 5 October, 2017 / 11:59

    Non so, Armando (mi riferisco al tuo commento di oggi, 5 ottobre).

    La prima cosa è: non avere il nemico in casa, cioè lo stato spagnolo, che va contro le loro leggi, idee, lingua etc. Un’altra è: non contribuire due volte, pagando per le zone meno ricche della Spagna E mettendo altri soldi nei fondi per le zone meno ricche dell’Unione Europea.

    Verrebbe spazzato via dall’Europa (o dalla finanza e globalizzazione), questo eventuale nuovo Stato? Non lo so. La Danimarca verrà spazzata via? O verranno spazzati via solo i Paesi corrotti, con un sacco di scarsi totali alla guida di politica, economia, politica estera etc?

    • Armando 8 October, 2017 / 08:45

      Forse non sono stato chiaro.
      Non ho detto e non penso affatto che una Catalogna indipendente se la passerà peggio che integrata, com’è oggi, nella Spagna.
      E’ più probabile il contrario.
      Resta il fatto, non aggirabile, che in ogni caso per accedere alla UE occorre il placet di tutti i paesi membri. Non mi intendo di diritto internazionale, ma credo proprio che la Catalogna non possegga i requisiti per una rivendicazione in tal senso.
      Quello che rilevavo nel mio intervento è che questa spinta all’indipendenza è il sottoprodotto delle politiche europee di svuotamento degli Stati Nazionali.
      Io non credo che anni fa, quando sembrava che gli Stati Nazionali fossero delle entità solide e reali, ai catalani sarebbe venuto in mente di mettere in piedi una simile operazione.
      Non so come sono vissuti l’Europa e il concetto di Stato Nazionale in Spagna e in Catalogna.
      In Italia sai com’è la solfa. La sinistra è per l’abolizione totale degli Stati Nazionali senza se e senza ma. La destra concorda per lo svuotamento di ogni potere statuale, purché si mantenga una finzione di stato indipendente, con tutta la cortina fumogena della cariche, delle parate militari, ecc. ecc.
      E’ chiaro che la spinta secessionista catalana è figlia dello shock economico indotto dall’ultima crisi finanziaria. Del punto di vista della razionalità economica, uno stato spagnolo dissolto nelle sue componenti, che partecipano individualmente come macroregioni all’interno di un’Europa unificata, consentirebbe alla Catalogna di salvare il proprio stato sociale.
      Il punto, però, il paradosso, se vogliamo, è che questa crisi è stata creata dallo squilibrio delle partite correnti fra paesi UE. Quell’UE nel cui seno la Catalogna, in fuga dallo stato castigliano, cerca di rifugiarsi…

      • Massimo 9 October, 2017 / 08:07

        imho:

        – la situazione è stata creata da tante cose, dalla crisi economica, certamente, ma soprattutto dal processo di ricentralizzazione iniziato in Spagna dal secondo governo Aznar in avanti, con tanto di “investimenti” folli in treni ad alta velocità dove non ci sono passeggeri ma che servivano solo a mettere Madrid al centro di tutto (pare che addirittura vogliano far passare da Madrid il “corridoio Mediterraneo” ad alta velocità…); e aeroporti senza aerei, autostrade senza auto e l’idea di dover fare di Madrid una città “come Londra e Parigi” (LOL).

        – la risposta catalana è stata: ci blindiamo come i Paesi Baschi, che hanno un trattamento, anche economico, tipo Trentino-Alto Adige. Hanno approvato un nuovo statuto di autonomia dopo lunghe discussioni non solo fra i partiti, ma proprio fra i cittadini. Zapatero promise di appoggiarlo e poi non lo fece. L’hanno sottoposto al Congresso a Madrid, dove è stato tagliato selvaggiamente ma infine approvato. Poi referendum in Catalogna e approvazione finale. Poi arriva Rajoy, ai tempi candidato premier, che dice che non va bene, raccoglie firme contro il nuovo statuto catalano, vince le elezioni, poi fa pressioni sul Tribunale Costituzionale e questo taglia ulteriormente lo statuto di autonomia. A quel punto, siamo a luglio 2010, la Catalogna decide per l’indipendenza.

        – aggiungi una situazione di odio nei confronti della Catalogna e della loro lingua e cultura che dura almeno da 3 secoli (vedi i Decretos de Nueva Planta).

        – secondo me arrivati dove siamo, l’importante è che il mondo civile non dia l’ok ai franchisti per sparare con polizia ed esercito sulla popolazione civile e “risolvere” così il “problema catalano”, come fanno da secoli.

        – Unione Europea: anche no. Il fatto che stiano praticamente zitti dopo le orrende violenze da anni ’30 della polizia il 1° ottobre, e il fatto che si sia dovuta far avanti per provare a negoziare una intesa la Svizzera la dice lunga. E una adesione all’EFTA è più che sufficiente per avere accesso al mercato unico.

  12. Armando 9 October, 2017 / 09:39

    Verissimo che non far parte dell’UE non pregiudica gli scambi commerciali a livello europeo. Probabilmente possono bastare anche gli accordi Wto, dato che per quanto riguarda i prodotti industriali le tariffe sono molto basse. Ma la gente, questo, non lo sa. Ho già letto di cali del Pil catalano intorno al 20% e oltre in caso di secessione.
    Tutto quello che hai scritto è molto interessante e spiega qual è il nocciolo del problema e la causa prima di ciò che sta accadendo.
    Ma sono cose che può sapere solo chi è stato in Spagna per un certo periodo di tempo.
    La stampa non ne fa alcuna menzione, se non forse en passant, magari facendolo dire a un intervistato.
    Tutti i media hanno censurato, anni fa, il fenomeno degli indignados.
    Della Grecia non si parla più, come se non fosse mai esistita.
    L’Europa è questa roba qua.
    Controllo assoluto di tutti i mezzi di comunicazione ottenuto senza alcuna coercizione, fidando sull’autocensura dei giornalisti.
    E’ chiaro che ne viene fuori un sistema molto statico, dove una Merkel può vincere 4 elezioni di fila senza colpo ferire e il massimo che si può ottenere è lo spostamento di uno Schauble.
    Ormai, di questo, la gente se n’è accorta.
    Ha capito che l’Europa non è quel superstato che avrebbe supplito alle carenze dello stato nazionale.
    Ma ormai sembra proprio troppo tardi per rimediare.

    • Massimo 10 October, 2017 / 17:29

      Le stime del calo del PIL sono pura propaganda. Se fossero così bravi a fare previsioni, non ci sarebbero mai crisi economiche come quella del 2008. E invece…

      > L’Europa è questa roba qua.

      Concordo in pieno, purtroppo. E anche per questo faccio il tifo per la Catalogna!

Leave a Reply