I tre assi della politica

Da sinistra, o quello che rimane della sinistra, si arrabbiano molto quando uno dice che non esistono più destra e sinistra. Si arrabbiano ancora di più quando qualcuno, magari di sinistra, fa loro notare che sono più di destra della destra.

Forse non hanno tutti i torti. Forse è più corretto dire che non esiste più un solo asse sul quale ciascuno posiziona le varie offerte politiche per poi votare quella che ritiene più vicina alle proprie idee oppure ai propri interessi, anche economici.

I tre assi della politica, ovviamente, non sono quelli del mazzo di carte. Né l’idea è nuova: per spiegare perché anche persone che si ritenevano di sinistra non votavano per il PCI, il Professor Sartori sostenne che avevano paura della rivoluzione, che vi era un asse conservazione vs rivoluzione che li tratteneva dal votare PCI.

Il primo asse

Il primo asse, quello delle ascisse, è quello classico del conflitto fra destra e sinistra. Non sarà scomparso, ma è diventato strano. Pochi partiti sono più a destra, tutti schiacciati su banche e Wall St, del Partito Democratico con la Clinton. I deplorables, che poi sono o sarebbero deplorevoli sul secondo asse, sul primo sono dei Cipputi che non sanno più a che santo votarsi, e che finiscono per votare per Trump.

Non è un fenomeno solo americano: in UK votano per il Brexit. Molti operai votano Lega. Un PSOE copia sbiadita del PP lascia ampio spazio a Podemos a sinistra, come già prima il PASOK a Syriza. Il PD ha rigettato tutto quell’ambientalismo e associazionismo che è confluito nel M5S. E quando ha l’occasione di intervistare Marine Le Pen, Travaglio le dice sorpreso: ma lei dice cose di sinistra!

Il secondo asse

Il secondo asse è quello dei diritti civili. Una sinistra che non è ormai più sinistra sui temi economici ha deciso di puntare tutte le proprie carte su questo campo, e deciso che qualunque posizione che non coincida con la loro è assolutamente non tollerabile. Non siete d’accordo con me? Siete a basket of deplorables, come disse Hillary Clinton. I deplorables, poi, e stranamente, hanno deciso di votare per un altro.

A rendere le cose peggiori per la (cosiddetta) sinistra, poi, c’è anche quella menzogna elegante che è il politicamente corretto. Certo, è più facile farsi chiamare Assessora o Sindaca che non aprire asili nido, o far passare l’idea che una donna possa far carriera anche se la carriera non è l’unica cosa a cui pensa, magari imponendo che parte del periodo di maternità venga preso dal compagno della nuova mamma.

Similmente, è più facile cambiare l’intestazione della carta per la Presidentessa della Camera dei Deputati che imporre per legge, e far sì che venga rispettato, che di grida di manzoniane ne abbiamo già fin troppe, che non si possa pagare 70 centesimi una donna per ogni Euro che viene pagato un uomo per lo stesso lavoro. O pensare di aver risolto tre secoli di schiavismo e apartheid con un presidente abbronzato.

E’ più facile, ma poi gli elettori non sono del tutto scemi, e magari si incazzano.

Il terzo asse

Il terzo asse, almeno negli Stati Uniti, è quello della politica estera, che vuol poi dire della guerra. E’ un semplice dato di fatto: Trump ha vinto negli stati in cui i locali Joe Blow e Billy-Bob Blow, come li chiama Michael Moore, gli stessi che hanno perso il lavoro sicuro a causa della globalizzazione voluta dalla sinistra, Bill Clinton in primis con il NAFTA, lavorano in grandi numeri nell’esercito americano.

Lavorano per l’esercito perché spesso non hanno alternative, e vi lavorano per esportare pagando in prima persona con le loro vite una democrazia o supposta tale che è in mano ad altri, che fa guerre per motivi economici appena appena ricoperti di poco convinto idealismo al quale abboccano solo i meno svegli, e che non li protegge, non li rappresenta, non li aiuta e, tra l’altro, li chiama deplorables.

George W. Bush promise un’America meno interventista, salvo poi fare esattamente il contrario. Obama promise di terminare le guerre in Afghanistan e Irak che invece continuano, anche se con numeri ridotti. E ha aperto diversi altri fronti, dalla Siria alla Libia, soprattutto mentre era Segretario di Stato Killary. I pochi che vivono a New York o a Los Angeles che finiscono nell’esercito sono ovviamente neri o ispanici.

I bianchi ricchi di sinistra, però, sanno per chi devono votare i bianchi poveri.
Ma i bianchi poveri vivono in un altro mondo e scelgono di testa loro. Che strano.

2 Responses

  1. Armando 6 February, 2017 / 23:35

    Non esageriamo con la tesi che la globalizzazione sia stata voluta dalla sinistra, anche perché le sue basi partono da prima dell’entrata in vigore del Nafta o dell’istituzione della Wto.
    L’architettura della globalizzazione è stata pensata e messa in atto dalla destra, usando la triade Wto, Fondo Monetario e Banca Mondiale come sorta di braccio armato.
    I programmi di austerità, ad esempio, sono nati all’inizio degli anni ’80.
    Quando abbiamo cominciato ad adottarli in Europa, avevano già trent’anni di fallimenti certificati in America Latina e Africa.
    Come la sinistra sia arrivata a sposare il programma della destra è un discorso molto lungo e ha a che fare con l’incapacità, teorica e politica, di difendere il sistema nato nel dopoguerra.
    Anche perché il successo del nuovo sistema è del tutto inesistente e frutto di mera propaganda.
    Propaganda che ha raggiunto il suo scopo, perché non c’è elettore di sinistra che non sia convinto che quel periodo fosse totalmente disastroso e minato da vizi insanabili (inflazione, debito pubblico, ecc.).
    C’è un bel libro di Barba e Pivetti, “La scomparsa della sinistra in Europa”, che si focalizza sul momento di svolta che ha portato alla liquidazione di ogni pensiero di sinistra.
    Il punto, comunque, è che mancando partiti strutturati, è difficile che possa tornare ad essere operativa una proposta politica di sinistra.
    Se uno si va a leggere l’intervento in Parlamento di Napolitano nel 1979 contro l’adesione dell’Italia allo Sme, trova una lezione di economia politica mirabile per profondità e chiarezza. Infatti l’intervento fu scritto da Spaventa.
    Oggi che non esistono più i partiti, siamo passati dalla democrazia rappresentativa (cioè dalla rappresentanza di interessi differenti e contrastanti che dovevano trovare una qualche composizione) al peronismo catodico, alla mistica dell’uomo solo al comando.
    Purtroppo, per quanto riguarda l’Italia, il capo del governo non è al comando ormai di nulla.
    Eppure, c’è chi ha paura dell’Italia; nel suo ultimo libro Varoufakis sostiene che avevano pensato di commissariare il nostro paese ma poi hanno rinunciato per timore delle reazioni.
    Non so se queste paure hanno un fondamento.
    Certo, in un Europa che ha ormai perso buona parte della sua credibilità, mi sembra difficile che pensino seriamente di riservare all’Italia lo stesso trattamento della Grecia.

    • Massimo 8 February, 2017 / 13:30

      Sì, sicuramente è iniziato con l’attore americano. Ma ha probabilmente fatto più danni Clinton di Bush (Senior), e questo secondo me va sottolineato.

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